Nel mese di luglio 2026, la Commissione europea ha presentato la sua prima strategia organica dedicata al settore zootecnico. Il documento, come evidenziato in un’analisi del portale Carni Sostenibili, delinea un percorso per garantire un “futuro resiliente e sostenibile” a un comparto dal valore di 400 miliardi di euro che, secondo i dati della Commissione, sostiene circa 7 milioni di posti di lavoro.
Essendo la prima iniziativa di questo genere, la strategia definisce una visione a lungo termine con azioni volte a supportare gli allevatori nell’affrontare le sfide economiche, ambientali e di mercato. Gli obiettivi dichiarati riconoscono il ruolo dell’allevamento sostenibile per la sicurezza alimentare europea e per il sostegno alle comunità rurali. Ma cosa contiene davvero questo piano? E, analizzando le reazioni a caldo, si tratta di un vero punto di svolta o di un compromesso politico?
Supporto economico e reciprocità commerciale
Al centro della strategia si trova un approccio che mira a integrare diverse dimensioni. Sul fronte economico, il piano affronta la volatilità dei redditi agricoli attraverso la creazione di un nuovo schema finanziario per la gestione del rischio, da sviluppare in collaborazione con la Banca Europea per gli Investimenti. Parte integrante di questo progetto sarà lo studio di un innovativo sistema di assicurazione e riassicurazione, pensato per offrire maggiore sicurezza agli allevatori di fronte a crisi sanitarie, instabilità dei mercati e impatti dei cambiamenti climatici.
A questo si aggiunge un principio chiave per il commercio internazionale: la “reciprocità“. Bruxelles intende infatti assicurare che i prodotti di origine animale importati da paesi terzi rispettino standard ambientali e di benessere animale equivalenti a quelli richiesti ai produttori europei. Si tratta di una richiesta a lungo sostenuta dalla filiera, con l’obiettivo di creare un mercato più equo e valorizzare le produzioni zootecniche del continente.
Un modello flessibile di sostenibilità
Parallelamente, la strategia introduce un cambiamento nell’approccio alla sostenibilità, superando la logica di un modello unico e indifferenziato e riconoscendo l’enorme diversità dei sistemi di allevamento presenti nell’Unione. Saranno promossi metodi armonizzati per permettere agli allevatori di calcolare le proprie emissioni a livello aziendale e a supporto ci sarà una “piattaforma zootecnica” per la condivisione delle migliori pratiche già collaudate su clima, ambiente e benessere animale. In questo modo, si intende fornire strumenti, conoscenze e supporto economico per migliorare l’efficienza e ridurre l’impatto ambientale, valorizzando le specificità di ogni sistema produttivo.
La funzione ambientale e territoriale dell’allevamento
Un elemento centrale della strategia consiste nell’attribuire all’allevamento una funzione che va oltre la semplice produzione alimentare, integrandola pienamente nella gestione del territorio. La Commissione riconosce formalmente che l’attività zootecnica, specialmente nelle sue forme estensive, svolge un ruolo attivo nella conservazione del paesaggio e nel mantenimento della biodiversità. L’assenza di tale pratica viene identificata come un fattore di rischio che può portare al degrado del paesaggio, a un aumento del rischio di incendi e a una complessiva perdita di biodiversità.
La strategia delinea quindi due direttrici di intervento. Da un lato, si impegna a promuovere piani per il rilancio della zootecnia sostenibile nelle aree geografiche più fragili. Dall’altro, prevede di sostenere lo sviluppo di strutture di macellazione di piccola scala, anche mobili, con il duplice obiettivo di rafforzare le filiere corte e di trattenere valore economico all’interno delle comunità rurali.
Rafforzare l’autonomia strategica dell’Unione
La Livestock Strategy è affiancata da un’iniziativa complementare: un nuovo Piano d’Azione per le Proteine. L’obiettivo del piano è ridurre la forte dipendenza dalle importazioni di materie prime per mangimi, come la soia. Si punta a incrementare la produzione interna di proteine vegetali, con l’obiettivo di passare dall’attuale 25% a una quota del 35% entro il 2035, rafforzando così la resilienza dell’intera filiera alimentare europea.
Un cambio di passo apprezzato dal settore, ma con cautela
La nuova strategia è stata accolta con favore dalle principali organizzazioni della filiera zootecnica, che vedono un cambio di rotta rispetto a quella che è sembrata a tutti gli effetti una “stagione di demonizzazione” del comparto.
“Da anni sosteniamo che la zootecnia non sia solo produzione alimentare, ma anche presidio del territorio, tutela della biodiversità, coesione sociale e sicurezza alimentare”, afferma il Professor Giuseppe Pulina, presidente dell’associazione Carni Sostenibili: “Oggi è positivo vedere che anche la Commissione europea sembra aver finalmente fatto propria questa consapevolezza”.
Reazioni positive si registrano poi da associazioni come Assica, Unaitalia e Assocarni, che plaudono al riconoscimento del ruolo strategico del settore e all’attenzione su temi come la reciprocità commerciale.
Tuttavia, molte realtà del mondo agricolo a commento della notizia hanno mantenuto un cauto ottimismo. Associazioni come Coldiretti e Cia-Agricoltori Italiani, pur apprezzando la visione, chiedono “fatti concreti”. Il punto critico sollevato da più parti riguarda le risorse: gli obiettivi ambiziosi, come la transizione verso sistemi senza gabbie, richiedono investimenti ingenti, ma la Commissione non ha ancora definito impegni finanziari chiari e garantiti.
Cosa significherà la Livestock Strategy per i consumatori?
Per i cittadini europei, la strategia potrebbe portare a novità visibili sugli scaffali. Il piano prevede infatti la promozione di nuovi sistemi di etichettatura volontaria, pensati per valorizzare i prodotti che aderiscono a standard di sostenibilità e benessere animale superiori a quelli di legge. Questo dovrebbe dare ai consumatori strumenti più chiari per fare scelte d’acquisto consapevoli e premiare le produzioni più virtuose.

