Il CILAP, Collegamento Italiano per la Lotta alla Povertà, lancia l’allarme e chiede misure urgenti a tutela delle famiglie vulnerabili in Italia e in Europa. A causa dell’aumento dei costi energetici e dell’inflazione, conseguenze dirette della guerra, il rischio immediato è una drammatica crescita del numero di persone in povertà.
Le stime sono preoccupanti: con la guerra si rischiano tra 4 e 18 milioni di persone in più a rischio povertà nell’Unione Europea e tra 600mila e 4 milioni di persone in più in Italia.
La guerra nel Golfo e in Medio Oriente non è solo una crisi geopolitica: è una crisi sociale che sta per abbattersi sulle persone più fragili in Europa, e in particolare in Italia.
Una crisi che si aggiunge a una crisi: la povertà energetica
Prima ancora che il conflitto iniziasse, la situazione europea era già preoccupante. Secondo i dati Eurostat del 2024, il 9,2% della popolazione dell’Unione europea non riusciva a riscaldare adeguatamente la propria casa (in Italia la percentuale era dell’8,6%).
Secondo l’indicatore utilizzato dall’OIPE (Osservatorio Italiano Povertà Energetica), nello stesso anno ben 2,4 milioni di famiglie in Italia si trovavano in povertà energetica, il livello più alto mai toccato dall’inizio delle serie storiche.
Dall’Eurobarometro del dicembre 2025, è emerso che ben il 38% degli europei chiede una protezione più forte per i consumatori vulnerabili, in particolare quelli in condizioni di povertà energetica: un chiaro segno che il tema è ampiamente noto e condiviso tra l’opinione pubblica della UE.
In Italia, attualmente, quasi 6 milioni di persone vivono in povertà assoluta, di cui oltre un milione sono minori. In Europa, 93 milioni di persone sono a rischio di povertà ed esclusione sociale. Su questo quadro già fragile, la guerra si abbatte come uno shock energetico diretto.

Lo shock energetico colpisce i poveri due volte
I prezzi spot del gas in Europa hanno raggiunto i 45–60 €/MWh nei primi giorni della crisi energetica. Un’eventuale interruzione dei flussi energetici dal Golfo potrebbe mantenere i prezzi su livelli simili per diversi mesi. Se il prezzo del Brent dovesse rimanere stabile intorno ai 100 dollari al barile, l’inflazione nell’area euro potrebbe tornare sopra il 3% quest’anno, con un rischio ancora maggiore per l’Italia.
Questi non sono numeri astratti. Le analisi del Joint Research Centre della UE (2022) mostrano che shock energetici e inflazionistici colpiscono in modo sproporzionato le famiglie a basso reddito. Applicando queste dinamiche ai dati di Eurostat, anche un piccolo aumento del rischio di povertà si traduce in milioni di persone in più in difficoltà: tra 4 e 18 milioni nell’Unione Europea e, in Italia, tra 600 mila e 4 milioni di persone in più rispetto agli attuali 13,5 milioni già a rischio.
Le famiglie povere subiscono questo shock in modo doppio: spendono una quota proporzionalmente molto più alta del proprio reddito in energia e cibo, e hanno riserve minime o nulle per assorbire i rincari.
Se le risorse vanno alle armi, non alle persone
C’è un secondo canale di impatto, meno visibile ma altrettanto devastante: lo spostamento delle risorse pubbliche verso la spesa militare. I bilanci degli Stati membri europei stanno aumentando le allocazioni per la difesa. Ogni euro destinato agli armamenti è un euro sottratto ai servizi sociali, alla sanità territoriale, ai centri per l’impiego e alle politiche di contrasto alla povertà.
L’Unione Europea si è impegnata a ridurre di 15 milioni il numero di persone a rischio di povertà entro il 2030. Tuttavia, i progressi sono minimi: meno di un milione di persone sono uscite dalla soglia di rischio tra il 2019 e il 2024. Con questa guerra, anche quell’obiettivo minimo rischia di diventare irraggiungibile.
Quello che chiediamo: le proposte del CILAP
Il CILAP chiede con urgenza che i governi europei e il governo italiano adottino misure immediate e strutturali a tutela delle famiglie vulnerabili. Ecco le richieste:
- Estensione e rafforzamento dei bonus energetici, con procedure di accesso semplificate che non penalizzino chi ha meno strumenti digitali.
- Blocco degli aumenti tariffari per le utenze domestiche delle famiglie in povertà assoluta.
- Tutela esplicita dei fondi per il contrasto alla deprivazione materiale da qualsiasi taglio legato all’aumento delle spese militari.
- Un piano europeo coordinato di sostegno ai redditi più bassi, che non lasci soli i paesi – come l’Italia, la Grecia, il Portogallo, la Bulgaria – strutturalmente più esposti agli shock energetici.
La guerra ha sempre un conto. In Europa, come sempre, a pagarlo per primi sono i più poveri. Non lo accettiamo come inevitabile.
Fonte: comunicato stampa


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