Mentre il 2023 registra un record per il comparto delle 2 ruote, con un settore italiano fiorente anche in termini di export e al contempo si moltiplicano gli sforzi di enti locali e privati per avere una rete di ciclovie sempre più a servizio dei bike lover, arriva una notizia come un fulmine a cielo sereno. Il Ministro Matteo Salvini, ha infatti annunciato ieri 7 giugno l’introduzione di una serie di misure – casco, assicurazioni, targa e freccia obbligatori per monopattini e bici – uniche a livello mondiale e che possono fortemente disincentivare l’uso del noto mezzo ecologico.
La FIAB interviene e chiede chiarezza
In risposta alla prospettiva di misure e norme ‘anti-bicicletta’ (casco, assicurazioni, targa e freccia obbligatori per monopattini e bici) annunciate ieri dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini nel corso del ‘Question Time’ in Parlamento, FIAB-Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta, la più grande associazione in Italia di ciclisti non sportivi, ribadisce – come già fatto in una lettera inviata al Ministro a febbraio – che agendo in questa direzione non si interviene sulle tre principali cause di incidenti e collisioni stradali ovvero: velocità elevata, distrazione, mancanza di precedenza agli attraversamenti.
FIAB-Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta si appella quindi alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, “per sapere se è d’accordo con la proposta della tassazione punitiva avanzata dal Ministro Salvini che va a colpire anche le famiglie con bambini e che, come sottolinea Confindustria-ANCMA nel suo comunicato, schiaccia il comparto del ciclo che genera un volume d’affari pari a oltre 3,2 miliardi di euro l’anno e, per quanto riguarda il cicloturismo, porta oltre 7 miliardi di euro di indotto, molti dei quali generati da turisti stranieri”.
La misura in controtendenza con le misure degli altri Paesi europei
I provvedimenti annunciati da Salvini metterebbero in campo normative che non esistono in nessun altro paese europeo. Anzi, proprio il Parlamento Europeo ha chiesto incentivi per la diffusione della bicicletta come mezzo di trasporto in città e nel tempo libero, strumento ideale della mobilità sostenibile grazie anche alle e-bike, che agevolano gli spostamenti sul lungo raggio, e alle cargo bike per le consegne nei centri urbani.
In Portogallo, ad esempio, è già stata tagliata l’IVA sull’acquisto delle biciclette, proprio per dare impulso alla mobilità attiva. La Svizzera è stata l’unico stato a sperimentare in passato obblighi analoghi a quelli oggi in Italia, decidendo poi di abolirli più di dieci anni fa perché ritenuti inutili e persino dannosi ai fini della sicurezza stradale.
La norma proposta dal Ministro Salvini, invece, non solo si tradurrebbe in costi per gli italiani ma, di fatto, annienterebbe l’uso della bicicletta, lo strumento che rende possibile una transizione ecologica rapida e che è alla portata economica di tutti.
Più bici vuol dire più sicurezza nelle strade
Come dimostra in cosiddetto “Safety in numbers”, più bici circolano e più si abbassa il livello di rischio di collisioni tra tutti gli utenti della strada e quindi il numero complessivo di morti e feriti. Questa evidenza, acclarata da tutte le statistiche internazionali, è stata già recepita nel Piano Generale della Mobilità Ciclistica approvato nell’agosto del 2022 all’unanimità nella Conferenza unificata Stato-Regioni. Un traguardo importante e non trascurabile per allineare l’Italia agli standard internazionali e per trasformare le nostre strade in luoghi a misura di persone, oltre che di bicicletta. Parliamo infatti di un cambiamento culturale che punta alla riduzione dell’inquinamento, al benessere e a una migliore qualità della vita.
Fonte: comunicato stampa FIAB


