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Jorgen Randers e le sue previsioni per il futuro

written by Luca Priami 11 settembre 2013
jorgen randers

Il weekend appena trascorso ho avuto la fortuna di poterlo passare a Mantova, dove si stava svolgendo il 17° Festival della Letteratura. Il programma di questa kermesse è molto intenso, con incontri, workshop e conferenze sparse un po’ lungo i maggiori luoghi di interesse del centro storico, per tutti i 5 giorni del festival.

Gli argomenti erano molteplici e per tutte le età, dalle attività per bambini, solitamente di mattina, fino a incontri più seri e “impegnativi”, riguardanti non solo libri ed editoria, ma anche razzismo, mafie, il mondo dei giovani e l’ambiente.

E proprio di quest’ultimo argomento sono stati alcuni incontri ai quali ho assistito, tra i quali il più interessante, a mio avviso, è stato “Previsioni del tempo: i prossimi quarant’anni“, presentato da Luca Mercalli e Jorgen Randers.

Se il climatologo Mercalli è conosciuto ai più, grazie alla sua partecipazione al programma “Che tempo che fa” di Fabio Fazio, penso sia invece il caso di spendere due parole per la presentazione di Jorgen Randers. Norvegese, classe 45, è stato coautore insieme ad altri scienziati de “I limiti dello sviluppo“, il celebre report commissionato dal Club di Roma che nel 1972 stimolò l’opinione pubblica internazionale circa i temi dell’inquinamento e del riscaldamento climatico (aggiornato nel 1993 e nel 2006). Randers è inoltre stato vice-direttore generale del WWF e attualmente fa parte della commissione per la sostenibilità di British Telecom e Dow Chemical Company.

Quello di cui Randers ha parlato riguarda soprattutto il report del 1972 e dei suoi risultati. Secondo lui, i primi 10 anni sono stati interlocutori, se non inutili. C’erano due correnti di pensiero in seno al gruppo, ma di una cosa erano tutti sicuri: la terra è un sistema finito e, come tale, non può essere sfruttato all’infinito. Al momento la popolazione terrestre, difatti, consuma tutte le risorse prodotte sostenibilmente dal pianeta in 8 mesi, quindi per arrivare alla fine dell’anno serve una terra e mezzo, cosa di cui già non disponiamo. In futuro le cose non potranno che peggiorare se continueremo così, con una previsione secondo la quale nel 2050 avremo bisogno delle risorse dell’equivalente di tre pianeta terra per il sostentamento della popolazione.

A quei tempi, però, l’opinione pubblica non avrebbe capito o accettato una previsione del genere, ma ora, dice Randers, i tempi sono cambiati e c’è più consapevolezza. Il problema però rimane il solito: la gente capisce, ma non fa niente. Basterebbe che ogni cittadino europeo versasse 200 euro ogni anno per eliminare o sensibilmente diminuire i problemi ambientali del pianeta (anche se non ha spiegato come sarebbero investiti questi soldi), ma nessuno investirà mai soldi per qualcosa che non dà subito risultati evidenti. Meglio l’uovo oggi, insomma… ma un domani potrebbe non esserci più la gallina!

Qualcosa che invece potremmo fare sarebbe comprare titoli di emissione del carbonio. In soldoni, sono titoli che le aziende comprano per poter emettere carbonio nell’atmosfera. Compro titoli per 100 tonnellate, posso emettere 100 tonnellate di inquinanti nell’aria. Il problema è che questi titoli ormai hanno un costo irrisorio e le aziende non si curano più di tanto del loro acquisto. Se ogni cittadino, però, ne comprasse una (attualmente pare bastino 8€) il prezzo salirebbe e le cose sicuramente cambierebbero, anche perché le quote sono le stesse emesse tutti gli anni, ma non venendo sfruttate dai singoli cittadini, verrebbero tolte grosse fette alle aziende. Il problema, però, è che non sembra sia possibile poter comprare facilmente queste quote per una normale cittadino preoccupato del futuro del pianeta dove vive.

Altro punto toccato da Randers riguarda la sovrappopolazione. Che lo si voglia o no, è un problema, ma non tutti se ne rendono ancora conto perché non è successa nessuna catastrofe ambientale che renda veramente palesi i problemi con i quali stiamo convivendo. Però l’Italia ha un invidiabile, a detta sua (e che pure io condivido), primato: uno dei tassi di natalità più bassi al mondo, se non il più basso. Questo dovrebbe essere preso da esempio da tutti i paesi così da garantire un futuro, non tanto alle prossime generazioni, ma anche a noi stessi. Difficile, se non impossibile, da mettere in atto e sicuramente per molti antipatico anche solo a leggerlo, ma la realtà è questa.

E voi cosa ne pensate?

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