Quali sono i comparti ad avere un notevole impatto ambientale? Da quali discendono le quote maggiori di emissioni climalternanti? Quanto incidono il comparto agricolo e specificamente quello dell’allevamento? Per rispondere a queste a altre domande siamo andati a indagare partendo da dati scientifici.
Sulla base dei dati contenuti nei report “National Inventory Report 2021” e “Informative Inventory Report 2021” dell’ISPRA, diffusi nel mese di aprile, il numero delle emissioni annue in atmosfera durante il 2019 è calato. In particolare, si nota come questa diminuzione possa essere riconducibile alle innovazioni che si sono sviluppate negli ultimi anni nel campo dell’energia. Si registra infatti che sono aumentate sia le energie rinnovabili sia l’efficienza energetica. Pur trovandoci di fronte ad una situazione migliore degli anni precedenti non possiamo però ancora ritenerci “virtuosi”. Per soddisfare le richieste dell’uomo in fatto di risorse, sarebbero necessarie quasi 2 Terre (per la precisione 1,8 secondo i dati del Global Footprint Network).
Quali sono i settori che generano il maggior numero di emissioni
Secondo i dati divulgati dall’ISPRA nei due report sopracitati, i settori che generano il maggior numero di emissioni sono quelli dell’energia e dei trasporti, responsabili all’incirca della metà delle emissioni di gas climalteranti. Per entrambi, tra l’altro, rispetto ai dati del 1990 (anno di confronto per i report), si registra come i consumi abbiano raggiunto addirittura un aumento del 3,2% nel 2019.
Per quanto riguarda il settore dell’energia, nel 2019 è stato registrato un taglio di emissioni pari al 33% (sempre rispetto ai dati del 1990), il tutto nonostante vi sia stato un notevole aumento sia nei consumi di energia elettrica (da 218,7 a 301,8 Terawattora) sia nella produzione di energia termoelettrica (da 178,6 a 195,7 TWh).
Nello stesso arco temporale, per i trasporti si registra un aumento di circa il 22% nei chilometri percorsi dai veicoli, anche se è da sottolineare come questi ultimi siano sempre più efficienti e si faccia sempre maggior attenzione ad investire in forme di combustibili a minor impatto ambientale.
L’allevamento non è la principale causa di emissioni di gas serra
Negli ultimi anni ha preso sempre più piede l’idea che fossero gli allevamenti, in particolare quelli bovini, a generare il maggior numero di emissioni di gas serra. Ma siamo proprio sicuri che i problemi del clima siano legati agli allevamenti? Una risposta l’ha data per Carni Sostenibili il professor Giuseppe Pulina in questo articolo in cui, dati alla mano, conferma che “i trasporti ad esempio inquinano ed impattano sull’atmosfera molto più degli allevamenti. Non solo, le emissioni di metano dovute alla produzione di carne bovina rientrano in un “ciclo biogenico”, cioè non si accumulano in atmosfera dando luogo all’effetto serra. Le emissioni fossili di trasporti e settore energetico, invece, vanno accumulandosi di anno in anno portando ad un sempre maggiore riscaldamento globale.”
In effetti analizzando i dati diffusi dall’ISPRA, si evince il fatto che nel nostro Paese solo il 7,1% delle emissioni di gas serra è attribuibile al settore agricolo, mentre altri comparti hanno un’incidenza decisamente più alta: i trasporti con il 25,3% o le industrie energetiche con il 23.7%. Approfondendo ancor di più si nota come, sempre in Italia, poco più del 5% delle emissioni siano da additare al settore dell’allevamento – che rappresenta il 79% del comparto agricolo -. Ma come mai nel nostro Paese questo dato è molto più basso rispetto alle stime mondiali della FAO (14,5%)? I motivi sono principalmente due: sia gli standard italiani in agricoltura, che sono più attenti alla sostenibilità in confronto a quelli di altre nazioni e continenti, sia la nostra dieta mediterranea, in cui è previsto un consumo di carne inferiore rispetto alla media occidentale.
Cosa è successo in Italia nel 2020
A causa della pandemia di Coronavirus, con il ricorso di molti paesi ai lockdown, nel 2020 abbiamo assistito ad un crollo del traffico, che ha generato un calo ancor maggiore di emissioni. Come riportato dall’ISPRA, sulla base di prime elaborazioni dei dati del 2020, la limitazione degli spostamenti e la chiusura delle attività si sono tradotte, almeno per l’Italia, in una riduzione del 9,8% delle emissioni rispetto all’anno precedente.
C’è stata inoltre una forte contrazione della domanda di energia elettrica (-12,6%) e una riduzione dei consumi energetici sia nel settore industriale (-9,9%) che in quello dei trasporti (-16,8%).
Cosa dimostrano i dati ISPRA
Questo ci fa capire quanto il ricorso ad alcune misure preventive possa incidere sulla riduzione delle emissioni di gas climalteranti e quanto i settori come quello dell’energia o dei trasporti abbiano un peso nella bilancia delle emissioni.
Coldiretti ha commentato questi dati, esaminando il fatto che l’emergenza sanitaria non ha fermato gli allevamenti italiani, garantendo sempre i rifornimenti alimentari alle famiglie, e che il crollo delle emissioni sia la conseguenza della la riduzione delle attività di industrie e trasporti.
Inoltre, di questo argomento si è parlato anche nel corso del webinar “Allevamenti bovini e transizione ecologica” organizzato da CIA agricoltori italiani, durante il quale si è portato all’attenzione il fatto che “Nonostante sia un settore strategico per l’economia nazionale, con un fatturato di 40 miliardi di euro e 270 mila imprese coinvolte tra produzione e trasformazione, e sebbene abbia compiuto enormi passi avanti sulla strada della sostenibilità, arrivando a pesare appena il 5,2% sul totale delle emissioni di CO2 che si riversano sull’ambiente, deve ancora difendersi da visioni allarmistiche e messaggi fuorvianti non suffragati dai dati che incidono negativamente sulla filiera e sui consumatori”.
Anche il ministro delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli, ha avuto modo di commentare questi temi in un videomessaggio per l’evento Cia, durante il quale ha affermato che: “Da parte del Mipaaf, c’è costante attenzione e supporto al settore, anche nei confronti di fake news e attacchi mediatici. La filiera zootecnica italiana è ai primi posti nel mondo per la qualità e, da tempo, gli allevatori hanno avviato un percorso improntato alla sostenibilità”. Secondo il ministro “ci sono i margini per rendere i nostri allevamenti ancora più green in un’ottica circolare, tramite l’utilizzo razionale delle risorse naturali e fino alla produzione di energia in azienda” e per accompagnare i produttori in questo passaggio gli strumenti e le risorse sono messi a disposizione dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e dalla contemporanea riforma della PAC”.
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