La Rivoluzione Verde nel settore zootecnico

montagne val gardena

In un’epoca in cui la sostenibilità è diventata un imperativo globale, il settore zootecnico si trova al centro di un dibattito critico. Tradizionalmente associato a un elevato impatto ambientale in relazione alle emissioni di gas serra, l’allevamento di animali è però al contempo anche un pilastro fondamentale per la nutrizione e la sicurezza alimentare mondiale. La sfida è, quindi, duplice: come continuare a garantire le risorse alimentari necessarie a una popolazione in crescita, pur migliorando le pratiche per renderle ecologicamente sostenibili. 

Una risposta a tutto ciò può discendere dalla ricerca, studio e adozione di  metodi che possano ridurre l’impronta ecologica della zootecnia e al contempo supportare lo sviluppo socio-economico, soprattutto nelle comunità più vulnerabili. Questo processo non solo è fondamentale per mitigare il cambiamento climatico, ma rappresenta anche un’opportunità strategica per rafforzare la resilienza globale di fronte alle crescenti sfide ambientali.

Modelli di successo della zootecnia sostenibile

A ben vedere, oggi, la zootecnia sostenibile sta già dimostrando il suo valore attraverso esempi concreti di successo in tutto il mondo, evidenziando la fattibilità di un settore più ecologico e attento all’ambiente. Investimenti mirati, uniti a un’attenta ricerca e valutazione delle pratiche, hanno infatti già dato vita a modelli efficaci che migliorano la sostenibilità del comparto. Un esempio emblematico, come riportato nell’articolo “Investimenti nella zootecnia: benefici ambientali, sicurezza alimentare e opportunità economiche” pubblicato sul portale Carni sostenibili, è il lavoro che la FAO sta portando avanti insieme a istituzioni finanziarie di rilievo come la Banca Mondiale, il Fondo Internazionale per lo sviluppo Agricolo (IFAD) e l’International Finance Corporation (IFC). 

Il loro obiettivo è promuovere investimenti finalizzati alla minimizzazione delle emissioni di gas serra e al potenziamento della capacità di adattamento ai cambiamenti climatici in tali ambiti. Tra le iniziative più significative vi è il progetto “Regional Resilient Pastoral Communities Project” dell’IFAD in Kirghizistan. Qui l’ottimizzazione delle colture foraggere e l’attenzione alla salute animale hanno portato a un incremento della produzione del 4% e a una riduzione delle emissioni del 17%. Questo progetto pilota si configura come un modello di riferimento, integrando valutazione d’impatto ambientale e sviluppo di competenze a livello locale, e pone una domanda importante: se tali risultati sono possibili in Kirghizistan, cosa sta accadendo in paesi con un settore agricolo avanzato come l’Italia?

L’agricoltura e la zootecnia italiana: pionieri nella transizione verso un futuro a basse emissioni

Nel contesto europeo, l’Italia si posiziona come leader nella transizione ecologica dell’agricoltura e della zootecnia, andando a delineare un percorso pionieristico verso un’economia resiliente e a basse emissioni. Secondo il rapporto Ispra uscito a maggio 2024,“Le emissioni di gas serra in Italia: obiettivi di riduzione al 2030”, nonostante si sia registrata una generale crescita delle emissioni nel periodo post-pandemico, il comparto agricolo italiano nel suo complesso continua a essere tra i settori più virtuosi. In particolare, l’agricoltura ha mantenuto le proprie emissioni di gas serra al di sotto dell’8% del totale nazionale (7,4%). La zootecnia si distingue ulteriormente, con emissioni che si attestano intorno al 6%. Nello studio si evidenzia anche come il settore abbia registrato, nel 2022, un calo delle emissioni di gas serra del 18,9% dal 1990,.  principalmente a causa della riduzione del numero dei capi, delle superfici e produzioni agricole, della riduzione dell’uso dei fertilizzanti sintetici e dei cambiamenti nei metodi di gestione delle deiezioni. 

“Per l’agricoltura le emissioni si riferiscono principalmente ai livelli di CH4 e N2O, che rappresentano rispettivamente il 67.7% e il 31.5% del totale settoriale”, spiega il nuovo rapporto Ispra: “La diminuzione delle emissioni osservata nel periodo 1990-2022 (-18.9%) è principalmente dovuta alla diminuzione delle emissioni di CH4 da fermentazione enterica (-15.2%), che rappresentano il 47.1% delle emissioni settoriali, e alla diminuzione di N2O dai suoli agricoli (-22.5%), che rappresenta il 25.9% delle emissioni settoriali.” Per quanto riguarda l’uso del suolo, “il cambiamento di uso del suolo e la silvicoltura, dal 1990 al 2022 gli assorbimenti totali in CO2 equivalente sono notevolmente aumentati; la CO2 rappresenta la quasi totalità delle emissioni e degli assorbimenti del settore (96.1%).”

In questo contesto, l’agricoltura e la zootecnia italiane si affermano come settori chiave nella lotta ai cambiamenti climatici, dimostrando che è possibile conciliare produttività e sostenibilità ambientale. L’esperienza italiana diventa così un modello replicabile e un punto di riferimento per un futuro a basse emissioni, orientato alla conservazione e al miglioramento dell’ecosistema globale.

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