Il futuro del settore zootecnico in Europa? Puntare su allevamenti sostenibili a partire dal modello italiano

bovini pascolo allevamento

Dall’Europa potrebbero arrivare importanti novità per il comparto zootecnico, si tratta per il momento solo di una proposta che prevede di estendere agli allevamenti la Direttiva numero 75 del 2010 sulle certificazioni ambientali. Una possibilità che desta preoccupazione tra gli addetti ai lavori di questo settore strategico per l’economia del nostro Paese in quanto determinerebbe un maggiore carico di oneri burocratici e di costi che potrebbe determinare la chiusura in Italia e in Europa di molti allevamenti a vantaggio delle importazioni extra UE.

Secondo Coldiretti la norma metterebbe “a rischio migliaia di allevamenti italiani che stanno già pagando un costo altissimo per la crisi energetica e per la guerra in Ucraina”. “In un momento in cui è sempre più evidente la necessità di puntare sulla sicurezza alimentare e sull’autosufficienza, a Bruxelles si rischiano di fare scelte che aprono la strada alla carne sintetica” ha dichiarato Ettore Prandini, presidente della Coldiretti “la carne italiana nasce da un sistema di allevamento che per sicurezza, sostenibilità e qualità non ha eguali al mondo, consolidato anche grazie a iniziative di valorizzazione messe in campo dagli allevatori, con l’adozione di forme di alimentazione controllata, disciplinari di allevamento restrittivi, sistemi di rintracciabilità elettronica e forme di vendita diretta della carne”.

Ma da dove ha origine questa proposta?

Zero emissioni climalteranti entro il 2050

L’Europa con il Green New Deal si è posta l’obiettivo di azzerare le emissioni climalteranti entro il 2050, partendo proprio da qui e dal ritenere fondate le affermazioni secondo le quali il zootecnico è tra i settori più inquinanti si è deciso di avanzare questa proposta di estensione delle certificazioni ambientali andando di fatto ad equiparare gli allevamenti alle industrie. Le cose stanno veramente così?

In Italia attenzione alla sostenibilità degli allevamenti

Nel nostro Paese, come evidenziano i dati dell’Ispra, Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale, il contributo degli allevamenti italiani alla produzione di gas serra incide solamente per il 5,2% ed è in progressiva diminuzione.

Dati dovuti alla presenza di standard di sostenibilità del settore agricolo più elevati rispetto agli altri Paesi. Secondo Cia Agricoltori italiani “Bisogna ricordare gli enormi passi avanti fatti sulla strada della sostenibilità, della riduzione delle emissioni e del benessere dei capi. Migliorare la qualità e la sostenibilità degli allevamenti è, ormai, obiettivo condiviso di tutte le aziende zootecniche, che da tempo operano con la massima attenzione alla tutela dell’ambiente. Grazie all’applicazione delle migliori tecniche disponibili e a all’ottimizzazione delle materie prime utilizzate, le nostre stalle puntano, infatti, al raggiungimento del miglior livello di protezione possibile per la salute dei cittadini”.

Quindi più che un nuovo e pesante carico burocratico ciò che veramente serve al settore agricolo, come afferma Cia sono maggiori finanziamenti volti a sostenere il settore nel suo percorso volto a raggiungere una piena sostenibilità.

Per saperne di più vi rimandiamo all’articolo pubblicato sulla rivista Carni sostenibili 

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