La convivenza tra esseri umani e orsi in un libro. Intervista all’autore de Il Predatore, Marco Niro

marco niro con libreria autore libro il predatore

Un noir avvincente con al centro la difficile relazione fra l’uomo e gli animali selvatici, fra l’orso e i cittadini di una comunità, fra la sete di potere e la fragilità degli esseri umani. In queste poche parole è riassunta la trama del libro “Il Predatore”, pubblicato da Bottega Errante Edizioni nel mese di gennaio 2024. Abbiamo chiesto all’autore del romanzo, Marco Niro, giornalista specializzato in comunicazione ambientale, di raccontarci di più sul volume e sul delicato rapporto tra esseri umani e orsi.

Di cosa parla il romanzo noir “Il Predatore”

“Il predatore” è un noir che parla del difficile rapporto tra uomini e orsi per riflettere su molto altro. Siamo in un piccolo borgo alpino dove tutto sembra bello, pulito, impeccabile, ma in realtà contrasti, prevaricazioni, ipocrisie, segreti e misfatti si celano dietro un volto nero che assume le sembianze di un sindaco senza scrupoli impegnato in una veloce ascesa ai vertici della politica regionale.
Accanto a lui, si muovono altri due personaggi ossessionati dal successo, un cardiochirurgo che sogna di diventare primario e dimentica gli affetti familiari e un commissario di provincia che non rinuncia al sogno di fare carriera in una grande questura.
Opposti a loro, ci sono tre personaggi che, al contrario, sono dei vinti, dei marginali, degli antieroi: un prete ribelle che ha perso la fede ma non ha il coraggio di spogliarsi dell’abito talare e vive male la sua impostura; un ex guardaboschi anarchico che, dopo la morte della moglie, è diventato un alcolizzato; e un tredicenne che non comprende il senso di quello che fa, si sente inadeguato, inetto, un automa programmato da altri, ed è a suo agio solo quando legge e va nei boschi.
A unire le vicende di questi personaggi così diversi saranno gli orsi, e in particolare uno di loro, l’enorme Thor, e un fatto di sangue orribile che viene ricondotto alla sua presenza sulle montagne attorno alla borgata.

Che tipo di libro è Il Predatore

Il Predatore è un romanzo e al tempo stesso vuole lanciare un messaggio, lasciare un segno: non vedo contraddizioni fra le due cose, tutt’altro. Da più di dieci anni scrivo romanzi perché ritengo che raccontare storie sia il modo più efficace di catturare l’attenzione del pubblico. Penso che la narrativa debba porsi il compito di indagare il reale con l’obiettivo di metterlo in discussione, e che la narrativa di genere in particolare, quella che ricorre agli stilemi del noir soprattutto, abbia grandi potenzialità da questo punto di vista: il romanziere non dovrebbe accontentarsi soltanto di scrivere una bella storia, di costruire una trama intricata, svolte, colpi di scena, personaggi convincenti, ma dovrebbe anche, se non soprattutto, avere l’obiettivo di indurre il lettore a farsi domande sulla società in cui vive, e a voler cercare le risposte in altre letture, magari saggi scientifici o inchieste giornalistiche, le poche serie che ancora si fanno.

Il libro è anche un’accusa su come si sta gestendo la convivenza degli orsi sulle Alpi?

Sì, e non solo. “Il predatore” vuole essere un’accusa al modello di sviluppo che sulle Alpi, e in montagna in generale, ha preso piede negli ultimi cinquant’anni, il modello “luna park” di cui il rapporto distorto tra uomini e orsi, come si è sviluppato oggi in Trentino, è l’emblema.
Per modello luna park intendo quello dei cannoni sparaneve quando tutto attorno è siccità, degli aperitivi in infradito nei rifugi, delle code in auto sui passi: in una parola, il modello che ha svenduto la montagna agli affaristi. In un modello del genere, non poteva mancare il fenomeno da baraccone, e questo è diventato l’orso. Reintrodotti vent’anni fa in Trentino con un progetto di alto profilo scientifico e grande merito ambientale, quando l’uomo li aveva ormai portati all’estinzione, gli orsi sono ben presto usciti dalla gestione degli esperti, zoologi e naturalisti, per finire alla non gestione dei politici, interessati a trasformarli in mera attrattiva turistica.
marco niro con gatto e libro il predatore

Come si è evoluto il rapporto tra uomini e orsi negli ultimi anni

Per anni, i tre pilastri della coesistenza tra uomini e orsi, ovvero gestione (cassonetti anti-orso, mai visti, radiocollari, usati poco e male, eccetera), informazione (mai realmente fatta) e ricerca (tagliata inesorabilmente), sono venuti meno, a favore di un’immagine da cartone animato: Yoghi, Bubu e i peluche. Poi, quando gli orsi sono aumentati e i problemi di coesistenza sono cominciati, ecco che gli stessi soggetti, per gli stessi motivi di tornaconto politico, sono passati dal presentarli come buoni, simpatici e mattacchioni, al dipingerli come bestie feroci, da deportare o sterminare in massa.
Il punto è che gli orsi non sono né buoni né cattivi, sono animali selvatici e fanno gli animali selvatici. Sta a noi il compito, o meglio il dovere, di costruire quel patto sociale che consenta la convivenza con loro, in nome dell’enorme valore che animali come gli orsi hanno, nel ricordarci l’importanza di tutelare la biodiversità, rispettare i limiti imposti dalla natura e riconoscere tutto quanto è diverso da noi.

Se dovessi suggerirci due libri da leggere, quali consiglieresti

Voglio citare due testi di uno stesso autore, Benjamin Labatut: “Quando abbiamo smesso di capire il mondo” (2020) e “Maniac” (2023). Il primo racconta la nascita della più importante teoria scientifica di sempre, la meccanica quantistica, seguendo la vicenda esistenziale di uno dei principali scienziati che la definirono, Werner Karl Heisenberg. Il secondo racconta invece la vita di un altro scienziato, John von Neumann, figura controversa e mente straordinaria cui si deve la nascita della bomba atomica e del computer. Non sono romanzi, né saggi scientifici, né biografie, ma tutto questo insieme. Hanno il merito di mostrare la scienza per quello che è, ovvero un lavoro di passione e scoperta che può avere sull’uomo conseguenze tanto positive quanto negative. Sono due libri che andrebbero letti da chiunque ami la scienza, e da chiunque la detesti.

Avresti anche due film da consigliarci?

“First Reformed” di Paul Schrader, un film del 2017 che racconta di un prete messo in crisi dalla richiesta di aiuto di una coppia di giovani militanti ambientalisti, perché, creando atmosfere da noir cupissimo, il regista lega il tema della crisi ambientale e climatica a quello della religiosità, con grande effetto drammatico. E “Don’t look up” di Adam McKay, un film del 2021 che racconta di due scienziati che restano inascoltati dopo aver scoperto che entro sei mesi una gigantesca cometa colpirà la Terra e provocherà l’estinzione del genere umano, perché è una parodia ferocissima della società dell’immagine, distorta dai media vecchi e nuovi, e della sua infinita stupidità. Andrebbero visti da chiunque pensi che basti la scienza senza la politica, o la politica senza la scienza, per evitare l’estinzione.

ritratto di marco niro autoreChi è Marco Niro

Diplomato al liceo classico, laureato in scienze della comunicazione, giornalista, poi specializzato in comunicazione ambientale. Nato nel 1978 in riva al Po (a Casalmaggiore, Cremona) da genitori molisani, ho studiato in terra emialiana, poi mi sono trasferito in Trentino, dove oggi vivo, a Brentonico sul monte Baldo, e lavoro, a Trento, presso l’Agenzia per la protezione dell’ambiente. Sposato con Chiara, senza figli, con un gatto. Scrivo romanzi, in collettivo (Tersite Rossi) e ora anche da solo. Lo faccio per dare il mio piccolo contributo alla costruzione di una società democratica, socialista e sostenibile, e anche perché mi diverto.

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