Per salvare le città serve il verde, dà benefici per quasi 5 euro per mq l’anno

Recuperare paesaggi perduti per “trovare un compromesso tra memoria e trasformazione” e recuperare ‘infrastrutture verdi’ come strategia di contrasto ai cambiamenti climatici. Sono tanti, ormai, i cambiamenti in corso nelle nostre città: il verde progettato a misura di comunità e nello stesso tempo per frenare gli effetti delle bombe d’acqua e delle ondate di calore sta cambiando il volto di molti centri urbani. Un indice dell’importanza di questi progetti è anche quello economico. Secondo le valutazioni di AIAPP, l’Associazione italiana di Architettura del Paesaggioi benefici ambientali delle aree verdi nelle città (aria pulita, capacità di assorbimento delle acque in eccesso, raffrescamento) arrivano a 4,5 euro per metro quadrato. Un calcolo a cui va aggiunto l’aumento del valore immobiliare ma soprattutto i benefici in termini di qualità della vita e dell’abitare.

A far emergere questi temi, i due appuntamenti che si sono tenuti a Napoli dal 12 al 15 ottobre scorsi. Oltre duecento i partecipanti da tutta Europa e non solo per il più importante convegno annuale a livello internazionale per gli architetti del paesaggio, dove gli ‘specialisti del paesaggio’ si sono dati appuntamento per confrontarsi su esperienze fatte e prospettive future, con un occhio al PNRR, in Italia, e più in generale alla finalità dei finanziamenti in direzione della conversione ecologica. L’evento si è articolato in un convegno dal titolo “Lost Landscapes”, seguito dall’Assemblea generale annuale di IFLA (International Federation of Landscape Architects) Europe, con delegati da 34 Paesi europei. Perché, come ha dichiarato in apertura dei lavori la presidente AIAPP Maria Cristina Tullio, “parlare di paesaggi perduti vuol dire trovare un compromesso tra memoria e trasformazione”.

Un compito ineludibile, nel momento in cui vengono a galla gli effetti deleteri della crisi ambientale e climatica. Che deve essere affrontato con le necessarie competenze tecniche e scientifiche. Non a caso, nella giornata conclusiva dell’incontro internazionale IFLA Europe ha approvato una risoluzione finale, con le richieste degli architetti del paesaggio alla politica. Tale disciplina “si pone come negoziatore tra natura e cultura, tra innovazione tecnologica, ecologica e immaginazione poetica per svolgere un ruolo decisivo nella ricostruzione del significato e del valore delle nostre relazioni con la Terra”, si legge nel documento. “La capacità di trasformare il paesaggio in modo olistico, nel rispetto dei suoi processi evolutivi, leggendo gli strati e le complessità di un territorio, è essenziale per rendere la nostra professione centrale in una strategia per affrontare e guidare le transizioni”, scrivono gli architetti del paesaggio, puntando sulla circolarità, sul riuso, sulla sobrietà nei consumi anche delle risorse naturali a disposizione: “è necessario ridurre il più possibile gli interventi che ‘consumano’, sostituendoli con quelli che ‘producono e si sovrappongono’.

Di qui le richieste indirizzate a Unione Europea e agli Stati membri: serve “promuovere l’importanza di una ‘Governance del Cambiamento’ in senso evolutivo ma consapevole dell’identità, con Nature-based Solutions (NBS) e la capacità di controllare trasformazioni complesse, tipiche dei paesaggi in evoluzione che gli architetti paesaggisti governano con competenza ed esperienza […]; fare in modo che lo zelo per la transizione tuteli anche luoghi e paesaggi attraverso valutazioni di impatto approfondite a prescindere dalla natura dei progetti proposti, […]; evitare la standardizzazione di soluzioni e materiali utilizzando materiali innovativi testati a livello internazionale e soluzioni adattate e inserite nel rispetto delle relative culture; perseguire l’obiettivo di unire le popolazioni, le culture, i paesaggi e la natura con la cultura dei luoghi e dei popoli europei, senza perdere le caratteristiche individuali”.

Gli esempi italiani

Esempi di quello che viene proposto vengono anche dall’Italia dove, per accedere ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, i progetti devono rispettare requisiti precisi come l’accessibilità, la capacità di diminuire le isole di calore, il rispetto di determinati canoni sui materiali in termini di sostenibilità, in coerenza con il green deal. Dunque, un tassello molto importante per un Paese come il nostro, dove cultura, storia e natura sono beni di primissimo ordine, anche da un punto di vista turistico ed economico.

Si va quindi dal restauro del giardino storico Rizzardi a Negrar (VR) al restauro di Palazzo Pfanner a Lucca, per un finanziamento pari a 772.510 euro, nell’ambito del PNRR, nel centro storico di Lucca. E ancora, il giardino storico dell’orto botanico dell’Università di Parma, splendido esempio di giardino all’italiana, o l’esperienza del restauro dell’area dell’Università di Milano nel parco di Monza.

A Palermo, si sta restaurando e recuperando il giardino storico dell’orto botanico del capoluogo siciliano, un’istituzione che ha 230 anni di storia, con 6mila specie presenti oltre alla flora spontanea: uno scrigno di biodiversità. Grazie ai lavori iniziati a gennaio scorso, è stato implementato il giardino dei semplici; sono state introdotte specie rare, è stata costruita una serra delle orchidee che conta oltre 200 specie diverse. Inoltre, i fondi del PNRR serviranno a recuperare i camminamenti settecenteschi, implementare il palmetum – mettendo a dimora altre 35 specie nuove – e il giardino delle succulente, al recupero e alla cura delle alberature di pregio, al recupero e all’efficientamento energetico della serra tropicale. Nello stesso tempo sta partendo il piano di conservazione e gestione programmata del Parco reale di 120 ettari e del giardino inglese della Reggia di Caserta, Patrimonio Unesco, visitata da quasi un milione di visitatori l’anno.

Risalendo lo Stivale, è stata proposta come tema la riqualificazione del parco Paradiso e del parco di via Napoli di Grugliasco (Torino): un appalto da circa 500mila euro, in fase di assegnazione all’impresa già selezionata, partiranno a breve i lavori. Sempre su Torino insistono i progetti pilota europei e programmi speciali relativi al capoluogo piemontese, tutti progetti per mitigare l’emergenza climatica (non finanziati dal PNRR, in questo caso) e si è discusso di un’altra iniziativa che ha coinvolto in particolare il quartiere di Mirafiori Sud, con la creazione di un green corridor.  Roma punta sul progetto della città dei 15 minuti, mentre a Varese partirà la riqualificazione dell’ex macello civico di Varese: 3 ettari circa, dove sorgeranno abitazioni di social housing, edilizia residenziale sociale quindi e uno snodo di politiche alimentari corrette (in questo momento in fase di progetto di fattibilità).

E ancora: il belvedere Puccini a Torre del Lago, un’area di meno di un ettaro, vicino a casa di Puccini, con waterfront e spazio pubblico; il progetto di paesaggio della mobilità in ambito naturalistico protetto (non parte del PNRR) relativo al parco naturale regionale della Lessinia, tra Verona, Vicenza e Trento, un’area di 100 km2, con la riqualificazione della strada forestale di Giazza; il parco della pace a Vicenza, un ex aeroporto, 65 ettari dove grazie alla riqualificazione sono stati fatti ritrovamenti archeologici e paleologici, e ritrovamenti bellici – 180 bombe. Oggi il parco è un bacino di laminazione, raccoglie fino a 100mila metri cubi di acqua, con un sistema dei canali, e permette il riuso dei vecchi hangar aeroportuali.

In tutti i progetti – è stato evidenziato da molti degli interventi agli stati generali dell’architettura del paesaggio di Napoli serve il contributo di una serie di professionalità, per evitare di rovinare i paesaggi e per curare, in un’ottica di rigenerazione ecosistemica, riconnettendo il capitale umano e naturale. Restano tuttavia alcune criticità. Il nodo è la trasparenza: le risorse del PNRR stanno andando tutte in questa stessa direzione? E quelle del Next Generation Eu?

Fonte: comunicato stampa

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