Clima, acqua e auto elettriche: a che punto è davvero la transizione ecologica in Italia?

L’Italia è letteralmente nell’occhio del ciclone climatico, ma a che punto siamo davvero con la transizione ecologica? La fotografia scattata dalla Relazione sullo Stato della Green Economy 2026 (presentata agli Stati Generali della Green Economy a Ecomondo, Rimini) ci restituisce un Paese a due velocità, dove purtroppo si registrano ancora più ombre che luci.

Da un lato siamo un vero e proprio “hot spot” esposto ai gravi impatti della crisi climatica, dall’altro fatichiamo a mantenere il passo con gli obiettivi europei. Ecco, in sintesi, i dati più sorprendenti e i contrasti che segnano il nostro Paese:

  • L’allarme emissioni e rinnovabili: dopo anni di calo virtuoso, nel 2025 le emissioni di gas serra sono tornate ad aumentare. Si confermano, inoltre, i preoccupanti ritardi nello sviluppo delle energie rinnovabili rispetto agli sfidanti obiettivi fissati per il 2030.
  • I record negativi su acqua ed energia: sapevi che l’Italia è prima in tutta Europa per il consumo di acqua? A questo si aggiunge una delle più alte dipendenze energetiche dall’estero del continente.
  • Le nostre eccellenze: non mancano le buone notizie. Manteniamo un solido primato europeo nell’economia circolare e le nostre città stanno dimostrando una grande vivacità e iniziativa nella transizione ecologica.
  • Mobilità e agricoltura a rilento: le auto elettriche in circolazione sono ancora troppo poche e gli investimenti nel trasporto pubblico locale restano insufficienti. Nel settore primario, il 2025 ha visto una diminuzione della superficie dedicata all’agricoltura biologica, compensata però da una forte crescita della “DOP economy”.

In un contesto globale segnato da incertezze economiche, la transizione ecologica non è più solo una scelta ambientale, ma una necessità strutturale per la tenuta del Paese.

Crisi climatica: l’Italia nell’occhio del ciclone

L’Italia è al centro dell’hot-spot climatico del bacino Mediterraneo, ed è esposta particolarmente agli impatti della crisi climatica. Negli ultimi 50 anni la temperatura media è aumentata di oltre 2°C, molto di più della media globale. Il bollino rosso indica emergenza per la salute anche per le persone sane e impatti pericolosi per i soggetti vulnerabili, nell’estate 2026 ha interessato in modo simultaneo e prolungato città di tutta Italia, con diffusione e durate mai viste negli anni passati. Nel 2025 sono stati registrati oltre 2.300 eventi climatici estremi.

Emissioni di gas serra: un impegno ancora inadeguato

L’impegno climatico dell’Italia è inadeguato. Proseguendo così non raggiungerà il target al 2030. Nel 2025 sono aumentate le emissioni di gas serra e nel 2026 stanno diminuendo di poco. Dal 2015 al 2024 l’Italia ha realizzato un taglio medio annuo di gas serra di 7 Mton. Per raggiungere il suo obiettivo, fissato dal PNIEC 2030, l’Italia dovrebbe tagliarle di 14 Mton all’anno dal 2026 (il doppio di quanto fatto negli ultimi anni).

Fonti energetiche rinnovabili: pesano i ritardi sul 2030

Nel 2025 l’Italia conferma i ritardi sugli obiettivi recepiti dal PNIEC per il 2030. Il PNIEC indica il target per l’Italia del 39,4% di rinnovabili sul totale dell’energia consumata (per elettricità, calore e carburanti), nel 2024 era solo al 19,6%, meno della media europea del 25,2%. Nel 2024 in Italia solo il 20% dei consumi energetici per riscaldamento e raffrescamento veniva da rinnovabili, ben lontano dall’obbiettivo del PNIEC del 35,9%. Nel 2024 in Italia solo il 10% dei consumi del settore trasporti veniva da rinnovabili, meno di un terzo dell’obiettivo del 34,2% al 2030. Nel 2025 solo il 47% dell’elettricità veniva dalle rinnovabili, con il target del PNIEC del 70% al 2030. Nel 2025 sono stati installati solo 7,2 GW di rinnovabili (Germania 23,3 GW, Spagna 10,8 GW). Per raggiungere il target PNIEC si dovrà aumentare l’installazione annua a 10 GW.

Consumi di energia: alta dipendenza dall’estero, ma buona intensità energetica

L’Italia resta fra i Paesi europea a più alta dipendenza energetica dall’estero che da alcuni anni si è attestata su una media di circa il 74%, ben più alta della media UE di circa il 57%. L’intensità energetica (il consumo interno lordo in rapporto al PIL), dell’Italia è di 72 tep/ M€ nel 2024, decisamente meglio della media dell’UE, pari a 85 tep/M€. Il consumo di energia per unità di PIL si è ridotto del 30% in 20 anni, meno rispetto alla media europea, del 36%, meno di Spagna e Francia del 36% e della Germania del 42%.

Circolarità dell’economia: l’Italia leader indiscusso nel riciclo

Troppo alta la dipendenza dalle importazioni di materiali: nel 2025 è stata del 47,1%, la media UE del 22,1% e della Germania del 39,7%. Buone le performances in circolarità. La produttività delle risorse nel 2025 nella UE è stata di 3 € di Pil/ ogni kg, in Italia di 4,6 €/kg, in Germania di 3,9, in Francia e Spagna a 3,8 €/ kg. Il tasso di utilizzo circolare di materia dell’Italia nel 2024 è stato del 21,6%, della UE del 12,2%, della Francia del17,8% e della Germania del 14,8%. Nel 2022 l’UE ha riciclato il 41% dei rifiuti, l’Italia l’86%, la Germania il 44%, la Francia il 52%. Nel 2025 l’Italia ha riciclato il 77,3% dei rifiuti d’imballaggio.

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Consumi idrici: maglia nera in Europa e troppe dispersioni

L’Italia è il paese europeo che consuma più acqua per uso civile e per uso industriale, ed è al secondo posto per i prelievi per usi agricoli, dopo la Spagna. La disponibilità di acqua per abitante all’anno in Italia, con circa 2.260 m³ è meno della metà della media UE. Il cambiamento climatico, secondo Ispra, ha contribuito a ridurre del 20% la disponibilità idrica rispetto agli inizi del Novecento. Nell’estate del 2024 circa il 40% del territorio nazionale è stato colpito da siccità. La rete idrica italiana disperde oltre il 40% dell’acqua immessa. Secondo stime ENEA, il riutilizzo delle acque depurate in Italia è solo al 4%, sebbene il potenziale di recupero idrico nazionale potrebbe raggiungere il 23%.

Mobilità sostenibile: crescono le auto, ma soffre il trasporto pubblico

Nel 2025 il parco circolante migliora, calano diesel e benzina, crescono ibride e elettriche. Anche nel primo semestre del 2026, la quota della vendita di auto ibride è passata, rispetto allo stesso periodo del 2025, dal 44,4% al 49,7%, di quelle elettriche plug-in dal 5,3% al 9% e a batteria dal 5,2% all’8,4% (complessivamente hanno raggiunto il 17,4%). La vendita delle auto a benzina è scesa dal 26% al 19,7% e quelle diesel dal 10% al 6,8%. Tra il 2015 e il 2025 il Fondo Nazionale Trasporti, che finanzia il trasporto pubblico locale e regionale, è cresciuto nominalmente solo del 6%, ma in termini reali è sceso del 13,5% nel 2025, così da essere di 660 milioni in meno del 2015.

Agricoltura: il clima minaccia i raccolti, ma vola la DOP economy

Nel 2025 anche se per una sensibile crescita dei prezzi il valore aggiunto è aumentato, i volumi di produzione dell’agricoltura sono rimasti pressoché invariati, con differenze tra le diverse colture. Secondo l’AEA ci sono state perdite di produzione agricole causate dalla crisi climatica: la siccità rappresenta la causa del 54% delle perdite, le precipitazioni molto intense del 21% delle perdite. Per la prima volta in 10 anni, le aree certificate e in conversione dell’agricoltura biologica sono calate (-5,4% rispetto al 2024). Tra il 2015 e il 2024 la superficie delle coltivazioni biologiche era cresciuta del 59,3%. Sicilia e Puglia restano le regioni a più alta densità biologica. In crescita la DOP economy, il valore totale delle produzioni DOP e IGP ha raggiunto i 20,7 miliardi.

Città: in prima linea per l’adattamento climatico

Crescono l’interesse e le iniziative per la transizione ecologica in diverse città italiane. Col PNRR in molte città sono state realizzate misure di adattamento climatico. Si stanno diffondendo i rifugi climatici. Spesso sono accompagnati con misure per mitigare le isole di calore-Si segnalano gli interventi per le “città spugna”, per assorbire e gestire l’acqua piovana intensa con superfici de-impermeabilizzate, meglio se verdi; accumulandole in aree predisposte – urbane e periurbane (vasche, laghetti, zone umide) – in modo che siano anche riutilizzabili nei periodi di scarsità idrica e contribuiscano a mitigare gli effetti delle isole di calore.

pedoni camminano in città attraversano la strada
 Fonte: comunicato stampa

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