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Il patto dei sindaci @ SolarEXPO

written by Davide 13 maggio 2013
Il patto dei sindaci @ SolarEXPO

Come probabilmente tutti sanno si è tenuto la scorsa settimana a Milano SolarEXPO, una delle più grandi fiere al mondo sull’energia solare. Tantissimi i convegni al contorno, che hanno coperto una varietà infinita di tematiche legate al solare e non, fino ad arrivare al tema che io ho deciso di seguire, un po’ per esigenze lavorative, un po’ per la curiosità di vedere se e quanto le istituzioni si stanno effettivamente muovendo per cambiare le cose: sto parlando del Patto dei Sindaci, un movimento europeo che vede coinvolte le autorità locali e regionali impegnate ad aumentare l’efficienza energetica e l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili nei loro territori.

Il Patto dei Sindaci si colloca all’interno del Pacchetto Clima “20-20-20”, con l’intenzione per l’appunto di sostenere le iniziative locali in tal senso: un obiettivo ammirevole e che dovrebbe avere in Italia ancora più valore, vista la frammentazione territoriale che caratterizza il nostro paese. E in effetti a una prima analisi possiamo dire che è così: dei circa 4.500 Comuni che hanno aderito al Patto a livello europeo, circa 2.000 sono italiani, vale a dire quasi la metà! Di questi, circa 1.000 hanno già redatto il PAES, il Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile, vale a dire il documento che contiene il piano d’azione che effettivamente il Comune intende perseguire per ridurre le proprie emissioni.

Insomma, tutto sembra procedere per il verso giusto, anche secondo quanto dimostrano alcuni amministratori e/o portavoce di Comuni virtuosi che hanno potuto raccontare la propria esperienza al SolarEXPO: il Comune di Malegno (BS), che grazie a una partnership con gli enti limitrofi (uscendo quindi dalla mera logica “locale” del Patto), è riuscito a ridurre in pochissimo tempo le emissioni di circa 600t (il 30% di quanto previsto dal PAES); la provincia di Chieti, che coordina i lavori per tutti i 104 Comuni aderenti; il Comune di Buttigliera Alta (TO), che evidenzia come sia relativamente facile e poco costoso ridurre gli sprechi dell’illuminazione pubblica. Non cito tutti gli esempi, perché non mi occupo di “cronaca”, ma vorrei passasse il messaggio che qualcosa si sta muovendo … Vorrei che passasse anche un altro messaggio, e cioè che la grande adesione dei Comuni italiani è dovuta anche ad altri fattori, non sempre troppo positivi: l’indubbio boom delle rinnovabili (soprattutto fotovoltaico) nel nostro paese, che le rende meno costose ma anche “di moda”; un livello di partenza senz’altro scadente per quanto riguarda l’efficienza energetica (e il suo monitoraggio); la necessità per dei piccoli Comuni di appellarsi a qualcuno e trovare qualcosa a cui aggrapparsi, in un momento in cui lo Stato non li sta ascoltando. Infatti, secondo quanto affermano alcuni rappresentanti dei Comuni ma anche Vincenzo Scotti, di MultiUtility, le Pubbliche Amministrazioni molto spesso non sanno quanto consumano e non esiste un sistema di reporting in grado di fornire questo tipo di informazioni in maniera rapida e poco costosa. Il fotovoltaico che ormai costa 1.800€/kW è senz’altro un’opzione molto interessante, ma è comunque necessario investire sul monitoraggio, per colmare quel gap che si è creato in anni di inefficienze e negligenze.

In ogni caso, trovo che questo Patto dei Sindaci si collochi perfettamente in questa “Rivoluzione dal Basso” che questa nuova Green Economy rappresenta, dove ognuno, nel suo piccolo, può fare qualcosa, e dove i Comuni, anche i più piccoli, sono messi in condizione di dare il loro contributo, di investire, di creare occupazione, di rimettere in moto un’economia stagnante. L’Italia sembra aver recepito meglio di altri l’importanza di questo movimento, a mio parere senza essere troppo consapevole dell’importanza di tutto questo. Un’importanza che io invece tengo a sottolineare, in un mondo che necessariamente DEVE cambiare! Riprendo ciò che diceva Luca Mercalli, l’ormai celebre Presidente della Società meteorologica italiana, che ha aperto questo convegno parlando del cambiamento climatico: abbiamo appena toccato la soglia storica di 400 ppm di CO2 in atmosfera, il valore più elevato degli ultimi 3 miliardi di anni. Vista la mole di cambiamenti che sono stati imposti dall’attività del genere umano, alcuni propongono di cambiare nome a quest’era geologica, da Olocene ad “Antropocene”. Non possiamo certo tornare indietro, ma possiamo cominciare ad andare avanti in modo diverso, magari un po’ più piano… E possiamo farlo noi, dal basso…

Concludo come ha concluso proprio Mercalli, citando una frase di Winston Churchill che mi ha dato molto da pensare: “è un peccato il non far niente con la scusa che non possiamo fare tutto”.

@dgpaci

@SusBlink

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