L’economia di guerra e la crisi climatica non sono fenomeni separati, ma parti dello stesso sistema: mentre il pianeta si surriscalda e gli ecosistemi collassano, governi e istituzioni continuano a investire risorse crescenti nel riarmo, rafforzando un modello che accelera la devastazione ambientale e sociale.
È l’evidenza che emerge da “Guerra al Pianeta! L’economia di guerra e i suoi impatti sull’ambiente e il clima”, la monografia a cura di A Sud e Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali in collaborazione con Associazione Culturale 46° Parallelo, che analizza il legame strutturale tra industria bellica, crisi ecologica e disuguaglianze globali, mettendo in luce come la militarizzazione non sia una risposta alla crisi, ma uno dei suoi principali motori.

La pubblicazione racconta come il comparto militare sia tra i più energivori e opachi dell’economia globale, con un impatto climatico enorme e spesso non contabilizzato, e come l’aumento della spesa militare si concentri proprio nei paesi maggiori responsabili delle emissioni climalteranti.
La monografia è divisa in due parti: la prima approfondisce il legame tra sistema fossile, industria bellica e politiche di riarmo; la seconda propone focus geografici che mostrano come questi processi si manifestano concretamente nei territori, tra conflitti, estrazione di risorse e devastazione ambientale.
Le pagine di questa pubblicazione sono anche un invito a riflettere sulle conseguenze della demolizione del Green Deal europeo, ormai diventato un War Deal, tra investimenti impiegati per il Rearm Europe e i programmi di difesa nati grazie all’impiego di destinate alle coesione territoriale, i signori della guerra sembrano ormai aver imposto il loro piano di ripresa e resilienza.
Tenere traccia la tossicità di questo piano è un esercizio utile per iniziare a sabotarlo.
Fonte: comunicato stampa


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