Second hand: scopri l’app gratuita che trasforma il tuo Comune in un mercatino digitale

mercatino usato seconda mano

Con l’arrivo della bella stagione, si accende il desiderio di avventure all’aria aperta, viaggi e rinnovamenti per la casa. Questa spinta al cambiamento spesso si manifesta nella ricerca di nuovi oggetti, come una tenda da campeggio più spaziosa per una famiglia in crescita, un ombrellone per rinfrescare il giardino o una tavola da SUP per esplorare le acque. Tuttavia, prima di cedere all’impulso dell’acquisto, esiste un’alternativa più vantaggiosa sia per il portafoglio che per il pianeta: esplorare il mercato dei beni second hand disponibili a livello locale.

Fino ad oggi le due uniche opzioni erano: recarsi fisicamente nei mercatini dell’usato e al Centro del Riuso oppure spostare la propria ricerca su piattaforme online, andando incontro però a costi di spedizione elevati e al rischio di truffe favorite da un uso improprio dell’Intelligenza Artificiale. Adesso c’è una terza via, che nasce da una spinta pubblica al riuso e alla riduzione dei rifiuti.

Una nuova piattaforma pubblica per il riuso a km 0

Comuni e gestori di igiene ambientale hanno infatti la possibilità di mettere a disposizione della propria comunità un’unica grande Bacheca del riuso virtuale, all’interno della quale confluiscono gli annunci di oggetti usati ma in buono stato, offerti da privati cittadini o disponibili presso il locale Centro del Riuso. La Bacheca è fruibile attraverso Junker, l’app multilingue e scaricabile gratuitamente, che in più di 3mila Comuni viene già usata da milioni di famiglie per accedere ai servizi ambientali del proprio territorio.

Come in qualsiasi piattaforma, i privati possono liberamente inserire annunci, con foto, del prodotto di cui ritengono di non avere più bisogno. C’è un unico vincolo: gli scambi devono avvenire all’interno del territorio servito, così da annullare i costi economici e ambientali del trasporto.

Parallelamente, la Bacheca viene alimentata grazie all’integrazione con uno dei più diffusi gestionali per i Centri del Riuso comunali, CDRi Manager. Quando un bene fa il suo ingresso nel Centro del Riuso, un operatore lo classifica e lo censisce. In automatico il software carica i nuovi oggetti sulla Bacheca in app, per essere consultabili e prenotabili dagli utenti comodamente da smartphone. I cittadini possono anche impostare notifiche e alert per le tipologie di oggetti di loro interesse.

“Quest’innovazione rappresenta un punto di svolta nel percorso di informatizzazione dei Centri del Riuso”, evidenzia Massimo Riccetti, responsabile Area Centri del Riuso di Risorse Coop ETS. “Si va ben oltre la mera dematerializzazione della modulistica. Di fatto, viene azzerata la distanza fisica tra i Centri e i loro fruitori, ossia i cittadini, garantendo oltretutto piena trasparenza del servizio. Grazie all’integrazione del nostro software gestionale con la Bacheca del riuso di Junker, gli utenti possono infatti verificare real-time i risultati concreti dei Centri del Riuso del proprio territorio e valutare, numeri alla mano, l’effetto reale delle politiche ambientali”.

Centri del riuso: anche il MASE spinge per la loro diffusione

In Italia il primo Centro del Riuso è stato aperto nel 2011 a Lammari, una frazione del comune di Capannori (Lucca). Negli ultimi dieci anni questi spazi hanno iniziato a diffondersi in tutto il Paese, affermandosi come buone pratiche per prevenire la produzione dei rifiuti e ridurre i costi di smaltimento, ma anche come luoghi di incontro, solidarietà e inclusione lavorativa. Per la prima volta il Decreto Ministeriale n. 91 del 26 marzo 2026 ha inserito nella disciplina dei centri di raccolta un riferimento esplicito ai Centri del Riuso, invitando gli enti locali a “individuare spazi da destinare all’esposizione temporanea di beni usati e funzionanti, direttamente idonei al riutilizzo, finalizzata allo scambio tra privati”.

Oggi, in mancanza di un censimento ufficiale, basandosi sulle fonti disponibili e i propri contatti, il team di Junker ne ha mappati oltre 200, concentrati soprattutto tra Lombardia, Emilia Romagna, Marche, Veneto e Toscana. Purtroppo la maggior parte sono ancora poco conosciuti e frequentati dai cittadini. In base a un recente sondaggio proposto da Junker ai cittadini di Ancona, il 23% dei rispondenti ammette di non sapere se nel proprio Comune ci sia o meno un Centro del Riuso e solo il 7% lo frequenta più volte al mese. La maggioranza (57%) ci fa un salto a malapena una o due volte l’anno.

Un doppio obiettivo: meno rifiuti, più partecipazione

Eppure il mercato del second hand in Italia continua a crescere: una recente indagine dell’Osservatorio Second Hand Economy condotto da BVA Doxa rivela che negli ultimi dieci anni il numero di italiani che ha acquistato abiti o oggetti usati è cresciuto da 19 milioni nel 2014 a 26 milioni nel 2023. Da fenomeno fino a poco tempo fa di nicchia, il riuso è diventato mainstream, con ricadute molto interessanti anche dal punto di vista economico. Parliamo infatti di un settore con oltre 100mila addetti in Italia, che movimenta oltre 232.000 tonnellate di beni (VIII Rapporto Nazionale sul Riutilizzo).

Il principale freno al successo dei Centri del Riuso sembra quindi essere la scarsa conoscenza o familiarità con il servizio, più che una presunta diffidenza verso l’usato.

“Siamo partiti proprio da qui, dai bisogni concreti del settore, per sviluppare una soluzione altamente evoluta, volta a supportare le comunità locali nella diffusione di modelli di consumo più sostenibili”, sottolinea Noemi De Santis, responsabile comunicazione di Junker app. “È un caso unico in Italia, che, sfruttando l’enorme community di Junker, crea le condizioni ideali per incentivare uno sharing a km 0 tra privati e potenziare la visibilità del Centro del Riuso comunale, che cessa di essere un semplice magazzino fisico di beni usati e diventa un hub digitale dell’economia circolare“.

Così l’opzione del riuso diventa ancora più sostenibile, concorrendo alla prevenzione dei rifiuti, che è uno degli obiettivi centrali della politica ambientale dell’Unione Europea ed è esplicitamente prevista tra gli obiettivi globali dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

Fonte: comunicato stampa

E-cology.it