I cambiamenti climatici sono una minaccia sotto diversi punti di vista. A pagarne le spese ad esempio sono diverse specie del Mediterraneo a rischio estinzione. Tra quelle che potrebbero letteralmente sparire vi è la Pinna nobilis, il mollusco bivalve più grande del Mare Nostrum. Ma c’è chi studia per capire come salvarlo. A raccontarci di più dell’attuale situazione e del progetto di ricerca LIFE PINNA è Alessandro Midlarz, responsabile comunicazione del LIFE per conto di Triton Research, società specializzata in divulgazione e sensibilizzazione su temi scientifici, in particolare legati alla biodiversità degli ecosistemi marini.
Che cosa è Pinna nobilis o “nacchera di mare”?
Pinna nobilis è il più grande mollusco bivalve del Mediterraneo ed è una specie endemica, quindi vive solo in quest’area. Ha una conchiglia che può raggiungere il metro di lunghezza e ha un ruolo ecologico estremamente vario. Il suo habitat di riferimento sono i fondali sabbiosi e si trova di frequente anche nelle praterie di Posidonia oceanica, contribuendo quindi a dar vita a uno degli ecosistemi più complessi e preziosi dei nostri mari.
Perché sta rischiando l’estinzione e perché è così importante per l’ecosistema salvare questa specie?
In passato si potevano trovare decine di esemplari in un fazzoletto di fondale, ma a partire dal 2016 la specie è stata colpita da un’epidemia causata dall’azione congiunta di alcuni microrganismi, tra cui protozoi e batteri, che ha determinato una mortalità senza precedenti degli individui. In pochi anni è stato registrato un tracollo di oltre il 95% delle popolazioni in tutto il Mediterraneo. Per questo motivo la IUCN (Unione Internazionale della Conservazione della Natura) ha riclassificato Pinna nobilis come Critically Endangered, in “pericolo critico di estinzione”.
È importante tentare di salvarla perché una di quelle specie che sono definite “strutturanti”, cioè creano habitat e favoriscono la biodiversità. Pinna nobilis, infatti, dà rifugio e sostegno a molte altre specie di invertebrati, contribuisce ad assorbire CO2 e ha una grande capacità di filtrazione. Si stima che un esemplare adulto in un giorno filtri fino a 3000 litri d’acqua e contribuisca a mantenere limpida la colonna d’acqua.

È davvero salvabile? Se sì, cosa si sta sperimentando?
Il progetto europeo LIFE PINNA è attivo dalla fine del 2021 in Italia e in Slovenia e ha il duplice obiettivo di monitorare e proteggere le popolazioni sopravvissute, ma anche individuare procedure e strumenti per avviare un ripopolamento del bivalve nei suoi habitat di riferimento, in particolare in alcune aree pilota che sono già state individuate, monitorate e analizzate per essere certi che nelle acque non siano presenti patogeni.
I cambiamenti climatici stanno tuttavia complicando lo sviluppo del progetto perché i ricercatori si devono confrontare con condizioni ambientali sempre più estreme, come testimonia il record di temperatura media delle acque del Mar Mediterraneo registrato nel corso dell’estate 2024. Le alte temperature del mare potrebbero, infatti, giocare un ruolo importante nella diffusione dell’epidemia e altri fenomeni, come l’esplosione della mucillagine nell’Adriatico, rallentano ulteriormente il reperimento di esemplari ancora vivi.
Ciononostante i ricercatori di LIFE PINNA, in particolare i biologi di ARPAL, Istituto Nazionale di Biologia della Slovenia, Shoreline, Università di Genova e Università di Sassari, stanno portando avanti le attività: hanno condotto i monitoraggi dei fondali in Alto Adriatico, Mar Ligure e Sardegna e avviato le procedure per l’allevamento in cattività. Con le analisi genetiche hanno escluso la presenza di organismi patogeni pericolosi per Pinna nobilis anche sugli esemplari vivi selezionati per i trapianti.
Quando c’è stato il primo tentativo di trapianto?
Nell’autunno del 2023, è stato effettuato il primo trapianto di quattro individui dalla Laguna Veneta al Mar Ligure, nell’Area Marina Protetta di Capo Mortola (IM), e nell’estate 2024 è stata la volta del secondo trapianto in Liguria e del primo in Slovenia. Un’altra azione molto importante del progetto riguarda il tentativo di riproduzione in cattività, un’impresa mai realizzata con questa specie.
Per ora un grande risultato è già stato ottenuto: i ricercatori dell’Università di Genova sono riusciti a ottenere la fecondazione di Pinna nobilis portando lo sviluppo larvale a dimensioni mai raggiunte in precedenza. Infine, per contrastare la scarsità di dati su esemplari vivi, sono stati coinvolti direttamente i comuni cittadini. È stata avviata una campagna di Citizen Science denominata “Segnala la Pinna!”, che permette a chiunque si imbatta in un esemplare sui nostri fondali di inviare, tramite il sito del progetto, la propria segnalazione. In questo modo sono già stati raccolti e validati decine di avvistamenti.

LIFE Pinna è un progetto in cui partecipano più Stati. La cooperazione scientifica è un elemento fondamentale?
Assolutamente sì. I ricercatori di LIFE PINNA collaborano anche con scienziati di altri progetti. Nell’ambito dell’ISMS24, il Simposio Internazionale delle Scienze Marine che si è svolto a luglio a Valencia, Triton Research, il partner responsabile della comunicazione, ha organizzato con l’Università Cattolica di Valencia e Imedmar un intenso evento di networking tra LIFE PINNA e il progetto affine LIFE PINNARCA. Da quella tavola rotonda di ricercatori, è poi nato un piano d’azione che coinvolge anche importanti organizzazioni internazionali come SPA-RAC e IUCN, e sono stati coinvolti altri ricercatori di varie discipline, dall’ecologia alla riproduzione, che studiano Pinna nobilis in tutto il bacino Mediterraneo con l’idea di mettere in condivisione in modo trasparente le conoscenze attuali e sviluppare nuove strategie di intervento.


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