Home Notizie Lotta ai cambiamenti climatici e sostenibilità energetica: l’Unione Europea non è solo austerità e rigore di bilancio.

Lotta ai cambiamenti climatici e sostenibilità energetica: l’Unione Europea non è solo austerità e rigore di bilancio.

written by Alberto 29 marzo 2013
sostenibilità energetica

In un periodo di forte crisi come quello attuale, l’Unione Europea è stata spesso soggetta ad attacchi, anche violenti, riguardo le dure imposizioni di misure per l’austerità e per il rigore di bilancio. Ma l’UE non è solo un covo di grigi burocrati e banchieri, come viene spesso dipinta. L’Unione si è mossa da tempo anche in una maniera piuttosto importante al fine di cercare possibili soluzioni alla crisi che non prevedano esclusivamente tagli indiscriminati.

Uno dei programmi principali dell’Unione a questo proposito è “Europa 2020”. L’obiettivo principale di questo piano d’azione è il traghettare l’UE fuori dalla crisi economica e sociale che colpisce, in alcuni casi anche molto duramente, i paesi membri (l’esempio di Cipro è soltanto l’ultimo in ordine temporale); l’obiettivo finale di questo programma è andare a colmare le principali lacune dei sistemi produttivi dei paesi membri, con l’obiettivo di riformarli in senso sostenibile, intelligente e solidale. Il suo piano d’azione, di durata decennale, è indirizzato verso cinque diversi campi: istruzione, occupazione, ricerca & sviluppo, lotta alla povertà, lotta ai cambiamenti climatici e sostenibilità energetica.

Per quanto riguarda la sostenibilità energetica, e di riflesso anche la tutela ambientale, gli obiettivi che l’Unione si è data all’interno di questo piano sono tre:
− ridurre del 20% le emissioni di gas ad effetto serra;
− aumentare del 20% il consumo di energie rinnovabili sull’intero territorio UE;
− portare il livello del risparmio energetico al 20%.

Per realizzare questi obiettivi l’Unione ha emanato una serie di sei normative, note col nome di “pacchetto Clima ed Energia”, con inoltre l’obiettivo secondario, ma non meno importante, di ridurre l’uso e le importazioni da paesi extra-UE di combustibili di origine fossile. Il pacchetto è formato da sei provvedimenti, operanti in sei ambiti diversi:
− sistema di scambio delle emissioni di gas ad effetto serra (European Trading Scheme): viene posto l’obiettivo della riduzione del 21% delle emissioni di gas inquinanti di produzione essenzialmente industriale nel 2020 rispetto al 2005;
− ripartizione degli sforzi per ridurre le emissioni (Effort sharing decision): questo provvedimento mira alla riduzione del 10% delle emissioni di gas ad effetto serra nei settori non contemplati nell’ETS, come ad esempio il trasporto stradale, quello marittimo e l’agricoltura (per quanto riguarda l’Italia l’obiettivo è del 13%);
− cattura e stoccaggio geologico del biossido di carbonio: viene creato il quadro giuridico relativo allo stoccaggio geologico ecosostenibile del biossido di carbonio (CO2) con la finalità di combattere il cambiamento climatico;
− riduzione delle emissioni di CO2 da parte delle automobili: vengono incentivate ricerche tecnologiche per migliorare l’efficienza dei motori delle automobili e fissato un tetto massimo di emissioni pari a 130 g di CO2/km per le auto nuove prodotte a partire dal 2012. Un’ulteriore riduzione di 10 g di CO2/km dovrà essere ottenuta mediante l’utilizzo di biocarburanti e tecnologie di altra natura. Al 2020 si dovrà raggiungere obbligatoriamente la quota di 95 g CO2/km;
− riduzione dei gas ad effetto serra nel ciclo di produzione e di vita dei combustibili: si impone una riduzione del 6% dei gas inquinanti ottenuti dal processo di produzione e dal ciclo di vita dei carburanti. L’obiettivo può salire al 10% mediante l’utilizzo di veicoli elettrici;
− incentivo all’utilizzo di una quota progressiva di energie rinnovabili sul totale dell’energia utilizzata (Burden Sharing Agreement): sono fissati obiettivi nazionali di quote di energia prodotta da FER (la quota italiana è del 17%), con lo scopo di raggiungere una media del 20% di energia rinnovabile, di cui il 10% da impiegare obbligatoriamente nel settore dei trasporti, al 2020 in tutto il territorio dell’Unione.

L’azione della Comunità Europea, prima, e dell’Unione poi, per incentivare l’utilizzo e lo sviluppo delle energie rinnovabili è sempre stata piuttosto forte fin dai primi embrioni della politica energetica comunitaria. Le fonti rinnovabili sono sempre state considerate come le uniche e vere risorse energetiche proprie dell’Europa. Non a caso, infatti, l’Unione Europea è tra gli organismi internazionali con la legislazione più avanzata in materia di produzione di energia mediante fonti rinnovabili.

 

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