L’Italia è uno scrigno che custodisce tanti tesori: dalle perle artistiche disseminate in tutto il territorio alle prelibatezze della tradizione enogastronomica il Belpaese, a buon diritto, può considerarsi non secondo a nessun altra nazione al mondo. Alcune delle ricchezze che il nostro paese può vantare agli occhi degli stranieri, ci sono anche quelle che non si trovano sul territorio bensì attorno ad esso.
AREA MARINE PROTETTE: I NUMERI DI UN PATRIMONIO BLU
In Italia esistono ben 27 aree marine protette (AMP) oltre a 2 parchi sommersi e, congiuntamente, tutelano circa 228.000 ettari di mare e 700.000 km di costa. Fatti i dovuti calcoli emerge pertanto che il 19,12% delle acque territoriali italiane (quelle, tanto per comprendersi, che si estendono fino a 12 miglia nautiche) rientra all’interno di aree marine protette a vario titolo e nelle quali, a tutela della riproduzione delle specie ittiche e della biodiversità in genere, le attività umane vengono (o meglio, dovrebbero essere) parzialmente o totalmente limitate.
Purtroppo, però, solo l’1,67% delle aree protette sono gestite in maniera efficace poiché, nella quasi totalità dei casi, i pianti di tutela rimangono solo sulla carta e soltanto lo 0,1% è coperto da aree a protezione integrale.
L’ECONOMIA BLU
Insieme a Regno Unito, Spagna, Germania e Francia, l’Italia è tra i maggiori contributori all’Economia Blu dell’UE sia in termini di occupazione (con un contributo combinato del 58%) che per il valore aggiunto lordo (con un contributo combinato del 69%).
Nel 2017, in termini di VAL dell’economia blu dell’UE, il bacino marittimo del Mediterraneo ha fatto registrare 59,6 miliardi di euro (29% del totale a livello europeo) mentre l’Oceano Atlantico ha toccato un risultato di 73,4 miliardi di euro e il Mare del Nord di 63 miliardi di euro. In termini occupazionali, tuttavia, i risultati sono opposti: il 40% dell’occupazione della Blue Economy (1,78 milioni di dipendenti) è di stanza nel Mediterraneo, il 29% (1,29 milioni di dipendenti) nell’Oceano Atlantico e il 20% (0,87 milioni di dipendenti) nel Mare del Nord.
Limitatamente ai dati italiani, a fonte di una quota di occupazione e di VAL che, nell’ultimo decennio (dal 2009 al 2018) è andata diminuendo, dal punto di vista ambientale, con 13.2 milioni di tonnellate annue di Carbonio Blu “sequestrate”, il Belpaese può fregiarsi del valore più alto tra gli stati membri dell’UE nel Mar Mediterraneo.
“APERITIVO BLU – UN TOTEM PER L’OCEANO”
L’11 aprile scorso è stata celebrata la Giornata Nazionale del Mare e, al fine di promuovere il mare come risorsa culturale, scientifica, ricreativa ed economica, nei giorni scorsi si è tenuto “Aperitivo blu – Un Totem per l’oceano”, un incontro live, in diretta sul profilo Instagram del Decennio del Mare per discutere di rispetto dell’oceano e dell’importanza di sensibilizzare la popolazione sulla tutela del mare anche attraverso la letteratura e la cultura.
“La Giornata Nazionale del Mare è un’occasione importante per sensibilizzare soprattutto i più giovani sull’importanza del rispetto e della conoscenza del mare, risorsa di grande valore culturale, scientifico, ricreativo ed economico, per il mondo e per l’Italia in particolare”, spiega Francesca Santoro, specialista di programma della Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’UNESCO e promotrice del Decennio del Mare in Italia.
“Il mare, le zone costiere e le attività ad essi legate svolgono un ruolo fondamentale per il futuro del Pianeta: l’Italia – aggiunge Francesca Santoro – ha un enorme patrimonio che deve proteggere e gestire in maniera efficace, per evitare la distruzione della biodiversità dell’ecosistema marino. Ne beneficeremo non soltanto in termini ambientali ma anche economici. Come emerso dal Rapporto IOC-UNESCO 2021 è necessario che ciascun Paese adotti una gestione 100% sostenibile delle proprie acque nazionali entro il 2025 con azioni combinate (dallo sviluppo di energia rinnovabile basata sull’oceano allo stoccaggio del carbonio nei fondali marini) che potrebbero ridurre il divario delle emissioni fino al 21% su una riduzione di 1,5 °C e fino al 25% su una riduzione di 2 °C”.
Fonte: comunicato stampa

