Deposito cauzionale in Italia: falsi miti sfatati

rifiuti plastica unsplash

Il documentario “Chiudere il cerchio : alla scoperta del sistema di deposito slovacco” offre uno sguardo approfondito sul sistema di deposito cauzionale (DRS – Deposit Return System) slovacco per i contenitori di bevande monouso, che ha dimostrato di avere nel paese un impatto positivo significativo sull’ambiente, sulla gestione dei rifiuti e sull’economia.

I rappresentanti della campagna “A Buon Rendere” per l’introduzione del deposito cauzionale in Italia si sono recati in Slovacchia per studiare da vicino come funziona il sistema e per sentirlo raccontare dalla viva voce dei soggetti che ne sono coinvolti: i produttori e i rivenditori di bevande che, attraverso un’organizzazione non profit, gestiscono e finanziano il sistema di deposito; senza trascurare il punto di vista dei cittadini attraverso gli occhi di una famiglia italo-slovacca.

Cosa è un sistema di deposito cauzionale per bevande

Il sistema di deposito prevede l’aggiunta di un modesto sovrapprezzo al momento dell’acquisto di una bevanda a titolo di deposito o cauzione, che viene interamente restituito al consumatore quando riconsegna il contenitore presso un punto vendita.

Questo meccanismo non solamente incoraggia la raccolta e il riciclo, ma garantisce anche un’effettiva economia circolare di prossimità – come è il caso della Slovacchia – che “chiude il cerchio” con un riciclo da “bottiglia a bottiglia” e da “lattina a lattina”, a differenza dell’Italia. Ovvero gli imballaggi per bevande raccolti in Slovacchia non diventano materia prima seconda per produrre filati, ricambi per auto o altri oggetti che non hanno più un circuito di riciclo, ma alimentano la produzione di imballaggi identici per la cui produzione, in mancanza di materiale da riciclo, dovrebbero essere impiegati polimeri o alluminio vergini.

Un prelievo di risorse evitabile che, in un paese povero di materie prime come l’Italia, mette in crisi anche gli obiettivi climatici e di decarbonizzazione nazionali, e in particolare della filiera degli imballaggi.

Il documentario ha seguito il percorso degli imballaggi restituiti presso i negozi che vengono da lì prelevati per raggiungere un centro di smistamento nazionale dove vengono contati, compattati e successivamente inviati ai riciclatori che li trasformano in nuove bottiglie in PET (adatte al contatto alimentare) e in nuove lattine.

mano che inserisce una bottiglia di plastica in un ecocompattatore per la raccolta della plastica e il riciclo incentivante

I risultati del deposito cauzionale in Slovacchia

Il DRS in Slovacchia copre una vasta gamma di bevande confezionate, in bottiglie in PET e lattine, e ha raggiunto, a soli due anni dal suo lancio, un impressionante tasso di raccolta del 92%. La gestione di questo sistema è affidata a Správca Zálohového Systému SZ l’organizzazione no-profit che rappresenta la maggior parte dei produttori di bevande e dei rivenditori presenti sul mercato slovacco.

Ancora più significativo, il sistema slovacco ha raggiunto con sei anni in anticipo l’obiettivo del 90% di raccolta al 2029 stabilito dalla direttiva europea sulle plastiche monouso SUP per le bottiglie in PET, dimostrando così la sua efficacia e la sua rilevanza a livello internazionale.

Per avere un termine di paragone, in Italia, – dove si consumano circa 15 miliardi di litri solo di acqua confezionata ogni anno – il tasso di raccolta delle bottiglie in PET per bevande era pari al 67% nel 2022, comprensivo però dei quantitativi, per nulla trascurabili, di bottiglie perse durante il processo di selezione delle plastiche da raccolta differenziata e avviate a smaltimento/incenerimento (dati CONAI).

Nessuna nostalgia per il passato

Come si può sentire dalla viva voce dei protagonisti che gestiscono l’operatività del sistema, e dai diversi soggetti che vi partecipano, non vi è alcuna “nostalgia” per il periodo precedente al 2022 quando partì il sistema.

I produttori di bevande sono soddisfatti perché non vedono più i loro brand nel littering e perché possono riacquistare il loro materiale a prezzi calmierati per raggiungere (e superare) gli obiettivi di contenuto riciclato della direttiva SUP per le bottiglie in PET pari al 25% al 2025 e 30% al 2030.

La Distribuzione Organizzata e i rivenditori indipendenti sono molto soddisfatti sui livelli di copertura delle commissioni di gestione che ricevono dall’amministratore del sistema per ogni imballaggio che raccolgono.

Le Municipalità, oltre a beneficiare degli effetti positivi per l’economia e l’occupazione locale, apprezzano la drastica riduzione degli imballaggi per bevande abbandonati sul territorio o conferiti nel rifiuto indifferenziato, e i minori costi che ne conseguono.

plastica inquina il mare

Falsi miti sul deposito cauzionale in Italia

Le lezioni da trarre per l’Italia a seguito di questa immersione nel DRS slovacco sono diverse e tutte importanti: sia dal punto di vista economico (considerato che i costi imputati ad un’introduzione del sistema in Italia circolati in Italia sono stati sovrastimati e/o non attribuiti correttamente ai soggetti che in un DRS se ne devono invece fare carico), ma anche ambientale. I benefici ambientali dovuti alla sostanziale sparizione dei contenitori di bevande dall’ambiente e dal flusso di rifiuti indifferenziati non sono stati mai misurati in modo accurato in Italia, se non nella analisi Costi e Benefici prodotta dalla Coalizione “A Buon Rendere” che evidenzia che ritardare nel tempo l’avvio di un DRS per ulteriori anni, significa una perdita di risorse economiche per le comunità che differisce nel tempo i benefici per l’economia del settore e l’impatto positivo sull’occupazione che ne consegue.

A sfatare un’obiezione cavalcata da più parti nel dibattito nazionale sui costi di implementazione di un sistema di deposito che graverebbero sullo Stato, sui Comuni, o sui cittadini, ha provveduto nella sua intervista Alessandro Pasquale proprietario di Mattoni 1873 – azienda di acque minerali ribadendo che « non ci sono stati costi a carico dello stato, dei cittadini e dei Comuni dovuti all’introduzione del DRS in quanto i costi di attivazione del DRS e creazione delle infrastrutture necessarie sono stati sostenuti dai produttori di bevande per un modesto importo iniziale, e tramite un prestito avuto dalla banche poi restituito. Tutto grazie alla sostenibilità economica del sistema garantita dalle sue tre fonti di finanziamento».

Fonte: comunicato stampa

E-cology.it