Finalmente è arrivata la tanto attesa primavera. Anche se nel corso dell’inverno non abbiamo di certo patito per le basse temperature, infatti l’ultimo inverno dal punto di vista climatologico si posiziona come come il quinto più caldo a livello planetario. Quanto emerge dall’analisi della Coldiretti su dati Noaa (National Climatic Data Centre) che, registrando le temperature mondiali dal 1880, ha rilevato che quest’inverno la temperatura combinata della terra e della superficie degli oceani è superiore di +0,90 gradi nella media del ventesimo secolo.
In Europa salgono sempre di più le temperature
Secondo i dati del sistema europeo Copernicus Climate Change Service (C3S) in Europa temperatura media dell’ultimo inverno è stata addirittura di 1,44 gradi superiore alla media della stagione 1991-2020.
Nell’inverno 2022/2023 in Gran Bretagna le temperature sono state superiori alla media di 0.2 gradi, mentre in Germania l’anomalia è stata addirittura di 1,5 gradi. E’ allarme siccità anche in Francia, dove le alte temperature incidono sulla produzione di fiori destinati ai profumi. Stessa sorte per la Spagna dove per la mancanza di precipitazioni non ci sono le ghiande per alimentare i maiali destinati al prelibato Pata negra e a soffrire sono anche le esportazioni di ortofrutta.
L’Italia combatte con la siccità e il caldo fuori stagione
Situazione fuori controllo anche in Italia. Secondo l’analisi della Coldiretti, sulla base dei dati Isac Cnr, le alte temperature invernali (1,21 gradi in più della media storica) hanno lasciato il nord Italia a secco con precipitazioni al di sotto della media dopo un 2022 in cui è caduta il 30% di pioggia in meno.
A fare le spese di questa situazione i grandi laghi con percentuali di riempimento che vanno dal 22% del lago di Como al 38% del lago di Garda fino al 44% di quello Maggiore, mentre il livello idrometrico del fiume Po al Ponte della Becca è sceso a -3,2 metri, come in piena estate, e si registra anche lo scarso potenziale idrico stoccato sotto forma di neve nell’arco alpino ed appenninico.
A preoccupare è anche l’innalzamento dei livelli del mare in Italia con l’acqua salata che sta già penetrando nell’entroterra bruciando le coltivazioni nei campi e spingendo all’abbandono l’attività agricola. La risalita del cuneo salino, ossia l’infiltrazione di acqua salata lungo i corsi dei fiumi, rende inutilizzabili le risorse idriche e gli stessi terreni con uno scenario che è più che preoccupante per l’economia agricola proprio nella valle del Po.
Il crisi climatica mette in ginocchio l’agricoltura
La mancanza di precipitazioni sta condizionando le scelte delle aziende agricole che si stanno spostando da mais e riso verso colture come soia e frumento.
Il caldo fuori stagione ha stravolto completamente i normali cicli colturali e di conseguenza anche le offerte stagionali presenti su scaffali e banchi in questo periodo dell’anno con l’arrivo delle gustose primizie, dagli asparagi alle fragole, dai piselli alle fave, dai carciofi alle zucchine.
L’agricoltura è l’attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici con i danni provocati dalla siccità e dal maltempo che rischiano quest’anno di superare quelli del 2022 quando hanno raggiunto i 6 miliardi di euro.
Fonte: comunicato stampa Coldiretti – Photo by shell_ghostcage from Pixabay


