Si sente spesso ripetere nei telegiornali: è da alcuni anni ormai che le aree interne del territorio italiano hanno iniziato a subire un progressivo spopolamento, fenomeno che, purtroppo, non sembra accennare ad arrestarsi. Tra coloro che per secoli ne sono stati i principali custodi troviamo agricoltori ed allevatori che con il loro lavoro hanno dato linfa vitale ad aree interne e appenniniche.
Tra le diverse conseguenze negative vi sono quelle connesse ai danni alla natura stessa. Quel che forse non tutti sanno è che spesso le aree lasciate abbandonate vedono l’avanzare di una vegetazione incontrollata che purtroppo non vengono gestite in maniera opportuna né sono soggette ad una regolare attività di manutenzione. La conseguenza è che eventi come incendi e calamità naturali possano “approfittare” di questa noncuranza ed avanzare senza alcuna barriera causando non pochi danni all’ambiente circostante.
Tutto ciò fa emergere come sia fondamentale cercare di frenare e anzi invertire il trend.
Con lo scopo di contrastare questo fenomeno, sono diverse le iniziative messe in atto per riuscire a valorizzare le pratiche agricole e gli allevamenti, facendo sì che le persone possano diventare – o tornare ad essere – dei veri e propri custodi del nostro territorio. Ve ne raccontiamo qualcuna raccolta in un approfondimento di Carni Sostenibili a cui vi rimandiamo per conoscere le altre belle storie.
Favorire la presenza di allevatori e agricoltori nelle aree interne: alcuni i progetti in corso
Sono molte le iniziative volte ad evitare l’abbandono delle aree rurali. È ben chiaro a tutti quanto sia importante il ruolo svolto da allevatori e agricoltori, infatti sia enti pubblici che privati, ma anche associazioni territoriali, cercano di incentivare l’attività per contrastare l’abbandono delle superfici agricole.
In Veneto, ad esempio, ha preso il via il progetto Fitoche, nato con l’obiettivo di creare una filiera naturale, partendo dai prati per arrivare ai formaggi, per la valorizzazione della montagna veneta, antidoto contro l’abbandono e lo spopolamento delle zone montane. A partecipare al progetto ci sono “cinque caseifici veneti di montagna, gli allevamenti ed il mondo della ricerca universitaria”.
Come ha affermato il Prof. Giulio Cozzi, Ordinario di Zootecnica Speciale all’Università di Padova, durante la presentazione del progetto: “L’agricoltura di montagna ha un fondamentale ruolo di tutela e manutenzione del territorio e l’allevatore rappresenta una sentinella ambientale di straordinario valore”
Ulteriore conferma dell’importanza di progetti come questo e del legame tra allevamento e agricoltura è venuta da Alessandro Censori di Veneto Agricoltura, che ricorda come la “buona attività zootecnica passi attraverso la conservazione in buono stato delle superfici foraggere”, portando l’esempio di come di oltre 15mila ettari di demanio forestale – da loro gestito – più di un terzo sia rappresentato da prati e pascoli.
Altro esempio viene dal Centro-Italia, dove quest’anno la Regione Abruzzo ha deciso di stanziare 7 milioni di euro da erogare come indennità agli agricoltori ed allevatori delle aree svantaggiate di montagna. Questo per contribuire a sostenere i costi maggiori che essi sono costretti a fronteggiare nonostante i minori ricavi causati dagli svantaggi che vanno ad ostacolare la produzione. Il tutto con l’obiettivo di contrastare l’abbandono delle superfici agricole di montagna abruzzesi.
Emanuele Imprudente, vicepresidente della Giunta regionale con delega all’Agricoltura, ha spiegato come questa misura possa aiutare a garantire “un reale presidio del territorio, la salvaguardia della biodiversità, la prevenzione del rischio idrogeologico e dell’erosione dei suoli, nonché il mantenimento dell’agricoltura di montagna. Inoltre contribuisce alla protezione dell’ambiente e all’adattamento ai cambiamenti climatici”
Il binomio allevatore-agricoltore raccontato nella campagna #AlleviamoRispetto
Nel rapporto con il territorio oggi emerge peraltro una tendenza tra i giovani allevatori e il loro legame con l’agricoltura.
#AlleviamoRispetto è la campagna lanciata dall’Associazione Carni Sostenibili e pensata con lo scopo di dar voce agli allevatori, per lo più giovani, che raccontano non solo la loro vita quotidiana, ma anche e soprattutto gli sforzi per portare avanti la propria attività, migliorando le proprie competenze ed affinando le riflessioni che tutti, oggi, siamo portati a fare. Tra i video della campagna ne abbiamo scelti in particolare due, che trattano proprio del legame tra allevamento e agricoltura.
La prima testimonianza che vi portiamo è quella dei fratelli Andrea e Giacomo Beltrame, che ci ricordano come un allevatore sia sempre anche un agricoltore, soprattutto nel caso del settore bovino, cui loro sono legati. Infatti, se da una parte è necessario produrre l’alimento per gli animali, dall’altra – non tutti lo sanno – serve anche una certa superficie di terreni su cui smaltire (e usare come fertilizzante naturale) i reflui zootecnici prodotti dai bovini. Anche per questa ragione gli allevamenti sono un ottimo presidio contro fenomeni come la cementificazione ed il consumo di suolo.
Anche Michele Bonati, allevatore di suini, in uno dei video della campagna racconta di come l’importanza del ruolo di allevatore-agricoltore vada ben oltre quello della semplice produzione alimentare. Ad esempio, un agricoltore per preservare l’integrità e la produttività di un campo, solitamente, ne ripulisce anche i confini e i fossi e ciò consente non solo di ridurre i pericoli di allagamento delle strade circostanti ma anche di assicurare decoro ambientale al paesaggio.
Da entrambe le testimonianze risulta lampante come quello agricolo sia un patrimonio che gli allevatori italiani contribuiscono a preservare e proteggere, evitando in tal modo che i territori vengano abbandonati o cementificati ed impedendo così che vi siano danni a livello sia paesaggistico, che ambientale e sociale. Allevatore-agricoltore è un binomio che deve per forza viaggiare di pari passo, perché non esiste allevamento senza agricoltura, e viceversa.


