Habitat fluviale e crisi climatica. MesoHABSIM ce la racconta. Intervista a Marco Merola

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Come possiamo garantire la sopravvivenza degli ecosistemi fluviali in un’epoca caratterizzata dalla carenza idrica e dalla crisi climatica? Questo tema cruciale sarà al centro della conferenza che si terrà giovedì 28 novembre 2024, dalle ore 16 alle 17.30, presso la Sala Feste di Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica a Torino. L’evento, a ingresso libero fino a esaurimento posti, offrirà l’occasione di approfondire il progetto MesoHABSIM, una metodologia innovativa per la gestione sostenibile degli habitat fluviali. Noi per l’occasione abbiamo intervistato Marco Merola giornalista scientifico e ideatore di Adaptation.it che ha realizzato il web documentario. Partiamo dal darvi alcune informazioni.

Presentazione del web documentary “MesoHABSIM”

La conferenza, organizzata dal Politecnico di Torino (Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture – DIATI) in collaborazione con Adaptation.it, fa parte del ciclo di incontri associati alla mostra “Change! Ieri, oggi, domani. Il Po”, in corso a Torino.

Durante l’evento, sarà presentato il web documentary “MesoHABSIM”, un prodotto divulgativo realizzato dal team di Adaptation.it, che combina immagini spettacolari, videointerviste e approfondimenti scientifici per raccontare il lavoro dei ricercatori impegnati nello studio dei fiumi italiani. Il documentario mette in luce come la metodologia MesoHABSIM permetta di simulare e ottimizzare la coabitazione tra ecosistemi fluviali e le specie vegetali e animali che li popolano.

Interverranno alcuni dei principali esperti del progetto MesoHABSIM, tra cui:

  • Marco Piras, vice-Direttore del DIATI – Politecnico di Torino
  • Paolo Vezza, professore associato del DIATI e responsabile scientifico del progetto
  • Alex Laini, ricercatore presso l’Università di Torino
  • Gemma Burgazzi, ricercatrice presso l’Università di Torino
  • Isabelle Brichetto, ricercatrice al Politecnico di Torino – DIATI
  • Marco Merola, giornalista scientifico e ideatore di Adaptation.it

Fiumi e crisi idrica: un problema sempre più grave

Negli ultimi decenni, la disponibilità di acqua si è ridotta drasticamente, con una diminuzione del 19% tra il 1991 e il 2020 rispetto al periodo 1921-1950. Questa carenza idrica strutturale ha conseguenze enormi per gli ecosistemi fluviali, che sono tra i più vulnerabili agli impatti del cambiamento climatico.

Quanta acqua serve a un fiume per prosperare? Stabilirlo è fondamentale per garantire la sopravvivenza delle specie che abitano gli ecosistemi fluviali e per creare un equilibrio sostenibile tra risorse naturali e attività umane.

Proprio per rispondere a questa domanda, è stata sviluppata la metodologia MesoHABSIM (Mesohabitat Simulation Model), un modello scientifico che utilizza simulazioni per individuare le condizioni ottimali di coabitazione tra i fiumi e la biodiversità.

Questo innovativo approccio è stato realizzato grazie alla collaborazione tra numerosi enti di ricerca italiani, tra cui:

  • Politecnico di Torino
  • ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale)
  • Università di Torino, Trento e Parma

Il web documentary “MesoHABSIM”:  viaggio tra scienza e natura

Uno dei momenti centrali della conferenza sarà la presentazione del web documentary “MesoHABSIM”, un contenuto pensato per sensibilizzare il pubblico sull’importanza della tutela dei fiumi italiani.

Realizzato dal team di Adaptation.it, il documentario guida lo spettatore attraverso immagini mozzafiato riprese da drone, interviste ai ricercatori e grafiche esplicative che illustrano il funzionamento del modello MesoHABSIM.

L’obiettivo è duplice: da un lato, evidenziare l’urgenza di proteggere gli habitat fluviali in un contesto di crisi climatica; dall’altro, raccontare il lavoro dei ricercatori che, con passione e competenza, cercano soluzioni per garantire la sostenibilità degli ecosistemi acquatici.

La Mostra “Change!” e il ciclo di conferenze

L’evento si inserisce nel ciclo di conferenze gratuite organizzato da luglio a dicembre 2024, che approfondisce i temi trattati nella mostra “Change! Ieri, oggi, domani. Il Po”.

La mostra esplora il rapporto tra il grande fiume italiano e le sfide contemporanee legate alla sostenibilità, mettendo in evidenza il ruolo cruciale dei fiumi nella gestione delle risorse idriche, nella biodiversità e nell’adattamento ai cambiamenti climatici.

L’intervista a Marco Merola

In un momento storico in cui la crisi idrica e climatica minaccia sempre più la biodiversità e le risorse naturali, il lavoro di ricerca e divulgazione scientifica diventa essenziale per trovare soluzioni concrete e sostenibili. Per questo abbiamo chiesto a Marco Merola di raccontarci perché oggi è così importante studiare i fiumi in special modo in Italia.

Marco, come nasce il focus sui fiumi del web documentario?

Andare a studiare i fiumi è una cosa non casuale che ha fatto il progetto MesoHABSIM, che appunto prende il nome dalla MesoHabitat, che è la scala dimensionale dell’habitat, quindi un habitat composto da una serie di elementi viventi, dai piccoli pesci fino ai piccoli invertebrati, quindi gli insettini, le larve, le libellule e poi anche ovviamente le piante acquatiche, tutto quello che fa parte appunto dell’habitat che vive intorno ad un fiume.

Non è una cosa casuale perché in questo momento storico stiamo sperimentando le siccità più impattanti che possiamo ricordarci a memoria d’uomo e soprattutto questi scenari di carenza idrica ormai non sono più soltanto congiunturali ma stanno diventando strutturali come stiamo vedendo ovviamente in tutto il mondo e soprattutto nella conca mediterranea.

Tutto ciò riguarda quindi anche l’Italia?

L’Italia al centro del Mediterraneo subisce impatti della crisi climatica pazzeschi dal punto di vista delle temperature sempre più alte, della scarsità di pioggia, dell’impossibilità di invasare questa pioggia in un territorio che è messo come è messo il nostro, quindi capire i fiumi come funzionano realmente è una cosa fondamentale per capire quanta acqua avremo domani e soprattutto quanta deve rimanerne nei fiumi per consentire a questi habitat di continuare a prosperare.

Il progetto Meso Habitat, che per ora è stato applicato in 13 regioni italiane e che vede come capofile il Politecnico di Torino, seguito dall’Università di Torino e da altre università italiane e straniere, ha come obiettivo proprio quello di andare a scrivere la carta di identità, quindi profilare essenzialmente i fiumi italiani per capire e carpire delle informazioni e capire come funzionano. Ma noi siamo a buon punto con la conoscenza  del nostro patrimonio fluviale?

La verità è che noi non conosciamo veramente il patrimonio fluviale del nostro Paese. Ad esempio sapremmo rispondere a domande quali… a quale velocità scorre l’acqua? Quanta ne scorre in termini di metri cubi? Qual è il tipo di vita che fanno questi fiumi in relazione agli impatti della crisi climatica, quindi in che condizioni vanno in asciutta e quindi rischiano di scomparire, quando invece riprendono vitalità e in questo senso l’habitat intorno come si comporta? Come ricolonizza l’alveo del fiume e gli argini del fiume in relazione alla mancanza o alla presenza di acqua? Con quale velocità? Quali sono le specie più presenti che tornano o quelle che si estinguono?

Insomma, non sappiamo quasi nulla, stando a quelle che sono le necessità della scienza per stabilire, innanzitutto, qual è un habitat fluviale in buono stato e quale invece non lo è ed è veramente a rischio.

Tutto ciò… proprio quando siamo in prossimità di una scadenza molto importante, giusto?

dighe alleati contro la siccitàEsattamente. La cosa è particolarmente importante perché tra un anno o poco più si dovrà decidere e rinnovare le concessioni idriche, quindi di sfruttamento dell’acqua dei fiumi.

Sappiamo che l’acqua dei fiumi viene utilizzata in vario modo, essenzialmente l’uso idropotabile, cioè quella che beviamo dopo che viene potabilizzata, l’uso agricolo che è anche il più impattante perché l’agricoltura richiede tantissima acqua, fino al 50% di quella prelevata, gli altri usi industriali o d’urbani e ovviamente la generazione di energia idroelettrica, quindi per caduta di quest’acqua. Ricordiamo che in Italia ancora il 20% circa dell’energia prodotta viene da idroelettrico, quindi sapere di un litro d’acqua nel 2025, 2026, 2027 in futuro quanta ne potremo utilizzare per ognuno di questi usi, assicurandoci però che nel frattempo gli ecosistemi non muoiano per assenza di acqua, è una cosa particolarmente importante.

Grazie agli studi di Mesoabzim probabilmente abbiamo messo un punto fermo che ci consentirà di prendere in maniera più serena delle decisioni a livello politico che segneranno il futuro del nostro Paese.

Riepilogo informazioni evento presentazione “MesoHABSIM”

  • Evento: Presentazione del web documentary “MesoHABSIM”
  • Luogo: Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica, Sala Feste, Piazza Castello, Torino
  • Data e ora: Giovedì 28 novembre 2024, dalle ore 16 alle 17.30
  • Ingresso: Gratuito fino a esaurimento posti

Fonte notizie web documentary: comunicato stampa.

Immagine di copertina: Fiume Trebbia a Gossolengo (Pc), giugno 2023 ©Marco Barretta / Progetto MesoHABSIM

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