Sicurezza energetica ‘made in EU’: quanto ci costa davvero fare a meno dei paesi extra-UE? Meno di quanto pensi

Secondo recenti dati di S&P Global Energy, la capacità produttiva occidentale è già superiore alla domanda annuale di nuove installazioni fotovoltaiche dell’Unione Europea. Con una base installata multi-gigawatt e team locali anche nell’Europa orientale, i produttori occidentali di inverter sono pronti ad aumentare la capacità in pochi mesi, mentre l’UE elimina progressivamente gli inverter provenienti da Paesi ad alto rischio dai finanziamenti pubblici.

I dati di S&P Global Energy

Mentre l’Unione Europea si prepara a escludere dai finanziamenti UE gli inverter provenienti da Paesi ad alto rischio, la domanda decisiva non è più politica, ma pratica: i produttori occidentali sono davvero in grado di rifornire il mercato? Secondo i dati di S&P Global Energy, società specializzata in market intelligence, la risposta è inequivocabile. La capacità produttiva occidentale è già pari all’intera domanda annua di installazioni in Europa. Inoltre, secondo una recente indagine condotta da ESMC (European Solar Manufacturing Council), i produttori occidentali di inverter sono già saldamente presenti sul territorio anche nell’Europa orientale, con una base installata multi-gigawatt, team locali di assistenza e la capacità di incrementare in modo significativo la propria operatività nell’arco di pochi mesi.

Secondo S&P Global Energy, la capacità produttiva europea di inverter si attesta a circa 104 GWac. A questa si aggiungono oltre 120 GWac di capacità produttiva disponibile da parte di produttori nelle Americhe e nella regione Asia-Pacifico, esclusa la Repubblica Popolare Cinese. La capacità produttiva europea disponibile per la sola domanda europea supera i 53 GWac, sempre secondo S&P Global Energy: un valore che corrisponde quasi alla capacità delle installazioni fotovoltaiche previste nell’UE nel 2025.

La disponibilità di prodotto non è il collo di bottiglia. La possibilità di sostituire i fornitori ad alto rischio esiste già oggi”, ha dichiarato Christoph Podewils, Segretario Generale di ESMC.

I produttori occidentali sono già presenti nell’Europa orientale

Il quadro è altrettanto chiaro nell’Europa orientale. Un’indagine ESMC condotta tra sei produttori occidentali ha evidenziato la presenza di una base installata complessiva di circa 14 GW in otto mercati – risalente indicativamente al 2010 – oltre a circa 330 addetti alle vendite e all’assistenza presenti sul territorio. Non si tratta quindi di nuovi operatori: queste aziende operano nella regione da quasi quindici anni.

La Polonia guida questo scenario: tutti e sei i produttori occidentali oggetto dell’indagine sono attivi nel Paese, con una base installata di 4.430 MW. Seguono Ungheria, con 1.831 MW, Repubblica Ceca, con 1.468 MW, e Romania, con 1.147 MW. Poiché nell’Europa orientale sono attivi anche altri fornitori occidentali, questi dati rappresentano una stima prudenziale.

Sicurezza energetica a costi sostenibili

La sicurezza energetica, inoltre, non comporta costi proibitivi. Secondo l’analisi di Wood Mackenzie, optare per un inverter occidentale implica un aumento di circa il 2% sul costo di un progetto utility-scale o commerciale, mentre in ambito di inverter di stringa residenziali si arriva al 3-4%. È importante sottolineare che i mercati dell’Europa orientale sono sostanzialmente in linea con Germania e Spagna: non esiste uno svantaggio strutturale di costo nell’acquistare prodotti occidentali nei Paesi dell’Est.

L’inverter è il cervello di ogni impianto fotovoltaico. Chi controlla il cervello controlla la rete. Il dibattito sulla capacità dell’Europa di emanciparsi dagli inverter ad alto rischio è risolto: la capacità produttiva esiste, i produttori sono presenti e nell’Europa orientale operano da quindici anni”, ha aggiunto Podewils.

I dati sono stati presentati nel contesto della decisione dell’UE di interrompere il flusso di fondi pubblici verso progetti energetici che si basano su inverter di fornitori provenienti da Paesi ad alto rischio: Cina, Russia, Iran e Corea del Nord. La misura si applica a tutti gli strumenti finanziari dell’UE e, per sua natura, non può essere aggirata attraverso la delocalizzazione della produzione o la creazione di filiali in Paesi terzi.

Fonte: comunicato stampa

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