Mense scolastiche tra appalti senza controlli, multe irrisorie e contrasto al cibo spazzatura

I Comuni italiani hanno un problema con gli appalti per le mense scolastiche. È quanto emerge dall’inchiesta di copertina del numero di marzo di Altreconomia. Luca Rondi ha infatti interpellato i 100 enti locali più popolosi d’Italia. I risultati sono preoccupanti: la metà dei 59 che hanno risposto non ha applicato nessuna multa in tre anni (2023-2025) e quattro su dieci nello stesso periodo hanno effettuato meno di 25 ispezioni.

Al di là delle specificità territoriali, il sistema non sembra avere gli anticorpi per prevenire le irregolarità delle aziende protagoniste di un settore che vale 1,7 miliardi di euro l’anno. “Così si svuota il senso della parola ‘controllo’ – spiega Antonio Ciappi, tra i massimi esperti del comparto – alle società conviene non rispettare quanto promesso nella gara d’appalto perché sanno che la probabilità di una sanzione è molto bassa.

Il paradosso delle sanzioni: briciole per le aziende, ma i Nas trovano irregolarità

Nel 73% dei (pochi) casi in cui le sanzioni sono state applicate, l’importo è stato minore di diecimila euro: briciole se si pensa che l’ammontare totale dei contratti presi in esame è di 589 milioni. Le multe incidono quindi per lo 0,2% del valore dei contratti, un peso che suggerirebbe che l’attività delle aziende rasenti la perfezione. Ma la realtà è diversa. Nel 31% delle ispezioni effettuate nel 2025 in tutta Italia dal Nucleo antisofisticazioni e sanità dei carabinieri (Nas), è stata riscontrata un’irregolarità: dalle carenze nella somministrazione delle diete speciali alle scarse condizioni igienico-sanitarie.

La richiesta delle famiglie: cibo locale e stop ai prodotti ultra-processati

Questa situazione si scontra con le richieste delle famiglie. Secondo l’ultimo Rapporto Censis/Coldiretti, l’86% degli italiani ritiene che nelle mense collettive occorrerebbe utilizzare principalmente prodotti locali freschi e di stagione e una percentuale analoga (l’83%) condivide la scelta di vietare per legge i cibi cosiddetti ultra-formulati. Nonostante ciò, la qualità del cibo nei menu scolastici viene promossa a pieni voti solo da un genitore su tre (34%), mentre per il 46% raggiunge la sufficienza e il restante 20% la boccia.

Dai monitoraggi all’emergenza: il problema della frequenza dei controlli

Il modo per rendere efficace i controlli, secondo il tenente Biagio Santorelli, comandante del Nas di Bari, è far sì che siano frequenti, perché “è la costanza che genera effetti positivi”. Il punto però è che, dai dati raccolti da Altreconomia, un comune su due ha fatto meno di 50 controlli nel triennio, mediamente meno di uno al mese. “Oggi, invece, il controllo scatta troppo spesso a seguito delle segnalazioni delle commissioni mensa e a questo punto non si parla più di monitoraggi ma di emergenze”, sottolinea Claudia Paltrinieri, presidente dell’osservatorio indipendente Foodinsider.

Un manifesto per la salute dei bambini e l’educazione alimentare

Le preoccupazioni non riguardano solo la correttezza degli appalti, ma anche la salute dei bambini. “Il bambino non è un piccolo adulto: nei primi anni di vita l’organismo è molto più vulnerabile ai contaminanti presenti negli alimenti”, spiega Ruggiero Francavilla, Professore Ordinario di Pediatria all’Università di Bari. In questo contesto, si inserisce il “Manifesto per l’educazione alimentare“, promosso da Coldiretti, Filiera Italia e Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp). L’iniziativa propone l’introduzione di cibo a km zero nelle mense e il contrasto al cibo spazzatura nei distributori automatici.

Il caso Vivenda: l’ascesa di un colosso tra appalti e vecchie indagini

Mentre si discute di governance pubblica e qualità, colossi della ristorazione come Vivenda Spa macinano un appalto dopo l’altro. Come riporta l’inchiesta di Altreconomia, tra il 2024 e il 2025 il suo fatturato è passato da 300 a 334 milioni di euro. Questo nonostante il gruppo di cui fa parte, La Cascina, sia stata indagata nel 2003 per forniture avariate e nel 2015 abbia ricevuto un provvedimento interdittivo nell’ambito dell’indagine “Mafia capitale”, conclusosi con un patteggiamento. Con 14mila dipendenti e più di 600 milioni di euro di fatturato complessivo, il gruppo La Cascina non conosce ormai più confini.

Fonte: comunicati stampa Altreconomia e Coldiretti

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