Le pratiche agricole che fanno bene al pianeta: “l’agricoltura del carbonio”. Ecco di cosa si tratta

mucche al pascolo in montagna sulle dolomiti

L’Europa con il Green Deal si è posta importanti obiettivi climatici per mettere un freno a quella che sembra una corsa senza ostacoli all’avanzata del climate change. Si parte con la riduzione entro il 2030 del 55% delle emissioni di gas a effetto serra rispetto ai livelli del 1990, un primo passo che dovrebbe poi portare alla neutralità climatica a livello UE entro il 2050.

Per raggiungere questi traguardi anche il settore agricolo svolge un ruolo fondamentale: già tra il 1990 e il 2020 il comparto ha fatto registrare una riduzione delle emissioni climalteranti del  21% (dati  Eurostat) ma non solo. La nuova frontiera per contribuire al raggiungimento della carbon neutrality del vecchio continente passa anche dal Carbon Farming. Di cosa si tratta? 

Le buone pratiche agricole

Il Carbon Farming ha ricevuto negli ultimi anni una crescente attenzione riflettendo appunto  la necessità che il comparto agricolo contribuisca al raggiungimento degli obiettivi climatici dell’UE. Letteralmente questa locuzione significa “coltivazione di carbonio”, ad oggi però non esiste ancora un’unica definizione scientifica o giuridica. In  generale come riportato nell’articolo “Carbon Farming: opportunità concreta per l’allevamento” ,pubblicato sul portale Carni Sostenibili, il carbon farming fa riferimento a tutte le pratiche agricole  in grado di sequestrare il carbonio atmosferico e stoccarlo nel suolo, nelle radici delle colture, nel legno e nelle foglie”. Esso comprende tre tipi di azioni, come indicato nello studio del Parlamento europeo “Carbon Farming- Making agricolture fit for 2030” :  la prima riguarda  il sequestro e lo stoccaggio del carbonio nei suoli, nella vegetazione e nei raccolti; la seconda il contenimento delle emissioni con la prevenzione delle perdite di carbonio già immagazzinato nel suolo e nella vegetazione; infine la riduzione delle emissioni generate dalle attività agricole.

In generale, gli studiosi hanno identificato più di 40 diversi tipi di pratiche agricole in grado di  mitigare le emissioni di carbonio e che spesso sono complementari tra allevamento e coltivazione. Ad esempio, secondo quanto riportato sempre nell’articolo di Carni Sostenibili, “il bestiame al pascolo può aiutare ad aumentare la quantità di carbonio immagazzinata nei terreni erbosi”. Come?  Stimolando le piante “a produrre più radici e ad assorbire così più CO2”.

Per semplificare, l’”agricoltura del carbonio” potrebbe essere suddivisa in 5 principali categorie di interventi: 1) creazione o espansione di sistemi agroforestali, 2) mantenimento e valorizzazione del carbonio organico del suolo, 3) gestione del bestiame e del letame, 4) gestione dei nutrienti su terreni coltivati e pascoli e 5) riunificazione e ripristino delle torbiere.

Qual è il contributo alla mitigazione delle emissioni climalteranti del Carbon farming?

Lo studio del Parlamento Europeo afferma che  il potenziale di mitigazione del carbon farming dell’UE varia tra 101 e i 444 Mt CO2 equivalente all’anno, pari a circa il 3-12% delle emissioni totali annue di gas serra dell’UE. Questo implica, come riportato nella ricerca, che anche considerando la stima più bassa si potrebbe compensare il 26% delle emissioni agricole annuali dell’Unione. Si tratta naturalmente di stime generali che dipenderanno dai progetti che saranno messi in atto dagli operatori pubblici, privati e dagli agricoltori.

Secondo la Commissione Europea, il carbon farming contribuirà a stoccare 42 milioni di tonnellate di CO2 all’anno entro il 2030 rendendo così il settore agricolo centrale per la realizzazione della politica climatica del continente. Il commissario per l’Agricoltura Janusz Wojciechowski ha sottolineato come “L’agricoltura e la silvicoltura sono i nostri alleati nella lotta ai cambiamenti climatici, ne mitigano gli impatti rimuovendo il carbonio dall’atmosfera. L’agricoltura del carbonio rafforzerà il contributo di agricoltori e silvicoltori alla decarbonizzazione della nostra economia […]”.

Già in numerosi paesi della UE si sta dando vita a progetti di carbon farming come ad esempio Danimarca, Paesi Bassi, Belgio, Francia, Spagna e Portogallo, per citarne solo alcuni. Quello che però ora serve è un enorme lavoro di condivisione di informazioni e conoscenze, per far sì che possa efficacemente contribuire alle sfide del cambiamento climatico.

 

Foto: Ludovica Nati

E-cology.it