Nel tranquillo silenzio delle profondità acquatiche, i pesci zebrafish stanno offrendo agli scienziati una finestra sorprendente sulle complessità del comportamento animale e sulla natura universale dell’apprendimento. Una recente ricerca dell’Università di Ferrara rivela che questi piccoli abitanti delle acque dolci, nonostante una semplice apparenza, mostrano preferenze comportamentali che sfidano le nostre aspettative, aprendo nuove prospettive sulle capacità cognitive dei pesci e sui benefici dell’arricchimento mentale. Confrontati con la scelta tra la facilità e la sfida, gli zebrafish navigano queste opzioni con una sorprendente somiglianza ai comportamenti umani, offrendoci preziose lezioni sulla psicologia dell’apprendimento e del benessere animale.
Pigro come un pesce
La pigrizia non è solo una prerogativa umana: anche i pesci tendono a evitare la fatica. Una ricerca dell’Università di Ferrara ha rivelato che gli zebrafish, proprio come noi, preferiscono soluzioni rapide e semplici quando ne hanno la possibilità, schivando compiti più complessi. Tuttavia, quando si “ingegnano” e affrontano sfide più impegnative, ne traggono un beneficio. Anche per loro, quindi, lo sforzo cognitivo sembra avere effetti positivi: stimolare la mente, insomma, è vantaggioso perfino in fondo al mare!

Metodologia dello studio sugli zebrafish
Lo studio, condotto dal Laboratorio di Biologia Comportamentale del Dipartimento di Scienze della Vita e Biotecnologie di Unife e pubblicato su Applied Animal Behaviour Science, ha utilizzato gli zebrafish per indagarne le abilità cognitive. I pesci protagonisti della ricerca hanno dimostrato di saper apprendere rapidamente come risolvere semplici puzzle per ottenere una ricompensa alimentare, rimuovendo piccoli dischi di plastica che bloccavano l’apertura di un distributore di cibo.
Etologia applicata e benessere animale
Nello stesso studio, il gruppo di ricerca si è posto un ulteriore quesito: i pesci sono davvero coinvolti nei compiti cognitivi proposti, oppure agiscono solo per necessità, spinti unicamente dalla ricerca di cibo? La domanda di ricerca sorge nell’ambito dell’etologia applicata e del benessere animale.
Con grande sorpresa del gruppo di ricerca, sei zebrafish già esperti, che avevano imparato a risolvere il puzzle senza difficoltà, quando messi di fronte alla scelta tra cibo facilmente accessibile e quello nascosto all’interno del puzzle, hanno scelto la via più semplice quasi nel 90% dei casi.
Studiare fa bene, anche ai pesci
Il gruppo di ricerca si è poi chiesto cosa accadrebbe se gli animali dovessero risolvere un rompicapo ogni volta per ottenere il cibo. Hanno quindi suddiviso un gruppo di zebrafish in due condizioni: un gruppo poteva accedere al cibo liberamente, mentre l’altro poteva alimentarsi solo dopo aver risolto un puzzle che implicava l’apertura di un distributore di cibo. In questo modo, il secondo gruppo era costantemente esposto a un compito cognitivo. Successivamente, il benessere dei pesci di entrambi i gruppi è stato valutato tramite specifici indicatori comportamentali.

“Dopo 14 giorni – spiega la Dott.ssa Chiara Varracchio, studentessa del Dipartimento di Scienze della vita e biotecnologie che ha sviluppato questo progetto per la sua tesi di laurea magistrale – i pesci sottoposti al compito cognitivo hanno mostrato livelli di stress inferiori rispetto al gruppo di controllo, esibendo comportamenti più naturali e rilassati durante le nostre osservazioni. Questo ci porta a concludere che gli arricchimenti cognitivi migliorano il benessere dei pesci in cattività.”
Benessere animale: un’equazione complessa, soprattutto per i pesci
Il tema del benessere animale sta ricevendo sempre più attenzione, sia a livello sociale che legislativo, con un numero crescente di normative nazionali e internazionali che impongono ai produttori di garantire condizioni adeguate per gli animali allevati.
Hanno contribuito allo studio Elia Gatto, Chiara Varracchio, Cristiano Bertolucci, e Tyrone Lucon-Xiccato dell’Università di Ferrara. Lo studio fa parte di un progetto PON ricerca e innovazione 2014-2020 co-finanziato dall’Unione Europea.
Fonte: comunicato stampa



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