Per combattere la siccità serve un cambio di passo. Questo non è stata l’estate più calda degli ultimi anni, ma la più fresca dei prossimi. L’incessante siccità che caratterizza gli ultimi decenni sta inesorabilmente consumando le nostre riserve idriche, spingendo le comunità e i governi a ripensare radicalmente il rapporto con l’acqua. Oltre a necessitare un uso più consapevole e ridotto del prezioso liquido, è fondamentale rivisitare le strategie di gestione delle risorse idriche, in particolare come le grandi opere idrauliche, come le dighe, possano essere ottimizzate per un migliore accumulo e distribuzione dell’acqua. Oggi, il dibattito si concentra non solo su come ridurre il consumo dell’acqua ma anche su come possiamo migliorare la capacità di stoccaggio di queste infrastrutture. Alcune stime indicano che nelle dighe esistenti vi sono quasi due miliardi di metri cubi d’acqua che non vengono sfruttati efficacemente, rappresentando una risorsa sottovalutata che potrebbe fare la differenza nel contrastare gli effetti della siccità.
I dati sul mancato sfruttamento delle dighe in Italia
In Italia quasi il 14% (13,8%) del volume d’acqua presente nelle dighe, quasi due miliardi di metri cubi, non viene sfruttato, soprattutto nell’appennino meridionale (il 31,7% di acqua non utilizzata), nell’appennino centrale (29,6%) e in Sicilia (29%). A dare questi dati elaborati da The European House – Ambrosetti è il frutto del lavoro della Community Valore Acqua per l’Italia che include 42 tra aziende e istituzioni della filiera estesa dell’acqua (che servono l’80% della popolazione italiana, ndr) tenutasi questo agosto. Gli atti diffusi descrivono un Paese nella morsa della siccità (soprattutto nel meridione) che però non può utilizzare 1,8 miliardi di metri cubi d’acqua per motivi di autorizzazioni infrastrutturali e ambientali e ulteriori 58 milioni di metri cubi perché occupati da sedimenti.
Sicilia maglia nera. Come va in Sardegna e come sta il Po

Tra le zone d’Italia dove non si sfrutta a pieno la capienza dei grandi invasi c’è la Sardegna che non utilizza il 18,2% dell’acqua, oltre 10 punti percentuali comunque meglio della Sicilia e oltre 20 meglio degli appennini meridionali e centrali. “Le nostre elaborazioni confermano – spiega Valerio De Molli, managing partner e CEO di The European House – Ambrosetti – una differenza sostanziale tra Nord e Sud del Paese. Nel 2024 i volumi di acqua non sfruttati dall’autorità di bacino delle Alpi Orientali sono stati il 15,7%, appena sopra la media italiana del 13,8%, mentre al di sotto si colloca l’Appennino Settentrionale (13,2%) e, in particolare, l’Autorità di Bacino del Fiume Po che non sfrutta solamente l’1,9% del proprio potenziale”.
“L’unico strumento necessario per la pianificazione degli interventi – ha detto il Commissario Straordinario per la siccità Nicola Dell’Acqua incontrando i partner della Community Valore Acqua per l’Italia – è quello del bilancio idrico che deve essere redatto a livello di distretto in una visione più ampia che superi diatribe locali e regionali: i grandi nodi idraulici porteranno acqua da un punto A a un punto B del Paese superando confini regionali e distrettuali: non abbiamo più il tempo di assistere a diatribe sul pagamento della risorsa, tutti gli attori in campo devono prendere coscienza del pesante impatto della gestione frammentata dell’acqua sul futuro dell’Italia”.

Siccità, ecco come recuperare 600 milioni di metri cubi di acqua
Secondo lo studio di TEHA, grazie al “Piano nazionale di interventi infrastrutturali e per la sicurezza nel settore idrico” (PNIISSI) del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e che prevede 10 miliardi di euro di investimenti, potranno essere recuperati e resi utilizzabili 594 milioni di metri cubi d’acqua di cui oltre 400 dall’Autorità di Bacino dell’Appennino Meridionale e 81 in Sicilia. Anche dalle Alpi Orientali si potranno sfruttare 50 milioni di metri cubi che oggi non sono a disposizione, 36 dal Fiume Po, 19 dall’Appennino Settentrionale, 6 dalla Sardegna e 2 dall’Appenino Centrale. “Questi volumi recuperati – aggiunge Benedetta Brioschi, partner TEHA – porteranno un beneficio concreto per il lavoro di oltre 42.368 aziende agricole e per quasi 15 (14,7) milioni di italiani”.
Fonte grafico e news: comunicato stampa



Devi effettuare l'accesso per postare un commento.