Per decine e decine di anni il mondo occidentale è stato caratterizzato da un’economia lineare basata sul paradigma estrarre, produrre, usare e gettare. Un’economia con grandi sprechi, molti rifiuti e un grande dispendio di risorse. La nostra realtà, e più nel concreto il mondo in cui viviamo però non è più quello di una volta ed è per questo che un’economia circolare è un’esigenza sempre più sentita, e le motivazioni sono numerose.
Con economia circolare si intende un modello economico basato sul riuso, riciclo e riutilizzo. Tre parole che hanno in comune il prefisso “ri” che dovrebbe presupporre una rinascita di materiali e oggetti, soprattutto dopo che questi hanno terminato il loro ciclo di utilizzo. L’idea quindi è quella che ogni cosa ritorni al suo punto di partenza, secondo un percorso (per l’appunto) rotondo.
Genesi dell’economia circolare
Il concetto di economia circolare, come molte buone idee, è venuta maturando pian piano quindi non è facile definirne una cosiddetta data di nascita. Ed allo stesso modo non è facile attribuirla a qualcuno in particolare. Sicuramente è tra gli anni ’60 e ’70 che è venuta a crearsi una consapevolezza in materia, soprattutto attraverso le opere di Kenneth E. Boulding e Walter Stahel e Genevieve Reday che definivano un sistema produttivo capace di ridurre l’utilizzo di risorse e la produzione di rifiuti e contemporaneamente creare nuovi posti di lavoro. Se vi sembra un’idea utopica oggi, figuriamoci come venne presa 40-50 anni fa. Dopo lo scetticismo iniziale però sempre più stati iniziarono, e lo stanno ancora facendo, a considerare le opportunità offerte da questo sistema.
Cibo ed economia circolare
Il concetto di economia circolare può essere applicato a numerosi processi produttivi e industriali, soprattutto quelli che tendono a utilizzare più risorse e a generare più sprechi o rifiuti. Appare quindi ovvio pensare che l’economia circolare possa essere applicata anche al mondo del cibo e quindi al settore alimentare.
Come ci spiega la redazione di un noto sito di Food News nonostante il settore alimentare non sia stato il primo a cui sono state applicate le linee guida dell’economia circolare, appare chiaro come sia uno degli ambiti in cui queste best practice diano il meglio di sé soprattutto se pensiamo in termini di opportunità. Il settore del cibo infatti produce tantissimo inquinamento, scarti e sprechi e tutti questi elementi si prestano a essere riusati, riciclati e soprattutto efficientati.
Alcuni esempi di economia circolare applicata al cibo
Ai giorni nostri per esempio, sono tantissimi gli scarti dell’industria alimentare che vengono salvati e riutilizzati per ricavarne materiali tecnologici all’avanguardia utilizzati dalle aziende che producono abbigliamento, accessori o cosmetici. Come esempio virtuoso per esempio potremmo citare Wineleather che è la prima pelle totalmente vegetale ricavata grazie a un particolare trattamento delle fibre e degli oli contenuti nella vinaccia (scarti della lavorazione dell’uva). Oppure i tanti scarti che se opportunamente rielaborati consentono di ottenere materiali per il packaging completamente naturali oltre che biodegradabili.
L’economia circolare risulta particolarmente efficiente soprattutto quando si considerano i cibi di origine animale. Peli, piume, unghie ed artigli, ovvero le parti degli animali che non mangiamo, vengono introdotti in un percorso virtuoso di riutilizzo per creare altri oggetti e non venire sprecati o finire negli inceneritori.
Tra i tanti benefici dell’economia circolare oltre alla riduzione degli sprechi e dei rifiuti, vi è anche la riduzione nell’utilizzo della plastica, uno dei materiali che negli ultimi decenni sta mettendo sempre più a rischio l’ambiente, e in particolare l’ecosistema marino.
Nell’ambito dell’economia circolare rientra anche l’adozione o la ri-adozione di antiche tecniche di coltura che permetterebbero di rigenerare e rendere nuovamente produttivi terreni eccessivamente sfruttati dall’agricoltura, oppure l’introduzione delle proteine animali ricavate dagli insetti.
Anche se l’idea di mangiare insetti risulta a noi occidentali ripugnante, è un’opportunità che va presa in considerazione se pensiamo agli enormi costi in fatto di energia, rifiuti e scarti che l’allevamento intenso produce da decenni e decenni.

