“Il predatore” è un noir che parla del difficile rapporto tra uomini e orsi per riflettere su molto altro. Siamo in un piccolo borgo alpino dove tutto sembra bello, pulito, impeccabile, ma in realtà contrasti, prevaricazioni, ipocrisie, segreti e misfatti si celano dietro un volto nero che assume le sembianze di un sindaco senza scrupoli impegnato in una veloce ascesa ai vertici della politica regionale.
Accanto a lui, si muovono altri due personaggi ossessionati dal successo, un cardiochirurgo che sogna di diventare primario e dimentica gli affetti familiari e un commissario di provincia che non rinuncia al sogno di fare carriera in una grande questura.
Opposti a loro, ci sono tre personaggi che, al contrario, sono dei vinti, dei marginali, degli antieroi: un prete ribelle che ha perso la fede ma non ha il coraggio di spogliarsi dell’abito talare e vive male la sua impostura; un ex guardaboschi anarchico che, dopo la morte della moglie, è diventato un alcolizzato; e un tredicenne che non comprende il senso di quello che fa, si sente inadeguato, inetto, un automa programmato da altri, ed è a suo agio solo quando legge e va nei boschi.
A unire le vicende di questi personaggi così diversi saranno gli orsi, e in particolare uno di loro, l’enorme Thor, e un fatto di sangue orribile che viene ricondotto alla sua presenza sulle montagne attorno alla borgata.
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