Un mercato in profondo cambiamento, dove quasi un italiano su quattro nel 2025 dichiara di acquistare meno prodotti nuovi. È questo il segnale di una trasformazione ormai strutturale nel modo in cui i consumatori si rapportano all’acquisto di beni, fotografato dalla nuova edizione del Barometro del Retail Sostenibile. L’indagine, presentata dalla multinazionale di consulenza BearingPoint, analizza l’evoluzione delle pratiche sostenibili nel retail e nel largo consumo in cinque Paesi europei, su un campione di 4.000 consumatori.
Italia prima in Europa per la circolarità: seconda mano, riparazione e dono sono pratiche mainstream
L’Italia si riconferma il Paese più maturo d’Europa nella circolarità, mentre altri Paesi – come Francia e Germania – registrano segnali di rallentamento. La riduzione del “nuovo” si accompagna a una crescente diffusione di pratiche alternative, che stanno diventando parte integrante delle abitudini di consumo.
Il 69% degli italiani acquista prodotti di seconda mano (vs 63% Europa); il 70% rivende a privati – il valore più alto fra i Paesi analizzati – e anche la rivendita a professionisti cresce di oltre 5 punti rispetto allo scorso anno e si colloca oltre 6 punti sopra la media europea, dove invece la pratica è in calo. Se l’85% pratica la riparazione, oltre l’80% effettua donazioni a parenti o associazioni.
Questa evoluzione è particolarmente evidente in alcune categorie, come moda e tecnologia, dove la seconda mano, la rivendita e la riparazione giocano un ruolo sempre più rilevante nel prolungare il ciclo di vita dei prodotti e nel rispondere a consumatori più attenti al valore complessivo, e non solo al prezzo, del bene.
Rivoluzione seconda mano: i negozi dell’usato sempre più amati dagli italiani
“I dati mostrano come la circolarità sia ormai parte integrante delle scelte dei consumatori italiani. Seconda mano, riparazione e donazione non sono più comportamenti di nicchia, ma pratiche diffuse che riflettono una crescente attenzione all’impatto ambientale e all’uso più efficiente delle risorse. In questo scenario, la sostenibilità si afferma come criterio strutturale di scelta, che richiede trasparenza, misurabilità e coerenza lungo tutta la filiera”, dichiara Nicolò Masserano, Sourcing & Procurement & Sustainability Lead di BearingPoint Italia.
Retail food: over 50 protagonisti del cambiamento
Anche nel retail alimentare, le pratiche sostenibili si rivelano radicate. La filiera corta si conferma come uno dei pilastri culturali del consumo sostenibile italiano: coinvolge quasi la totalità della popolazione – il 90% degli italiani, valore più alto d’Europa (con una media del 77%) – e continua a crescere nelle fasce 18-49 anni, mentre gli over 50 mostrano un leggero calo (-3%), pur restando su livelli tra i più alti d’Europa.

Diversa la dinamica negli acquisti sfusi, dove emerge un’interessante inversione generazionale: se da un lato l’acquisto di prodotti sfusi coinvolge l’82% degli italiani, dall’altro sono soprattutto gli over 50 ad aumentare la loro adozione della pratica, mentre gli under 35 registrano un calo significativo (-15 punti) rispetto al 2024.
Anche per quanto riguarda il biologico si osserva un calo al 79%, che riguarda soprattutto gli under 49, sebbene l’Italia mantenga comunque valori più alti rispetto alla media europea (74%). L’acquisto di prodotti di allevamento rimane prevalente (74%), ma cresce la quota di persone che ne riducono il consumo.
Fiducia nei brand in calo: i consumatori cercano prove, non promesse
Parallelamente alla crescente attenzione ai criteri di sostenibilità nelle scelte di acquisto, cala la fiducia verso retailer e produttori: il 68% degli italiani dichiara di aver fiducia nelle iniziative di sostenibilità dei brand, con un calo significativo rispetto al 2024.
Il consumatore 2025 si rivela più informato e meno disposto a credere a dichiarazioni non supportate da azioni e dati verificabili.
Allo stesso tempo, però, nonostante l’incertezza economica, la disponibilità a riconoscere un valore economico alla sostenibilità resta elevata: l’80% degli italiani è disposto a pagare un sovrapprezzo per un prodotto davvero sostenibile. Il 41,6% privilegia la sostenibilità anche a fronte di costi più elevati, contro un 19,6% che privilegia il potere d’acquisto.
Il mercato non è tuttavia polarizzato in senso oppositivo: il consumatore italiano sceglie sostenibile quando percepisce valore reale, trasparenza e benefici concreti.
Un retail che cambia: opportunità per brand e distributori
Il Barometro del Retail Sostenibile di BearingPoint conferma che la sostenibilità non è più una tendenza, ma una trasformazione strutturale. Le aziende devono però colmare il gap tra intenzioni e realtà.
“La progressiva riduzione dell’acquisto di prodotti nuovi e la normalizzazione delle pratiche circolari delineano un nuovo equilibrio del retail. Per brand e retailer è un’opportunità strategica: integrare servizi dedicati, modelli omnicanale e nuovi format commerciali per rispondere a una domanda sempre più consapevole e attenta a valore, qualità e riduzione degli sprechi. Il consumatore italiano è sempre più esigente e chiede evidenze concrete, non solo narrazioni green: integrare la sostenibilità in modo autentico e misurabile diventa così un fattore competitivo decisivo nel 2026”, commenta Gianluca Sacchi, Consumer Goods & Retail Lead di BearingPoint Italia.
Fonte: comunicato stampa


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