L’impatto ambientale di Spotify secondo Greenly

Nel suo ultimo studio, Greenly, specialista nella contabilità e gestione del carbonio per le imprese, stima il crescente costo ecologico dello streaming musicale, con un’attenzione particolare a Spotify, il colosso svedese dello streaming di musica online.

L’impatto sarebbe tutt’altro che immateriale: Greenly evidenzia come lo streaming si basi su un’infrastruttura a crescente intensità energetica. Che si tratti di server, reti di trasmissione, centri dati, del crescente uso dell’intelligenza artificiale da parte di Spotify o persino dei dispositivi degli stessi utenti, ogni componente contribuirebbe all’impatto ecologico della piattaforma. Mentre lo streaming video è stato sempre più oggetto di esame, la musica non farebbe eccezione, in particolare quando le playlist vengono riprodotte in loop ogni giorno.

Un “boom sonico” ecologico che passa inosservato

Sebbene Spotify includa una sezione sulla propria impronta di carbonio nel suo rapporto annuale, i dati sarebbero incompleti dal 2021, poiché l’azienda non tiene più conto del consumo di elettricità dei dispositivi degli utenti. Per fornire una stima più completa, Greenly ha utilizzato l’ultimo set di dati completo del 2021 e lo ha adattato per riflettere la crescita degli utenti di Spotify tra il 2021 e il 2025. Nel primo trimestre del 2025, il gigante dello streaming contava circa 678 milioni di utenti, un aumento del 67% rispetto ai 406 milioni del 2021.

Basandosi su questo approccio, Greenly stima che Spotify potrebbe emettere 187.040 tonnellate di CO2 nel 2025, circa 12 volte l’impronta di carbonio più recente della Città del Vaticano. Ciò segnerebbe un aumento del 67% rispetto alle 112.000 tonnellate del 2021, con emissioni medie di circa 1,04 g di CO2 per ora di ascolto. Greenly stima che l’utente medio emetterebbe circa 276 g all’anno ascoltando Spotify: un’impronta relativamente modesta, ma che diventa significativa su scala globale.

Senza le esigenti richieste energetiche dell’elaborazione video, lo streaming musicale produce tipicamente emissioni inferiori, in parte a causa delle dimensioni ridotte dei file. Tuttavia, l’uso costante da parte di milioni di utenti si sommerebbe rapidamente, portando a emissioni complessive considerevoli.

Integrazione video: un’impronta di carbonio maggiore all’orizzonte?

Nel 2024, Spotify ha iniziato a introdurre i video clip per alcuni brani, un passaggio verso un formato significativamente più dispendioso dal punto di vista energetico. Lo streaming di video per un’ora potrebbe generare fino a 55 g di CO2, oltre 50 volte in più rispetto a un’ora di streaming audio. Per ora, la funzione è limitata agli abbonati a Spotify Premium (268 milioni nel primo trimestre del 2025) e l’effettiva adozione rimane incerta. Se la maggior parte degli utenti continuasse ad ascoltare passivamente, con l’app in background e lo schermo bloccato, l’interesse per i contenuti video potrebbe rimanere limitato.

Tuttavia, se Spotify riprogettasse la sua interfaccia per promuovere il coinvolgimento visivo, ad esempio ampliando il suo catalogo di video musicali, l’impatto potrebbe essere sostanziale. Se tutti gli utenti Premium passassero allo streaming video, le emissioni aumenterebbero di circa 3,92 milioni di tonnellate all’anno. In definitiva, l’impatto ambientale dipenderà dalla direzione strategica di Spotify e da come gli utenti risponderanno a questa nuova offerta.

Secondo Alexis Normand, CEO di Greenly, “La digitalizzazione è spesso vista come neutra in termini di emissioni di carbonio. Tuttavia, le modalità di consumo digitali come lo streaming si basano ancora su infrastrutture fisiche tangibili, che continuano ad essere alimentate da combustibili fossili. A volte, questo rende più difficile apprezzare appieno l’impatto ecologico delle proprie azioni.”

Nonostante l’apparente onnipresenza di Spotify, essa rappresenta solo circa il 32% del mercato globale dello streaming musicale, una quota che scende al 23% se si considera tutto l’audio (inclusi radio, YouTube, ecc.). Le emissioni di carbonio di Spotify sono quindi solo la punta dell’iceberg: l’impatto complessivo dello streaming audio è molto più ampio.

La metodologia dello studio

Le stime di Greenly utilizzano i dati di Spotify del 2021 come punto di partenza, includendo il consumo di elettricità dei dispositivi degli utenti. Si presume che le emissioni crescano in modo lineare, seguendo la crescita degli utenti di Spotify fino al 2025. In assenza di dati forniti dal colosso svedese, si presume anche che l’utilizzo e l’efficienza energetica dell’infrastruttura sottostante siano rimasti stabili.

Le emissioni orarie sono state calcolate applicando il tempo medio di ascolto del 2021 (266 ore per utente all’anno) alla base di utenti del 2025, ottenendo una stima di 180,35 miliardi di ore di streaming. La cifra totale delle emissioni per il 2025 (187.040 tonnellate) è stata quindi divisa per questo valore per ottenere una media di 1,037 grammi di CO2 per ora di musica in streaming.

Fonte: comunicato stampa

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