Il tasso dei resi degli acquisti online può raggiungere il 30%, ma all’ambiente (e ai costi) chi ci pensa?

resi costi economici e ambientali from Pexels

Dati allarmanti arrivano dal “Report sulle spedizioni e-commerce 2023”, realizzato da Packlink in collaborazione con Retail Economics, che testimonia come il numero dei resi degli acquisti online sia elevatissimo, specie se paragonato a quelli in negozio. Gran parte delle persone vorrebbe che fosse sempre gratuito, ma dietro a un reso si celano costi economici e ambientali. 

A tutto questo pensano in pochi anche se c’è chi – anche tra i rivenditori – cerca di porre un freno. Infatti, sono già diverse le realtà che hanno deciso di far pagare un supplemento per la restituzione dei prodotti online.

I giovani più favorevoli al reso a pagamento

Sempre dal “Report sulle spedizioni e-commerce 2023”, emerge che i clienti non prenderebbero bene la soluzione che vede l’applicazione di commissioni sui resi. Ma non tutti sono totalmente contro quest’ idea, in particolar modo i più giovani sarebbero disposti a pagare un supplemento per il reso. Quindi la sfida per i rivenditori è il tentare di fermare la pratica del reso facile senza però compromettere le vendite.

Spedizioni più lente e fuori casa per preservare l’ambiente (e il portafogli)

Se i resi per i rivenditori rappresentano una problematica, anche le spedizioni possono andare a gravare sul costo finale (e sull’impronta ambientale del bene)Gran parte dei clienti è disposto a rinunciare alle spedizioni veloci e optare per punti di ritiro fuori casa – come emerge dallo stesso Report – pur di non pagare di più in caso di un eventuale aumento dei costi di spedizione. 

Queste soluzioni vengono considerate – come spiega il Report – più rispettose dell’ambiente e meno inquinanti. Infatti, distribuendo più pacchi ad un punto di ritiro il corriere non dovrebbe fare più tappe per la consegna e di conseguenza si riducono le emissioni prodotte.

Fonte: comunicato stampa Packlink/Foto from Pexels

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