La transizione ecologica non è un costo, ma la più grande opportunità di sviluppo e occupazione del nostro secolo. È questo il messaggio chiave del nuovo libro di Tessa Gelisio e Marco Gisotti “GREEN JOBS. Come transizione ecologica e intelligenza artificiale stanno cambiando il lavoro“ (Edizioni Ambiente). Un’analisi che diventa fondamentale in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente 2026, dedicata quest’anno proprio alle azioni urgenti per il clima e alle soluzioni basate sulla natura. Il libro spiega come la lotta alla crisi climatica e la tutela degli ecosistemi siano diventate il vero baricentro strategico ed economico su cui investire e creare occupazione.
I numeri di “Green jobs”: un mercato trainante frenato dal “green talent gap”
L’analisi contenuta nel saggio fotografa un’Italia spaccata in due: un’economia verde che accelera, ma un mercato del lavoro che non riesce a tenere il passo. Si tratta del “green talent gap”, un’emergenza a cui dare risposta per non frenare quella che oggi è un’opportunità di sviluppo sostenibile per il Paese.
Le competenze richieste: servono specialisti ed “e-skill mix”. Entro il 2029, il mercato richiederà circa 920.000 nuovi professionisti pronti a gestire le tecnologie sostenibili. Ma la vera chiave d’accesso al mercato del lavoro sarà l’”e-skill mix”: la combinazione tra competenze tecnologiche avanzate e l’attitudine al risparmio energetico che diventerà un requisito fondamentale per oltre 2,2 milioni di lavoratori.
La finestra del ricambio generazionale: il fabbisogno complessivo di lavoratori tra il 2025 e il 2029, secondo i dati previsionali del Sistema Excelsior di Unioncamere analizzati nel libro, si attesta tra i 3,3 e i 3,7 milioni di unità. Un’onda spinta dall’invecchiamento demografico, che vedrà oltre 3 milioni di occupati lasciare il lavoro attivo, creando una finestra importantissima per i nuovi ingressi.
La crisi del reperimento: il mismatch tocca picchi drammatici. Attualmente, quasi una risorsa su due (il 50%) risulta però introvabile per le aziende; in settori ad alta specializzazione come meccatronica, robotica e risparmio energetico questa frizione tocca picchi del 97%, superando stabilmente il 60% nel comparto edilizio e delle costruzioni.
Il potenziale a rischio. Il paradosso finale emerge quando si confronta ciò che siamo con ciò che dobbiamo diventare. Da un lato, l’Italia è già oggi un’eccellenza europea nell’economia circolare, con un tasso di utilizzo dei materiali quasi doppio rispetto alla media UE (21%) e una crescita costante dei green jobs (+4,3% nel 2024). Dall’altro, gli scenari al 2050 ci impongono una trasformazione radicale: raddoppiare la quota di energia elettrica pulita fino a farla diventare la spina dorsale del sistema. Ma questi due fronti, l’eccellenza presente e la svolta futura, sono legati da un unico filo conduttore: le persone. Senza i talenti giusti, rischiamo non solo di perdere la nostra leadership attuale, ma anche di fallire la transizione energetica, lasciando che un futuro virtuoso resti solo un progetto sulla carta.

L’impatto reale della transizione: cosa significa oggi la sostenibilità? Le risposte dei Green Jobs 5.0
L’urgenza di colmare il “green talent gap” diventa ancora più chiara quando si comprende la reale portata della trasformazione in atto. Gelisio e Gisotti spiegano infatti come la sostenibilità abbia smesso da tempo di essere un’etichetta per diventare il motore stesso della competitività per le imprese, della stabilità per i lavoratori e della sicurezza per gli Stati. Il libro, infatti, delinea con precisione cosa rappresenta oggi la sostenibilità per i principali attori sociali ed economici.
- Per le imprese: competitività economica e capacità di attrarre investimenti. La riduzione sistematica degli impatti ambientali e l’investimento circolare si traducono oggi in un abbattimento reale dei costi di produzione. Sul piano globale, banche, investitori e istituti di credito valutano sempre più severamente il rischio ESG complessivo: per le aziende, l’allineamento sostenibile diventa così la chiave d’accesso fondamentale per attrarre capitali ed evitare l’esclusione dalle catene di fornitura internazionali.
- Per i lavoratori: occupazione e stabilità sociale. Nel mezzo di una rivoluzione tecnologica dominata dall’automazione e dall’ingresso massiccio dell’intelligenza artificiale, le competenze green associate alle soft skill (come la flessibilità, indicata nel 95,5% dei casi aziendali, e il problem solving all’83,3%) costituiscono il solo scudo efficace contro l’obsolescenza professionale. Scegliere e formarsi nei green jobs garantisce ai lavoratori una collocazione in attività orientate al lungo periodo, riducendo drasticamente la fragilità individuale di fronte ai futuri shock di mercato.
- Per i territori: resilienza e stabilità sociale. La tutela e la gestione attiva delle risorse naturali – come le foreste, che alimentano un turismo outdoor da 74 milioni di presenze in Italia – e la pianificazione di smart city flessibili ridefiniscono lo spazio pubblico. La sostenibilità permette di convertire i territori da fattori di estrema vulnerabilità climatica a infrastrutture di adattamento e mitigazione capaci di proteggere la salute delle comunità locali.
- Per le filiere: innovazione e autonomia industriale. L’adozione strutturale dell’ecodesign sposta il fulcro della circolarità dall’impianto di trattamento dei rifiuti direttamente ai laboratori di progettazione. Innovare i processi industriali in chiave multimateriale e applicare criteri di durabilità e disassemblaggio (dal legno-arredo al tessile post-consumo) consente alle filiere produttive di rigenerare le materie prime seconde dal fine vita del prodotto, azzerando le inefficienze storiche dell’economia lineare.
- Per gli Stati: sicurezza energetica e autonomia industriale. Raggiungere gli obiettivi nazionali ed europei di decarbonizzazione profonda (come la copertura del 63% della richiesta elettrica da fonti rinnovabili entro il 2030 fissata dal PNIEC) rappresenta una priorità di politica industriale e geopolitica. Ridurre la dipendenza sistemica dall’importazione di combustibili fossili significa blindare la stabilità macroeconomica degli Stati, disinnescando la vulnerabilità derivante dalle tensioni geopolitiche internazionali.
“Nel nostro libro “Green Jobs” – spiegano Gelisio e Gisotti – abbiamo messo in evidenza come la transizione ecologica e la rivoluzione digitale stiano procedendo di pari passo, ridisegnando i confini di ogni singola professione tradizionale e definendone di nuove. Di fronte alla fame di competenze e alla velocità dei mercati globali, la mappa della green e digital economy traccia il perimetro della sopravvivenza industriale degli Stati e delle imprese. Chi resta indietro perde competitività. Il nostro è un saggio non solo per capire il contesto futuro ma soprattutto per dare indicazioni concrete a chi cerca la sua strada professionale da oggi ai prossimi cinque anni”.
Fonte: comunicato stampa
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