Dopo decenni di danni nel fondale, rimossa Rete Fantasma al largo di Villasimius

Una minaccia silenziosa e letale si nasconde nei nostri mari, un’eredità della pesca che continua a danneggiare l’ambiente per decenni. Sono le “reti fantasma“, attrezzature da pesca perdute o abbandonate che, sui fondali, non smettono mai di “pescare”, trasformandosi in trappole mortali per pesci, tartarughe e mammiferi marini e soffocando la vita degli ecosistemi.

Di fronte a questo degrado persistente, esistono storie di intervento concreto e di speranza. È il caso dell’operazione “GhostNetBusters“, un’iniziativa che ha visto una straordinaria sinergia di forze al largo di Villasimius, in una delle aree marine protette più preziose del Mediterraneo.

Le attività a Villasimius

Al centro dell’iniziativa il recupero di una lunga rete abbandonata in uno dei siti di immersione più belli della AMP Capo Carbonara, individuata e segnalata nei mesi scorsi dagli operatori diving della AMP, oltre allo smaltimento di diverse reti e nasse più piccole recuperate dal mare nei mesi scorsi e in sosta nella marina di Villasimius. Le operazioni di rimozione in mare delle due reti abbandonate sono state condotte dal 4° Nucleo Subacqueo della Guardia Costiera di Cagliari e dal Servizio Subacquei dell’Arma dei Carabinieri.

In parallelo, sulla spiaggia di Porto Giunco si è svolta un’attività di clean up coordinata da MEDSEA insieme alla Cooperativa Diomedea assieme al Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale che ha fornito supporto logistico alle attività. Una ventina di cittadini e volontari, ritrovati alle ore 9 nella Piazzetta della Marina di Villasimius hanno ripulito alcune aree limitrofe della spiaggia di Porto Giunco e stagno di Notteri.

Nel primo pomeriggio, la rete recuperata al mattino è diventata protagonista di un workshop dedicato al fenomeno del ghost fishing al ristorante Primo Molo – sede della Lega Navale di Villasimius: un momento di approfondimento e sensibilizzazione sull’impatto delle reti abbandonate sugli ecosistemi marini e sulla fauna che vi resta intrappolata, e sulle strategie per prevenirne la dispersione.

L’iniziativa è stata resa possibile anche grazie al sostegno di Patagonia, storicamente impegnata nella tutela degli ambienti marini e costieri attraverso il proprio programma di grant ambientali. Con GhostNetBusters, Patagonia conferma il proprio impegno concreto a fianco delle realtà locali che lavorano sul campo per la salute del mare, sostenendo un’azione che unisce rimozione diretta dei rifiuti, coinvolgimento della comunità e divulgazione scientifica.

L’azione è stata organizzata dalla Fondazione MEDSEA in collaborazione con l’Area Marina Protetta Capo Carbonara.

Per MEDSEA, tuttavia, l’azione non si conclude qui. GhostNetBusters rientra infatti nel progetto “A caccia di reti fantasma”, che punta a intervenire soprattutto sulla rimozione delle ghost net nelle Aree Marine Protette, ambienti particolarmente fragili nei quali l’impatto di questi attrezzi da pesca abbandonati può risultare ancora più grave.

Fonte: comunicato stampa

E-cology.it