Oggi vi portiamo nel cuore di una delle realtà pioniere della sostenibilità in Italia: Minimo Impatto. Nata nel 2008, l’azienda ha saputo trasformare un’esigenza personale in una vera e propria missione collettiva per rendere la sostenibilità pratica, accessibile e, perché no, anche bella. Oggi Minimo Impatto è molto conosciuta in particolar modo (ma non solo) per le ecostoviglie compostabili. Per capire come questa piccola rivoluzione sia nata e come continui a evolversi, abbiamo lasciato la parola a chi vive (dalla nascita!) e comunica questa realtà ogni giorno. A rispondere è Giulia Avolivolo.
Dall’intuizione alla rivoluzione: Giulia raccontaci come nasce Minimo Impatto
Per capire la nostra essenza, dobbiamo tornare indietro al 2008. Come spesso accade per le idee migliori, tutto è nato da un momento di frustrazione. I fondatori, Giuseppe e Maria Rosaria, erano imbottigliati nel traffico di Roma. Tra un clacson e l’altro, si sono posti una domanda che ha cambiato tutto: “Ma davvero la nostra vita deve essere solo produrre rifiuti e sprecare tempo?”.
Da quella scintilla è nato il desiderio di creare qualcosa di concreto. Sono stati dei veri pionieri: quando hanno aperto il sito, parlare di “stoviglie in polpa di cellulosa” o “bioplastica“ in Italia sembrava quasi fantascienza! Da semplice negozio online, Minimo Impatto si è trasformato in un vero e proprio partner consulenziale. Oggi non ci limitiamo a vendere un prodotto; aiutiamo grandi eventi, sagre, manifestazioni, ma anche piccoli ristoratori e mense a ripensare l’intero ciclo dei rifiuti. Con orgoglio, possiamo affermare di non essere solo un fornitore, ma un punto di riferimento per chi cerca soluzioni compostabili.
Siete stati dei pionieri ma l’offerta al giorno d’oggi è tanta. Cosa vi distingue?
Siamo specializzati in prodotti monouso compostabili per la ristorazione, un settore in cui oggi il take away la fa da padrone. Uno dei nostri fiori all’occhiello è la linea Black Range di Vegware, di cui siamo concessionari in esclusiva. Con l’esplosione del food delivery, questi prodotti stanno ottenendo risultati di vendita eccezionali, perché uniscono il fattore per noi imprescindibile della compostabilità e della sicurezza alimentare a un’estetica accattivante, capace di valorizzare il cibo che contengono.
La nostra selezione è rigorosa. Ogni prodotto deve essere certificato, sicuro per il contatto con gli alimenti e, soprattutto, funzionale. È questo che ci distingue: non offriamo solo un’alternativa ecologica, ma una soluzione performante.
Altro punto di forza è la squadra ampliata: ovvero il nostro forte legame con Ecozema – che di fatto è la nostra stessa famiglia aziendale – e il nostro partner internazionale Vegware.
Quali sono i vostri principali clienti? A chi vi rivolgete in particolar modo?
A tutti gli attori del mondo della ristorazione che condividono un obiettivo: ridurre il proprio impatto ambientale senza rinunciare alla praticità.
- Ristoranti, bar e il mondo del take away: questi clienti hanno bisogno di contenitori che resistano all’unto e al calore, conformi alle nuove normative come la direttiva SUP contro la plastica monouso. Scelgono noi per la vastità della nostra gamma – dalla coppetta per il gelato alla vaschetta per la zuppa – e per la garanzia di prodotti certificati e affidabili.
- Organizzatori di grandi eventi ed “Ecofeste”: è un settore di cui vado particolarmente fiera, perché è qui che facciamo la differenza sui grandi numeri. Parliamo di festival musicali, sagre di paese, Pro Loco e catering per matrimoni ed eventi aziendali. Il problema che risolviamo è enorme: immaginate una sagra con 5.000 persone. Con le nostre soluzioni, tutto (piatto, bicchiere, posata e avanzi di cibo) finisce in un unico contenitore: l’umido. Questo semplifica drasticamente la gestione dei rifiuti e abbatte i costi di smaltimento.
Veniamo a te… come e perché lavori in azienda? Qual è il tuo ruolo?
Sono cresciuta respirando la filosofia di Minimo Impatto, ma solo di recente ne ho fatto la mia professione. Mi occupo della comunicazione a 360 gradi, con un focus particolare sui video per i social. È un lavoro incredibilmente impegnativo e creativo. Ogni video di pochi minuti richiede a volte un’intera giornata di lavoro: bisogna ideare il concept, creare i contenuti, pensare a un “gancio” di apertura efficace, scegliere il tema, la location, il prodotto da mostrare. Oltre ai video, curo anche le grafiche del sito e l’ottimizzazione SEO dei testi.
Molti mi chiedono se la mia spigliatezza sia innata. La risposta è no, c’è tanto studio dietro. Faccio teatro da quando avevo 5 anni e attualmente sto frequentando una scuola di recitazione molto importante a Roma, con un piano didattico ricco e docenti di altissima professionalità.
Eppure sei molto brava, sicuramente ti piace e anche lo studio del teatro ti aiuta. Potresti condividere qualche segreto del “dietro le quinte”?
Creare contenuti è la parte che mi appassiona di più. Mi sento un po’ come un’equilibrista: devo essere autorevole ma non noiosa, tecnica ma con un linguaggio accessibile a tutti. La sfida è adattare il messaggio ai diversi pubblici. Un ristoratore cerca informazioni sulla resistenza dei materiali o su come valorizzare il proprio brand; l’organizzatore di eventi vuole semplificare la logistica e la raccolta differenziata. Cerco di rispondere a queste diverse esigenze attraverso i video, mantenendo sempre un linguaggio semplice e diretto.
Il mio obiettivo sui social non è solo vendere un pacco di piatti, ma creare consapevolezza perché io per prima ci credo davvero. Se un utente chiude Instagram e ha imparato che il PLA certificato non va nella plastica ma nell’umido, per me è una vittoria. Le domande più comuni che cerchiamo di anticipare sono sempre le stesse: “Dove lo butto?”, “È davvero compostabile?”. Una volta un utente ha persino scritto in un commento: “Ma se si scioglie mentre mangio?” :). Tuttavia, la preoccupazione più grande è quasi sempre legata al prezzo. C’è ancora il timore che il compostabile costi di più, spesso senza considerare i vantaggi a lungo termine, non solo ambientali ma anche gestionali.
In conclusione: cosa significa per te vivere a Minimo Impatto?
Come ho detto, respiro questa filosofia da quando sono nata. Per me, quindi, la risposta è semplice e totalizzante.
Vivere a Minimo Impatto è, semplicemente, vivere.


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