Nel corso dell’ultima conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici – la cosiddetta “COP 28”- che si è svolta a Dubai, per la prima volta nella storia si è parlato di superamento delle fonti fossili. Nello specifico si è parlato di “transizione” (“transitioning away”) e non di vera e propria uscita così come non è stato fissando un calendario con scadenze ben definite. Cosa succede a livello nazionale?
Cosa succede a livello nazionale
Secondo il rapporto pubblicato dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, (ISPRA) nell’aprile 2023, nella fase post pandemica è stata registrata una crescita delle emissioni dei gas serra in gran parte dovute alle emissioni di anidride carbonica (CO2) connesse, per quanto riguarda le attività antropiche, principalmente all’utilizzo dei combustibili fossili.
Tuttavia una parte significativa delle emissioni di gas serra sono ricollegabili all’attività zootecnica. A tal proposito i ricercatori dell’Università di Sassari, usando una nuova metrica proposta da un gruppo di fisici dell’atmosfera di Oxford e pubblicata su Nature, hanno ricalcolato le emissioni del settore zootecnico italiano.
I risultati ottenuti in Italia quando si parla di agricoltura e allevamento
I risultati ottenuti hanno dimostrato che, negli ultimi dieci anni, il contributo cumulativo totale della produzione zootecnica italiana al riscaldamento globale (emissioni di metano e protossido di azoto), diminuisce fino a negativizzarsi: se, utilizzando il vecchio metodo, si stimavano +206 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, con le nuove metriche si è giunti ad un risultato di – 49 milioni di tonnellate stimate (https://ageei.eu/il-sistema-zootecnico-italiano-e-sostenibile/).
Secondo i dati elaborati dall’Ispra, terminato il periodo pandemico, nel 2021 le emissioni di gas serra sono aumentate dell’8,5%. Al contempo, grazie all’aumento della produzione di energia da fonti rinnovabili, all’utilizzo di combustibili a minor contenuto di carbonio e ad una migliore efficienza energetica nell’industria, è stata conseguita una sensibile diminuzione delle emissioni nell’ultimo trentennio (-20% rispetto al 1990).
Non bisogna, però, abbandonarsi a facili entusiasmi: l’obiettivo fissato per il 2021 è stato “sforato” di oltre 11 milioni di tonnellate di emissioni e lo scenario non risulta roseo considerato che, secondo gli scienziati, nel settore dei trasporti e del riscaldamento è prevista una riduzione insufficiente delle emissioni nei settori dei trasporti e del riscaldamento e, quindi, nel 2030, ci potrebbe essere un superamento di 15 milioni di tonnellate rispetto agli obiettivi stabiliti dall’Effort Sharing.
Ad oggi, secondo i dati raccolti da Global Footprint Network relativi all’Overshoot Day, per riuscire a soddisfare i propri consumi, l’umanità ha bisogno di 1,7 Terre e, se l’intera popolazione mondiale avesse le stesse abitudini degli italiani, servirebbero quasi tre globi terrestri.
La transizione green passa per il settore agricolo
Nel corso dell’ultima Giornata mondiale dell’ambiente, la CIA Agricoltori italiani ha sottolineato che “l’agricoltura oggi pesa solo il 7% sul totale delle emissioni prodotte che si riversano sull’ambiente. Un impegno sulla via della sostenibilità che in Italia va avanti da tempo: diminuisce fortemente l’uso di pesticidi chimici; crescono le superfici biologiche e le agroenergie; si riduce di netto il consumo d’acqua grazie all’irrigazione di precisione; aumenta la manutenzione e la cura del verde, nelle aree rurali e urbane”. “L’agricoltura è in pista per realizzare la transizione verde, ma servono più risorse e strumenti adeguati, puntando su innovazione, ricerca, nuove tecnologie genetiche e digitali”. In termini di kt CO2 equivalente il settore agricolo non ha fatto registrare sostanziali variazioni.
Per quanto attiene le emissioni, il settore agricolo – considerando anche l’attività di allevamento – non ha fatto registrare sostanziali incrementi: agricoltura e pescicoltura sono sotto l’8% del totale dei GHG (7,8%) e la zootecnia è intorno 6% (i ruminanti domestici incidono per circa il 5%).
Nel settore agricolo, rispetto al 1990, si è registrato un calo del 13,2% delle emissioni di gas serra (tabella 3.5 del report), legato alla riduzione del numero dei capi, delle superfici e produzioni agricole, ad un minore impiego di fertilizzanti sintetici e ad una radicale modifica dei metodi di gestione delle deiezioni.
La presenza, all’interno delle aziende agricole ove viene svolta attività di allevamento, di alberi, prati permanenti e colture annuali, garantisce un’importante sottrazione del carbonio dall’atmosfera. Analizzando nel dettaglio i dati, emerge che, le emissioni associate all’agricoltura si riferiscono principalmente ai livelli di CH4 e N2O che rappresentano rispettivamente il 64.9% e il 33.7% del totale del settore. La sensibile riduzione delle emissioni (-13.2%) rilevata nel periodo intercorso dal 1990 al 2021 è principalmente legata alla diminuzione delle emissioni di CH4 da fermentazione enterica (-14.2%) e alla diminuzione di N2O dai suoli agricoli (-7.8%).
Nel medesimo periodo preso in considerazione, il cambiamento di uso del suolo e la silvicoltura ha garantito un notevole aumento degli assorbimenti totali in CO2 equivalente. La CO2 rappresenta la quasi totalità delle emissioni e degli assorbimenti del settore (95.2%).
Emissioni di gas climalteranti: quali i settori che contribuiscono di più
Secondo i dati raccolti nel Report Ispra pubblicato nell’aprile 2023, quasi la metà delle emissioni nazionali di gas climalteranti derivano dalla produzione di energia e dei trasporti anche se, dal 1990 al 2021, nel settore energetico sia stata evidenziata una riduzione del 21,8% a causa del calo delle emissioni provenienti dalle industrie energetiche, manifatturiere e delle costruzioni (nel 2021 diminuite del 37,2% e del 41,5%).
Rispetto agli inizi degli anni 90, nel 2021 calano del 37% le emissioni del settore delle industrie energetiche nonostante un aumento della produzione di energia termoelettrica (da 178,6 Terawattora – TWh – a 189,7 TWh) e dei consumi di energia elettrica (da 218,7 TWh a 300,9 TWh).
Mentre nel 2020, con le limitazioni alla mobilità imposte per attenuare la diffusione del Covid-19, le emissioni di gas serra ricollegabili al settore dei trasprti erano crollate a partire dal 2021 i livelli sono tornati a quelli degli anni precedenti e, quindi, del 24.7% rispetto al totale nazionale, di cui il trasporto stradale costituisce la fonte maggioritaria di emissioni (93% del settore dei trasporti).
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Emissioni in Italia: agricoltura e zootecnia settori virtuosi

