Viaggi in camper, addio stereotipi: ecco chi è il camperista 4.0

Mentre l’Italia e altri Paesi riflettono su come gestire il sovraffollamento turistico (overtourism) e cercano nuovi percorsi di sviluppo, il turismo all’aria aperta si rivela un settore economico di straordinaria importanza. La sua vitalità è confermata da cifre significative: un fatturato nazionale di 8,5 miliardi di euro, una previsione di 20 milioni di turisti in Europa per il 2025 e un tasso di nuove immatricolazioni di veicoli che supera di gran lunga la media europea.

È in questo scenario di grande fermento che si inserisce il Salone del Camper – Caravan Accessori Percorsi e Mete. L’evento, che si terrà a Fiere di Parma dal 12 al 20 settembre 2026 con la collaborazione di APC (Associazione Produttori Caravan e Camper), è un crocevia fondamentale dove si incontrano costruttori, appassionati e destinazioni turistiche. Essendo la manifestazione leader in Italia e la seconda in Europa, il Salone rappresenta un osservatorio privilegiato per interpretare le nuove tendenze, ascoltare le voci dei protagonisti e anticipare le future direzioni di un mercato in continua trasformazione.

Ed è proprio per analizzare più da vicino questo mondo che è stata realizzata l’indagine “Il tuo stile di viaggio”. Lanciata ad inizio aprile, la survey si è posta l’obiettivo di dare voce alla community dei camperisti, offrendo così un ritratto aggiornato e autentico di un popolo di viaggiatori in costante evoluzione.

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L’identità del camperista 4.0

Il turismo open-air italiano ha un’identità precisa e supera gli stereotipi che tradizionalmente lo accompagnano. È quanto emerge dalla survey “Il tuo stile di viaggio” promossa dal Salone del Camper, che ha raccolto le risposte di un campione rappresentativo di visitatori tracciando il profilo di un viaggiatore più adulto e più consapevole di quanto comunemente si pensi.

L’immaginario collettivo associa ancora il camper a una vacanza di nicchia, spesso stagionale, con una forte connotazione familiare e generazionale. I dati raccontano invece una realtà diversa: quello open-air è oggi un modo di viaggiare trasversale, che attraversa età, composizioni familiari e aree geografiche del Paese. I partecipanti alla survey arrivano da ogni regione italiana – dalla Sicilia al Trentino, dalla Campania al Piemonte – con una distribuzione che tocca tanto le grandi aree metropolitane quanto le province minori, segno di un fenomeno radicato nel tessuto nazionale. Comprendere chi è oggi il camperista significa quindi leggere un pezzo importante della domanda turistica italiana, capace di anticipare tendenze che coinvolgono anche settori contigui: enogastronomia, turismo lento, outdoor experience, mobilità sostenibile. 

campeggiatori con camper e roulotte. Turismo all'aria aperta

Addio cartolina: il fascino delle mete minori

Il primo dato che rompe lo stereotipo riguarda il senso stesso del viaggio. Il 75% degli intervistati cerca paesaggi autentici, il 69% la libertà di esplorare. E mentre il mare resta la meta più amata (52%), i piccoli borghi (35%) e la montagna (35%) si contendono il secondo posto, staccando nettamente le città d’arte (17%). Il camperista italiano non cerca la cartolina, cerca il territorio: la valle che non compare nelle guide, la strada panoramica senza nome, il borgo dove il bar è ancora il centro della vita sociale.

È un cambio di paradigma che riflette una tendenza più ampia del turismo contemporaneo: il rifiuto dell’esperienza preconfezionata e la ricerca di luoghi ancora capaci di raccontare una storia reale. Il camper, in questo senso, è molto più di un mezzo di trasporto: è uno strumento di libertà: permette di deviare dall’itinerario, di seguire il ritmo del luogo anziché quello dell’agenda. Si viaggia per respirare, non per collezionare check-in: una sensibilità che rappresenta un patrimonio prezioso per tutti i territori italiani che faticano a farsi conoscere con gli strumenti del turismo tradizionale.

Il camperista, risorsa per i territori e antidoto all’overtourism

Due camperisti su tre restano entro i confini nazionali. Il 66% dei partecipanti alla survey trascorre le vacanze in Italia, trasformando il veicolo ricreazionale in un vero e proprio moltiplicatore dell’economia dei luoghi minori. Lo confermano i criteri con cui sceglie le proprie tappe: il 54% cerca cibo e prodotti a chilometro zero e il 46,5% premia le strutture che sostengono produttori e artigianato del territorio. Il turista itinerante, di fatto, ridistribuisce valore nei borghi e nelle aree interne, fuori dai circuiti dell’overtourism.

C’è però una dimensione che va oltre il dato economico. Il camperista rappresenta una figura di turista “lento” che entra in relazione con il territorio in modo diverso rispetto al visitatore di giornata: si ferma più a lungo, mangia dove mangiano i residenti, frequenta il mercato del paese, scopre prodotti e mestieri che altrimenti resterebbero fuori dai radar del turismo tradizionale. È un turismo a bassa intensità e alto impatto culturale. In un momento storico in cui l’Italia si interroga sulle conseguenze dell’overtourism nei grandi attrattori e sullo spopolamento delle aree interne, il viaggiatore open-air si configura come una risposta naturale a entrambe le sfide: alleggerisce le mete sature e porta presenza, vita e attenzione dove serve di più. È un modello che merita di essere raccontato, studiato e sostenuto come parte integrante di una strategia turistica nazionale più equilibrata.

Un camper per ogni età: coppie, smart worker e amici a quattro zampe

La composizione dei gruppi di viaggio racconta un’altra trasformazione in corso. Il 66% parte in coppia, segnalando come il camper si sia emancipato dall’immaginario esclusivo della vacanza con figli piccoli per diventare il mezzo privilegiato di coppie giovani, adulte e senior. Accanto a questo fenomeno emerge con forza quello del pet-travel: il 25,7% viaggia stabilmente con il proprio cane, una percentuale più che doppia rispetto a chi viaggia con gli amici. Un segmento ormai strutturale, che trova nel veicolo ricreazionale la risposta più libera dalle limitazioni di hotel, treni e aerei.

Dietro questi numeri si legge un cambiamento culturale profondo. Coppie senza figli, empty nesters con i ragazzi ormai autonomi, professionisti dello smart working on the road, pensionati attivi in cerca di nuove esperienze: tutti trovano nel camper uno spazio di libertà condiviso, intimo e flessibile. È un mezzo che si adatta ai ritmi della vita adulta – la spontaneità del fine settimana lungo, la voglia di un viaggio rallentato, la possibilità di partire senza prenotazioni – e che risponde a un’esigenza di autenticità relazionale, non solo paesaggistica.

La voce pet-travel merita un’attenzione a sé. Il cane, sempre più percepito come membro della famiglia, è spesso un vincolo per le forme tradizionali di vacanza: restrizioni negli hotel, gabbie in aereo, limitazioni sui treni. Il camper abbatte tutte queste barriere e diventa un abilitatore di libertà per un segmento di viaggiatori in costante crescita, che chiedono strutture, aree sosta e servizi realmente pet-friendly. È un fenomeno sociale che incrocia tendenze più ampie sul rapporto tra umani e animali domestici, e che sta ridisegnando parte dell’offerta turistica.

Sostenibilità sì, cresce l’alfabetizzazione ecologica

Emerge l’immagine di un pubblico informato, attento e capace di distinguere, anche quando si tratta di riconoscere il greenwashing. Il 76% dà fiducia a una struttura quando trova riscontri concreti e il 67% considera la sostenibilità un valore che dovrebbe già far parte dell’offerta di base. Solo il 4% cerca attivamente la certificazione internazionale GSTC, che resta ancora poco conosciuta e rappresenta un’opportunità di comunicazione per il settore. I camperisti apprezzano i risultati misurabili – meno plastica, energia rinnovabile, filiera corta – più delle dichiarazioni generiche. Non a caso, il 57% indica proprio la gestione virtuosa dei rifiuti come primo criterio nella scelta di una struttura.

Lo confermano anche altri dati della survey: il 70% valuta la presenza di un contesto naturalistico intatto come elemento prioritario, attribuendogli il punteggio massimo. E quando si tratta del verde nelle strutture, gli intervistati premiano la sua dimensione funzionale – l’ombra naturale degli alberi, la progettazione degli spazi esterni, il refrigerio durante la sosta – più di quella puramente estetica di prati curati e giardini ornamentali. È un pubblico che vive il verde come bene primario e pratico, prima ancora che estetico, e che chiede quindi coerenza tra ciò che viene dichiarato e ciò che viene praticato. Questa lucidità rappresenta un’opportunità importante per il settore: le strutture davvero virtuose – quelle che investono in pratiche concrete anziché in comunicazione – hanno terreno fertile per farsi riconoscere, perché oggi conta il fare, non il comunicare. Il viaggiatore open-air ha sviluppato un’alfabetizzazione ecologica matura, aiutata anche dalla pratica quotidiana della gestione delle risorse a bordo: chi vive in camper conosce il valore dell’acqua, dell’energia, della gestione dei rifiuti, e trasferisce questa consapevolezza nella scelta delle strutture. È un pubblico, in altre parole, che sa leggere tra le righe.

Un popolo che non conosce stagioni

Il 91% degli intervistati possiede un veicolo ricreazionale come mezzo principale di viaggio, e oltre l’80% sceglie regolarmente le aree sosta camper. Numeri che confermano come il turismo open-air non sia una moda stagionale, ma una scelta identitaria e duratura, con un pubblico fedele e in espansione verso nuove fasce demografiche.

Essere camperista, oggi, significa appartenere a una cultura condivisa fatta di linguaggi, competenze, pratiche e solidarietà reciproca: dalle informazioni scambiate nelle aree sosta ai consigli sugli itinerari meno noti, fino alle reti di mutuo soccorso che si attivano tra viaggiatori. È un mondo che non si esaurisce nel momento del viaggio ma continua a vivere tutto l’anno, attraverso eventi, raduni, pubblicazioni specializzate e canali digitali.

Fonte: comunicato stampa

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