Nel contesto del Giubileo della speranza, il progetto “Fili di speranza” emerge come un esempio luminoso di come l‘impegno verso la sostenibilità e la solidarietà possano andare di pari passo. Promosso dall’associazione Terra e Missione in collaborazione con le Caritas diocesane di Porto-Santa Rufina e di Civitavecchia-Tarquinia, questo progetto offre un laboratorio di sartoria dedicato a donne in difficoltà, combinando formazione professionale con un percorso di crescita personale e comunitaria.
Un laboratorio di speranza e rinascita
Il progetto si articola attraverso un laboratorio di sartoria che non solo mira a “ricucire” le vite delle partecipanti attraverso il cucito, ma anche a fornire un importante spazio di ascolto e condivisione. Iniziato tre anni fa nella Parrocchia Santa Maria del Rosario di Ladispoli, il progetto ha visto la partecipazione di donne disoccupate e migranti, e si è poi espanso includendo un gemellaggio con la Fondazione Thouret in Camerun.
L’Innovazione sostenibile nel settore moda
Parlare dell’edizione 2025 del progetto “Fili di speranza” ora consente di ricordare che M’illumino di meno 2025, quest’anno è dedicato alla lotta contro l’inquinamento della moda. I capi e gli accessori realizzati durante il corso sono progettati con un forte orientamento verso la sostenibilità. Con l’approccio al riciclo, all’uso di materiali sostenibili e alla formazione professionale inclusiva, il progetto si allinea perfettamente con gli obiettivi di M’illumino di meno 2025, offrendo un esempio concreto di come l’industria della moda possa contribuire positivamente alla lotta contro l’inquinamento e all’empowerment femminile. Materiali come i tessuti “Ndop” utilizzati per le camicie, tipici della cultura Bamiléké del Camerun, sono esempi di come il progetto valorizzi tecniche e materiali locali, riducendo l’impatto ambientale e promuovendo la cultura artigianale.

Una passerella transcontinentale
La sfilata di fine corso, prevista per settembre, simboleggia l’apice di questo progetto di formazione e scambio culturale. Gli abiti, realizzati in collaborazione tra le allieve di Ladispoli e quelle di Ngaoundal, sottolineano non solo la creatività e l’abilità acquisite, ma anche la connessione tra due realtà distanti geograficamente ma vicine nell’intento di promuovere un futuro più sostenibile e umano.

Testimonianze di cambiamento
Storie come quelle di Angela e Francesca mostrano l’impatto trasformativo del progetto. Angela, che ha trovato nel corso una via per integrarsi più profondamente nella vita comunitaria e religiosa, e Francesca, che ha scoperto una nuova carriera nella moda sostenibile, evidenziano come “Fili di speranza” sia un trampolino di lancio per personali percorsi di evoluzione e indipendenza.
Le parole del vescovo Gianrico Ruzza e della presidente Anna Moccia riflettono l’importanza di questa iniziativa come mezzo di empowerment femminile e di costruzione di una comunità più inclusiva e solidale. Suor Maria Luisa Caruso sottolinea l’importanza della collaborazione internazionale, che non solo arricchisce il progetto ma amplifica il suo impatto.
«In questo anno giubilare – spiega Gianrico Ruzza, vescovo di Porto-Santa Rufina e di Civitavecchia- Tarquinia – vogliamo valorizzare la sartoria solidale ideata da Terra e Missione e sostenuta dalle nostre diocesi per continuare a promuovere la dignità delle donne più in difficoltà. Auguro alle donne che saranno protagoniste di Fili di speranza di trovare autonomia, libertà e serenità intrecciando relazioni di amicizia per un sostegno reciproco».
«L’obiettivo del percorso – spiega Anna Moccia, presidente di Terra e Missione – è certamente dare una possibilità di formazione professionale alle donne più in difficoltà ma soprattutto, far loro sperimentare la gratuità, l’assenza di giudizio e l’accoglienza, cosicché possano allargare lo sguardo all’altro a prescindere dal corso e dall’abito e davvero fare esperienza di fraternità. Con l’apertura dell’edizione in Camerun e la collaborazione tra i due corsi Fili di speranza, poi si potrà davvero fare esperienza della missione che è quello che vogliamo promuovere con l’associazione. Siamo davvero felici che poi nascano anche frutti spirituali da questo stare insieme donando le proprie competenze».



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