Riccio comune e riccio africano: cosa bisogna sapere (e cosa non fare)

cosa sapere per adottare riccio africano

È vietato tenere un riccio? O si può tenere? E in che caso? Cosa fare se ne trovo uno ferito? Se adotto (legalmente) un riccio, che cosa è fondamentale sapere per il suo benessere?

Il riccio, con la sua simpatica figura arrotondata e gli aculei protettivi, è un animale che suscita curiosità e affetto ma purtroppo per questo a volte viene quasi scambiato per un pelouche. Inoltre, poco si conosce sulle diverse specie esistenti, su come prendersene cura o su ciò che è vietato. Per chi desidera avvicinarsi a questi piccoli mammiferi, è importante conoscere le differenze tra il riccio comune europeo e il riccio africano, e soprattutto le normative che regolamentano la loro detenzione.

Partiamo con alcune informazioni sul riccio comune, quello europeo, per proseguire grazie all’aiuto di Lisa Bueti Coordinatrice ufficio soci e circoli presso Legambiente ma che, per questo articolo, abbiamo contattato in qualità di “pet parent” di una famiglia di ricci africani.

Il Riccio Comune: Un Protetto della Natura

Il riccio comune europeo (Erinaceus europaeus), noto anche come riccio europeo, è un membro della famiglia Erinaceidae e si nutre principalmente di insetti.

In Italia, il riccio autoctono gode di particolari tutele. È infatti protetto dalla legge 157 del 1992, che ne vieta uccisione, cattura, commercio e detenzione e lo annovera tra gli animali protetti. Pertanto, non è possibile tenerlo in casa come animale domestico. Le normative possono cambiare da Paese a Paese ma generalmente ne viene vietata la detenzione.

Se trovate un riccio che sta bene

Se incappate in un riccio durante una passeggiata nella natura, è importante agire con cautela e rispetto. Se il riccio non sembra ferito o in pericolo, va obbligatoriamente lasciato nel suo ambiente naturale. Ricordate che i ricci sono animali notturni e sono attivi prevalentemente di notte. Tuttavia, se il riccio è ferito, o visibilmente malato, o se trovaste un cucciolo da solo durante il giorno, potrebbe aver bisogno di aiuto. A questo dedico il paragrafo seguente

Come aiutare un riccio in difficoltà

Se vi trovate di fronte a un riccio ferito o in difficoltà, il modo corretto e lecito di agire è contattare un Centro di recupero animali selvatici CRAS, il Servizio veterinario dell’ASL o i Carabinieri forestali. Esiste un’app (Gaia observer)* – che ho scoperto grazie a Antonino Morabito, Responsabile nazionale fauna e benessere animale di Legambiente  – gratuita, che tra i servizi di Legambiente offre, sempre gratuitamente, a tutti i cittadini i contatti dei CRAS e delle ASL più vicine a dove ci si trova. La legge non consente di prenderli per nutrirli o curarli presso le abitazioni private ma, oltre al divieto di legge, dobbiamo sapere che questi animali richiedono cure specializzate. In attesa dell’intervento dei soggetti preposti, ad aiutarvi potrebbe essere anche una telefonata al Centro di recupero ricci La Ninna la cui storia è stata raccontata anche da diversi libri, inclusa una fiaba scritta da Claudia Facchinetti.

Il piccolo riccio africano 

Il riccio africano, invece, che in Italia non si trova in natura, è ammesso al commercio e alla detenzione come animale da compagnia, più piccolo del cugino europeo, viene infatti anche detto pigmeo. Parliamo di batuffolini di poche centinaia di grammi, la cui lunghezza va 13 ai 20 cm, simile a quella di una cavia peruviana, con una vita media di 5-7 anni in cattività.

Come prendersi cura di un riccio africano

Riccio Africano. Foto di Lisa Bueti

Adottare un riccio africano non è una decisione che va presa a cuor leggero. Lisa cosa è fondamentale sapere e quando adottare un riccio africano non è una buona idea?

Potremmo riassumere con uno slogan: un riccio africano è per molti, ma non per tutti. È un animale delicato, di natura schivo e timoroso, curioso e solitario, che ama la tranquillità, è attivo soprattutto di notte e si nutre prevalentemente di insetti vivi: è bene tenerne conto prima di adottarlo. Ci vuole tempo, pazienza, tanto studio e osservazione per conquistare la sua fiducia e imparare a gestirlo in modo corretto, ma potenzialmente è capace di creare un legame speciale con la persona che se ne prende cura. È opportuno informarsi bene su quali siano le sue abitudini prima di accoglierlo ed evitare di adottarne uno se in casa si hanno già altri animali, con cui la convivenza sarebbe nella maggior parte dei casi difficile o bambini piccoli, che non sarebbero in grado di rispettarne l’indole e le esigenze.

È fondamentale anche poter contare sull’esperienza e il supporto di allevatori esperti e di un buon veterinario specializzato in animali esotici.

Secondo te di quali spazi ha bisogno un riccio africano e che ambiente è fondamentale garantire loro?

Come prima cosa è importante specificare che deve essere ospitato in casa: a differenza del suo parente europeo, infatti, non va in letargo e non può essere lasciato in giardino o sul balcone. Ha bisogno di vivere tra i 25 e i 30 gradi; quindi, bisogna dotarsi di una lampada o un tappetino riscaldante per poter garantire la giusta temperatura anche nella stagione fredda.

È necessaria una teca piuttosto ampia e con pareti lisce (no gabbie!), per evitare che arrampicandosi possa farsi male e una tana di poco superiore alle sue dimensioni dentro cui nascondersi.

La teca dovrebbe essere posizionata in un ambiente tranquillo, dove abbia la possibilità di non essere disturbato troppo durante il giorno, quando riposa.

I ricci africani non sono dei peluche! Anche se ci ispirano tenerezza, è fondamentale conoscere come prendersene cura. Tu puoi dare qualche consiglio in base alla tua esperienza personale?

Intanto vi direi: non regalatelo! È un animale straordinario e assolutamente magnifico da osservare e con cui interagire, ma è fondamentale essere preparati prima di ospitarne uno: meglio che l’adozione sia il frutto di una scelta consapevole e informata.

Se decidete di adottarlo, scegliete con cura anche da chi prenderlo: sono animali molto incompresi e maltrattati, anche e soprattutto nei negozi che vendono animali.

Troppo spesso capita di acquistarne o adottarne uno, come nel mio caso, in condizioni di salute non ottimali o addirittura con una gravidanza in corso non segnalata. Ed è molto complicato poi ritrovarsi a gestire un animale in queste condizioni e trovare delle buone adozioni.

Cosa mangia?

L’alimentazione è un altro aspetto importantissimo da tenere in considerazione per mantenere un riccio africano attivo e in buona salute: il suo regime alimentare prevede principalmente una dieta molto varia a base di insetti vivi, da integrare con un po’ di crocchette e umido per gatti, un po’ di frutta e verdura.

Anche il movimento è fondamentale: in natura, per procacciarsi il cibo, il riccio africano percorre anche diversi km in una sola notte, ma in cattività tende all’obesità, quindi oltre a una dieta ben bilanciata, sarà necessaria una ruota o un recinto dove poter fare attività fisica in sicurezza e sgranchirsi un po’ le zampette.

La tua riccetta ha avuto dei cuccioli e hai divulgato un appello sui social per l’adozione “consapevole”. Questo articolo-intervista serve anche a questo. Chi ti può contattare e cosa loro vorresti dire oltre a quanto già riportato?

Cuccioli di Riccio Africano. Foto di Lisa Bueti

Sono diventata nonna di 6 splendidi ricci africani praticamente per caso, quando Meggy, la loro mamma, era con me solo da un mese. È stata indubbiamente una delle esperienze più emozionanti della mia vita. Vorrei però che a nessuno fosse imposta questa condizione, soprattutto per non sottovalutare la fatica della gestione di una famiglia così particolare e numerosa: ora sento una grande responsabilità nel trovare loro le giuste adozioni.

Per questo ho scelto di non cedere i cuccioli ai negozi di animali, scelta che sicuramente sarebbe stata più semplice, ma che non avrebbe garantito loro un futuro dignitoso.

Promuovo le loro adozioni in famiglie diverse, in cambio della gratuità, purché si impegnino a prendersene cura in modo consapevole e responsabile, offrendo loro la formazione necessaria e tutto il mio supporto.

→ Link all’annuncio delle adozioni: https://www.subito.it/vi/539240273.ht

Mi parlavi di un canale social da seguire per chi ne volesse sapere di più…

Il profilo instagram @ricciocapricciomb. Mai più senza. Melania, la volontaria che lo gestisce, è una ex allevatrice espertissima in ricci africani: è lei che mi ha trasferito con pazienza ed entusiasmo la maggior parte delle conoscenze che ho acquisito su questi splendidi animali, riuscendo anche ad impedirmi di commettere tanti errori. Ed è sempre lei che mi sta aiutando a gestire le adozioni con il progetto ADOTTAMI, trovando e formando le famiglie giuste a cui affidare quelli che ormai considero i miei nipotini e nipotine spinosi.

È il mio punto di riferimento ormai quotidiano, insieme al mio veterinario.

Se state considerando l’idea di accogliere un riccio in famiglia, leggete le tantissime informazioni che troverete nel suo canale, saranno preziose per voi come lo sono state per me.

Foto articolo: Lisa Bueti

E-cology.it