Agricoltura e tutela: arriva il premio per chi custodisce i paesaggi rurali storici

Un riconoscimento concreto per chi si prende cura della terra e della memoria. L’Associazione dei Paesaggi Rurali di Interesse Storico (PRIS) ha lanciato il primo concorso nazionale dedicato a chi promuove la tutela attiva del paesaggio agricolo di qualità.

L’iniziativa si rivolge a chi porta avanti pratiche agricole e silvo-pastorali tradizionali di valore storico, attraverso interventi che spaziano dal recupero alla riqualificazione, dalla pianificazione allo studio, fino alla comunicazione. Il bando è aperto a una platea trasversale: possono partecipare enti pubblici, associazioni, enti non profit, aziende agricole, consorzi e persino privati cittadini, purché i progetti siano già in atto o conclusi da non più di tre anni.

Valorizzare l’identità dei territori

L’obiettivo del Premio Paesaggi Rurali Storici è chiaro: difendere e accrescere la consapevolezza su quelle pratiche che, nei secoli, hanno plasmato l’Italia rendendola unica al mondo. Non si parla solo di estetica, ma di funzionalità e storia.

Il premio punta i riflettori su coltivazioni terrazzate che sfidano le pendenze, muretti a secco, sistemi di irrigazione ingegnosi, vigneti eroici e uliveti ultracentenari. Ma anche sulla gestione dei boschi per la produzione di legname o farina di castagne e sui pascoli mantenuti vivi da generazioni. Sono queste architetture e queste tecniche a disegnare il Paese e a influenzare le nostre abitudini alimentari, creando quella cucina straordinaria oggi riconosciuta come Patrimonio Unesco.

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Il paesaggio come patrimonio culturale

Il legame tra agricoltura e cultura è indissolubile, come spiega il Prof. Mauro Agnoletti, Presidente dell’Associazione PRIS e titolare della Cattedra Unesco in Paesaggi del patrimonio agricolo all’Università di Firenze:

“La civiltà agricola è quella che in modo più persistente e pervasivo ha permeato la nostra cultura, oltre che le forme del nostro paesaggio. Tantissimi nostri borghi, centri storici e monumenti devono la loro esistenza alle attività agricole: vale la pena ricordare che il duomo di Firenze è stato costruito con i finanziamenti della corporazione dell’arte della lana, le cui ricchezze venivano dalle greggi che pascolavano in tante parti della Toscana. Allo stesso modo l’Opera del Duomo per secoli ha procurato le enormi quantità di legname per la costruzione della basilica dai boschi del Casentino. Questi sono stati coltivati per secoli modificando i loro caratteri naturali e assumendo caratteristiche culturali. Anche il paesaggio rurale è parte del nostro patrimonio culturale”.

Resilienza e sfida climatica

Tutelare il paesaggio storico non è solo un atto di nostalgia, ma una strategia per il futuro. Le pratiche tradizionali, infatti, rappresentano un modello di diversità bioculturale fondamentale per affrontare le sfide odierne.

“Le pratiche agricole tradizionali – sottolinea Federica Romano, Direttrice dell’Associazione PRIS – hanno mostrato nel corso dei secoli una maggiore resilienza ai cambiamenti socio-economici e anche climatici. Non solo, sono in grado di mitigare gli effetti di questi ultimi, contribuendo al tempo stesso al sostentamento delle comunità e al rinnovarsi delle tradizioni culturali di un popolo ponendosi a tutti gli effetti come potenziali driver della transizione agroalimentare”.

Proprio per queste ragioni, molti di questi paesaggi sono già inseriti in programmi internazionali come la World Heritage List dell’UNESCO, il programma GIAHS della FAO o nel Registro dei Paesaggi Rurali Storici del MASAF.

Come partecipare

In palio c’è un riconoscimento economico pari a 2.000 euro. Per partecipare c’è tempo fino alla primavera: le candidature potranno essere inviate via mail fino alle ore 12 del 27 marzo 2026.

Per scaricare il bando completo e consultare il regolamento, è possibile visitare il sito dell’Associazione PRIS a questo indirizzo: Vai al bando

Fonte: comunicato stampa

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