La tariffa multioraria, da tempo considerata un vantaggio con consumatori che pianificano l’uso degli elettrodomestici ad alto consumo energetico in momenti specifici, ha subito un declino negli ultimi anni. Questo cambiamento è dovuto alla crescente adozione delle energie rinnovabili e alcambiamento delle abitudini di consumo – ad esempio l’aumento dei consumi durante l’estate – portando a un vero e proprio “fallimento” delle tariffe multiorarie domestiche. È quanto emerge dall’analisi condotta da Selectra.
Fasce multiorarie: perché non sono più così vantaggiose
Lo studio ha evidenziato come la differenza di prezzo tra le varie fasce è ormai talmente irrisoria da non garantire più un reale risparmio per gli utenti, anche concentrando i consumi nelle fasce 2 e 3. Le tariffe multiorarie sono state originariamente pensate e introdotte con l’obiettivo di incentivare un comportamento consapevole e volto all’efficientamento energetico, spingendo i cittadini a consumare meno nelle ore di punta, così da evitare sovraccarichi nella rete.
Basti pensare che nel 2012 l’AEEG (attuale ARERA) stimava che, se l’insieme delle famiglie italiane avesse spostato il 10% dei consumi nei periodi più favorevoli, si sarebbe ottenuta una riduzione di 450mila tonnellate l’anno di CO2 (la stessa quantità equivalente a 180.000 voli A/R Roma/New York). Di fatto, se almeno i due terzi dei consumi si fossero concentrati nelle fasce serali, ci sarebbero stati grandi risparmi in bolletta per i clienti domestici. Effettivamente, rivela un sondaggio condotto da Selectra, il 43,6% degli italiani è tuttora molto attento alle fasce orarie.
Eppure, secondo l’analisi di Selectra, dal 2007 al terzo bimestre del 2024, le differenze di spesa tra tariffa monoraria e bioraria del Mercato Tutelato e del Mercato Libero si sono via via assottigliate, fino a raggiungere appena l’1,1% nel secondo trimestre del 2024.

Il ruolo delle rinnovabili
L’arrivo delle fonti rinnovabili ha cambiato radicalmente volto al mercato energetico, rendendo le tariffe multiorarie, così come sono adesso, obsolete. A contribuire a questo cambiamento del mercato è stato, in particolare, il fotovoltaico, che nel 2012 vantava 13 GW di potenza a fronte degli oltre 30 GW raggiunti a fine 2023. Non consumando combustibile, le fonti rinnovabili hanno costi ridotti di produzione: nelle ore diurne, il fotovoltaico sostituisce sempre di più le onerose centrali alimentate a fonti fossili.
Nel frattempo, il prezzo del gas è aumentato, facendo salire il costo della produzione termoelettrica, su cui si poggia il sistema energetico in assenza delle rinnovabili. Gli effetti si sono visti in particolare nelle ore serali e notturne (cioè le fasce F2 e F3, pensate originariamente per essere più economiche).
La situazione è quindi radicalmente cambiata nell’ultimo decennio al punto tale che, a oggi, anche l’utente più attento a consumare secondo le fasce orarie ottiene risparmi in bolletta davvero minimi.

Puntare su una nuova tariffazione oraria anzichè fasce orarie
Le fonti rinnovabili come eolico e fotovoltaico sono intermittenti, dunque soggette a oscillazioni relative alle condizioni metereologiche che ne determinano la variabilità della produzione. Per Selectra, dunque, sarebbe utile ragionare in termini non più di “fasce orarie” ma piuttosto di “tariffazione oraria”, sviluppando pratiche di demand-response in modo da incentivare il consumo dell’energia elettrica nei momenti di maggior disponibilità e quindi di maggiore convenienza economica.
L’esempio della Spagna
A sostegno di questa tesi, in Spagna esiste già un mercato con 24 prezzi orari ogni giorno che variano a seconda della domanda e dell’offerta e con i quali il consumatore può orientarsi e, se adeguatamente educato e sensibilizzato, ottenere un risparmio notevole. Secondo i dati dell’Autorità spagnola CNMC (Comisión Nacional de los Mercados y la Competencia), infatti, ben il 32,7% delle famiglie ha tenuto molto conto della differenza dei prezzi nelle diverse ore del giorno, adattando le proprie abitudini di consumo: un buon modello da cui ispirarsi per i consumatori di energia italiani.
Fonte: comunicato stampa



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