A causa della siccità, quest’anno verranno coltivati in Italia quasi 8.000 ettari di riso in meno, per un totale di appena 211.000 ettari, ai minimi degli ultimi trent’anni. Questo è quanto afferma la Coldiretti sulla base delle previsioni, sottolineando che le preoccupazioni per il riso sono rappresentative delle difficoltà in cui si trova l’intera agricoltura nazionale. Il riso è una coltura che ha bisogno di acqua per crescere e garantire l’equilibrio ambientale e faunistico di interi territori, e la sua mancanza sta spingendo gli agricoltori ad abbandonare le risaie con effetti preoccupanti sull’ecosistema, l’economia e l’occupazione.
Come spiega Coldiretti, la perdita del riso non fa altro che aumentare il problema della carenza idrica, perché la sua coltivazione garantisce dei veri e propri bacini idrici che sono determinanti per l’ambiente e per l’intero agroecosistema. Si tratta di un vero shock, con oltre diecimila famiglie tra dipendenti e imprenditori impegnati nell’intera filiera, ma anche per la tutela dell’ambiente e della biodiversità. Sono 200, infatti, le varietà iscritte nel registro nazionale, dal Carnaroli al Vialone Nano, che rappresentano una gamma di varietà e un livello di qualità unici al mondo.
Con 1,5 milioni di tonnellate all’anno, l’Italia garantisce il 50% dell’intera produzione di riso dell’Unione Europea, di cui è il primo fornitore. Gli italiani consumano in media fra i 5 e i 6 chili di riso a testa. In Italia, con 9 risaie su 10 concentrate fra la Lombardia, il Veneto e il Piemonte al nord, dove è caduto il 40% di pioggia in meno rispetto alla media storica, secondo l’analisi Coldiretti su dati Isac Cnr.
L’allarme siccità riguarda in realtà tutte le coltivazioni alla vigilia delle semine 2023, con il fiume Po a secco che al Ponte della Becca (Pavia) si trova a -3,3 metri rispetto allo zero idrometrico, e le rive ridotte a spiagge di sabbia come in estate. La situazione del più grande fiume italiano è rappresentativa delle difficoltà in cui si trovano tutti gli altri corsi d’acqua del settentrione, con i grandi laghi che hanno percentuali di riempimento che vanno dal 34% del lago di Garda al 38% di quello Maggiore fino ad appena al 21% di quello di Como, ma si registra anche lo scarso potenziale idrico stoccato sotto forma di neve nell’arco alpino ed appenninico.
La situazione è peggiore rispetto allo scorso anno quando si è registrata una perdita di almeno 6 miliardi di euro di colture a causa della siccità. Coldiretti sottolinea la necessità di implementare un piano per la costruzione di serbatoi d’acqua per contrastare la siccità e aumentare la raccolta delle acque piovane.


