Nel dicembre del 2019 davanti a davanti al porto di Genova, all’imbocco del terminal container di Voltri, fu avvistata una famiglia di orche che rimase lì davanti, in evidente difficoltà, per circa due settimane. Da questo incredibile ed emozionante avvistamento è nata l’ispirazione che ha portato alla scrittura del libro “Lasciami andare – Quando le orche arrivarono a Genova“. Abbiamo intervistato l’autrice Claudia Fachinetti, biologa marina e giornalista, per farci raccontare qualcosa di più.
La natura è tra le tue più grandi passioni, come la coltivi?
Amo immensamente camminare nei boschi e godere dei suoni della natura. Hanno potere rigenerante e di farmi dimenticare di tutto. Poi torno a casa e subentra il desiderio di mettere su carta, scrivendo, la magia che ho appena vissuto. Che sia un articolo di divulgazione o una storia per ragazzi, l’importante per me è diffondere il potere della natura.
Ecologisti si nasce o ci si può diventare. Tu ci sei nata?
Ho imparato a fare tutti i versi degli animali molto prima che a parlare e mi gettavo al collo di ogni bestiola incontrata, cane, piccione o gatto che fosse. Già da piccola amavo disegnare e scrivere di natura e soprattutto leggerla nelle riviste di viaggi e divulgazione, nei romanzi e nei libri enciclopedici. Credo di aver sempre avuto il sangue verde che scorre nelle vene. Pensavo che da grande avrei fatto la scienziata, invece sono diventata giornalista e autrice ma i temi scientifici sono rimasti lo stesso il fulcro del mio lavoro e sono il mio personale contributo alla salvaguardia della natura.
Di cosa parla e come nasce l’idea del libro Lasciami andare?
Lasciami andare racconta dell’incredibile e emozionante storia della famiglia di orche che nel dicembre del 2019 arrivò davanti a Genova e lì rimase, in evidente difficoltà, per circa due settimane. È una vicenda che ho seguito con trepidazione ed emozione, rivelazione dopo rivelazione, giorno dopo giorno, e che fin da subito ho capito valesse la pena raccontare fedelmente e, allo stesso tempo, cercare di appassionare anche chi di scienza di solito non si interessa.
Chi dovrebbe leggere Lasciami andare
Consiglio la lettura di Lasciami andare a ragazzi dagli 11 anni in su, soprattutto, perché si trovano in quella fase di vita in cui devono capire chi sono e imparare ad affrontare le proprie paure per trovare la propria strada, come la protagonista, come le orche. Tuttavia è un libro adatto a tutti, anche ai più grandi, a chiunque sia affascinato dalle orche e dal mare – visto che tra un capitolo e l’altro ci sono anche box scientifici di approfondimento – o semplicemente a chi deve affrontare un “cambio di rotta”. Nel libro, infatti, si parla anche di sogni e di come questi, nel tempo e anche in età adulta, possano cambiare. A volte non è facile accettarlo e rimettersi in carreggiata. A me è successo ma poi ho trovato una quadra.
Come nasce la decisione di scrivere per i più giovani e renderli co-protagonisti dei tuoi libri?
I ragazzi hanno cuore e mente più aperta fondamentalmente, anche se in ognuno di noi resta quel pezzetto più integro che ogni tanto freme per le emozioni che viviamo. Inoltre quando ho capito che non avrei fatto la scienziata ma la divulgatrice, perché ero sicuramente più portata, volevo comunque avere un ruolo “educativo” e diffondere i temi della sostenibilità e cultura ambientale.
Consigliaci qualche lettura che suggeriresti a tutti
Consiglierei sicuramente “La paura del leone” di Chiara Morosinotto, biologa, che affronta un tema che ci accumuna tutti, prede e predatori, la paura e la gestione di essa. Poi suggerirei anche “Il coccodrillo ha il cuore tenero” di Willy Guasti, noto divulgatore della rete, che parla di tutti i tipi di famiglie animali e della gestione dei piccoli.Film, serie tv, podcast: c’è qualcosa che consiglieresti ai nostri lettori?
Ho visto di recente “Il quinto giorno”, una serie ispirata al romanzo di fantascienza dello scrittore tedesco Frank Schätzing, che racconta della ribellione di tutte le creature marine all’uomo e di come invece sia fondamentale trovare un modo sostenibile per tutti di convivere. Fa riflettere, anche se è irrealistico, sulla fragilità della terra e al predominio dell’uomo. Lo consiglio a tutti i ragazzi e ai loro genitori.
Come film mi sento invece di suggerire la visione de “La quercia e i suoi abitanti, un documentario che racconta la vita attorno ad una grande quercia attraverso gli occhi dei suoi inquilini. Lo consiglio a grandi e piccini per imparare come siamo tutti connessi.
Come podcast in tema natura mi piace ascoltare “Science, please” di Roberto Palladino, Sky Tg24.


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