Nella società dei consumi, a volte ci dimentichiamo che i vestiti non sono solo un accessorio superfluo da cambiare secondo la moda del momento ma possono far parte della nostra identità, trasmettendo al mondo ciò che siamo e ciò in cui crediamo. Accade allora che nel momento in cui un jeans o un maglione si siano rovinati con un lavaggio sbagliato o siano troppo logori per essere ancora indossati da noi o da altri dirgli addio diventi una “tragedia”.
È quello che accade in questa puntata di “Circolare Conviene”, la web sitcom prodotta da EconomiaCircolare.com e GreenFactor.it, che immagina le esperienze quotidiane della giornalista ambientale Letizia Palmisano e, in questa seconda parte, della sua coinquilina Chiara Iannaccone, interpretata dalla communication specialist e attrice omonima, alle prese con i dilemmi di tutti i giorni legati alla sostenibilità.
Dopo aver ripassato cosa deve conferito nella raccolta del vetro e cosa no, Chiara si rende conto che uno dei suoi maglioni preferiti è irrimediabilmente rovinato: non resta che gettarlo via. Sì, ma dove?
Fortunatamente Letizia ha la risposta pronta e riesce ad evitare che un bene così prezioso come il materiale tessile possa finire nell’indifferenziato. D’altronde il malinteso è dietro l’angolo: nella raccolta del tessile possono essere conferiti diversi tipo di tessuto, anche vecchi lenzuoli, dunque non solo indumenti ancora in buono stato. Dopo una selezione degli stessi – perché ahinoi non tutto è facilmente riciclabile – il maglione di Chiara potrebbe essere riciclato e diventare, ad esempio, una bellissima sciarpa.
Cosa fare con un maglione che non possiamo più indossare
E se indagare e raccontare i processi legati al recupero e al riciclo del tessile è importante, lo è altrettanto far sì che le buone pratiche diventino un’abitudine che, con il minimo sforzo, ci consentano di rimettere in circolo il materiale in un flusso virtuoso che “conviene”, come recita il titolo della nostra web sitcom, in tutti i sensi.
Scendiamo allora nel pratico e immaginiamo diverse situazioni che avrebbe potuto incontrare Chiara con il suo maglione. La prima accortezza da prendere è senz’altro informarci, ancora prima dell’acquisto, su come deve essere curato il nostro futuro maglione: se è un materiale molto delicato che va necessariamente lavato a mano o, come avviene in alcuni casi con il velluto, a secco, è bene domandarci se è davvero il capo che fa per noi, che a malapena abbiamo voglia di caricare la lavatrice. Una volta appurato ciò, è sempre bene controllare l’etichetta che indica come, se a mano o in lavatrice, e a che temperatura, lavare il nostro indumento.
Anche il numero di lavaggi influisce sul ciclo di vita del capo: senza suggerire pratiche poco igieniche, è bene sapere che a volte con un materiale naturale come la lana è spesso sufficiente esporre all’aria l’indumento invece di lavarlo a stretto giro.
Se il tempo dovesse poi far il suo corso e, ad esempio, il maglione dovesse bucarsi, ci sono buone probabilità di renderlo ancora indossabile rammendandolo, magari in maniera creativa, senza nascondere quindi il rammendo ma enfatizzandolo con colori e ricami. Se invece il maglione non presentasse particolari segni di usura, ma per qualche motivo non dovesse più fare per noi, ad esempio perché abbiamo cambiato taglia, possiamo donarlo attraverso una delle tante associazioni benefiche oppure metterlo in vendita sulle app o ai mercatini dell’usato, non da meno una buona idea può essere organizzare uno swap party con amiche e amici, o regalare il maglione a qualche parente che potrebbe dargli una nuova vita.
Ci sono insomma tante azioni da mettere in campo per non dover dire addio ai vostri capi ma, se proprio dovesse succedere di doverlo fare, ricordatevi di fare come Chiara e conferirli nella raccolta del tessile.

