Secondo i dati più recenti del Sistema europeo di informazione sugli incendi boschivi, l’Italia ha subito un’ondata di 424 incendi di vasta portata nel 2025, che hanno distrutto una superficie di circa 65.000 ettari. Questo dato rappresenta una crescita allarmante del 44% nel numero di roghi rispetto alla media annuale del periodo 2006-2024. A peggiorare la situazione contribuiscono una gestione inadeguata del territorio e l’incremento delle temperature legato al cambiamento climatico, con ripercussioni negative che vanno dal degrado del suolo alla minaccia per la sicurezza alimentare e l’economia del paese.
Il legame tra incendi e salute del suolo
Praveena Sridhar, CTO del movimento Save Soil, commenta così la situazione: «Gli incendi boschivi non sono più solo un’emergenza estiva, ma sono collegati alla salute del suolo e alla desertificazione a lungo termine. I suoli sani e vivi trattengono acqua e umidità sufficienti a garantire la riduzione degli incendi boschivi diffusi. Sostenere gli agricoltori italiani nella transizione verso un’agricoltura rigenerativa per aumentare la resilienza e il ripristino dei terreni dopo gli incendi è una priorità sia ambientale che economica».
Come il degrado del suolo alimenta gli incendi
Il degrado del suolo favorisce le condizioni che portano agli incendi boschivi, trasformando ecosistemi resilienti in paesaggi infiammabili. Un suolo sano e ricco di materia organica agisce come una spugna naturale, trattenendo l’umidità che mantiene la vegetazione idratata e meno incline alla combustione. Quando il suolo perde questa capacità fondamentale, le piante si seccano e muoiono, creando grandi quantità di “combustibile” per gli incendi. Questo ciclo di siccità e vulnerabilità, causato dal degrado del suolo, trasforma i paesaggi in polveriere, dove una sola scintilla può innescare incendi catastrofici.
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La situazione italiana, tra suoli poveri e inquinamento
Le pianure coltivate nel Sud e nelle isole hanno già livelli di materia organica inferiori all’1-2%, il che aumenta il rischio di incendi boschivi che, a loro volta, potrebbero distruggere la vegetazione superficiale e i microrganismi del suolo, creando un circolo vizioso. La cenere e i detriti degli incendi, inoltre, possono trasportare residui tossici nei fiumi e nelle falde acquifere, peggiorando problemi già esistenti legati all’uso di pesticidi, alle elevate concentrazioni di nitrati nella Pianura Padana e ai 15.000 siti potenzialmente contaminati monitorati dall’ISPRA.

Le conseguenze tangibili del degrado
Ogni anno, l’Italia perde 8,3 tonnellate di suolo per ettaro continentale, il dato più allarmante in Europa. I paesaggi bruciati sono particolarmente vulnerabili all’erosione idrica. Gli incendi, infatti, distruggono la vegetazione che protegge il terreno, lasciandolo esposto alle piogge intense. Questo processo non solo riduce la fertilità, ma aumenta anche il rischio di frane e alluvioni, che interessano circa il 23% del territorio nazionale. Il costo annuale del degrado del suolo in Italia è di circa 400 milioni di euro, una cifra destinata ad aumentare a causa dei danni provocati dagli incendi.
Investire nel suolo per un futuro sostenibile
La Coldiretti ha quantificato in 400 milioni di euro il costo annuale della perdita di suolo per l’agricoltura. Questi dati economici sono un chiaro monito: la tutela del suolo non è solo un costo, ma un investimento essenziale. La transizione verso un’agricoltura sostenibile, il rimboschimento e l’adozione di tecniche come l’agricoltura senza aratura non solo possono mitigare il degrado del suolo, ma anche creare sistemi agricoli più resilienti e redditizi, in linea con l’obiettivo di sviluppo sostenibile (SDG) n. 15.3 delle Nazioni Unite.
L’allarmante legame tra il degrado del suolo e il crollo della biodiversità globale
Fonte: comunicato stampa


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