La sicurezza e la sostenibilità del nostro sistema alimentare sono minacciate su più fronti. Da un lato, la progressiva perdita di terreni fertili a causa della cementificazione mette a rischio la capacità produttiva nazionale. Dall’altro, una quantità enorme di cibo viene sprecata lungo tutta la filiera, dalle case dei consumatori fino alla ristorazione. In questo scenario complesso, la ricerca scientifica si muove per sviluppare colture più resistenti, offrendo una speranza per il futuro dell’agricoltura.
Cemento e degrado: un danno da 1,2 miliardi di euro per l’agricoltura italiana
La cementificazione e il degrado dei terreni fertili stanno avendo un impatto devastante sull’agricoltura italiana, cancellando ogni anno cibo per un valore stimato di 1,2 miliardi di euro. È quanto denuncia Coldiretti, sulla base dei dati di Ispra, sottolineando come questo fenomeno comprometta la sovranità alimentare del Paese.
L’analisi di Coldiretti sui dati Istat rivela un quadro preoccupante: tra il 2000 e il 2020, la superficie agricola complessiva è diminuita di 2,7 milioni di ettari. Un trend che non accenna a fermarsi, come conferma l’ultimo Rapporto Ispra 2025, che registra quasi 84 kmq di nuove coperture artificiali, con un aumento del 16% rispetto all’anno precedente. Tra i principali responsabili di questa avanzata ci sono cantieri e impianti fotovoltaici a terra.
Le conseguenze non sono solo economiche. L’avanzata delle aree urbanizzate impedisce l’infiltrazione delle acque piovane, aggravando i rischi idrogeologici. Secondo Coldiretti, oltre il 90% dei Comuni italiani è esposto a pericoli come smottamenti e allagamenti. Per questo, l’associazione chiede con urgenza l’approvazione della legge sul consumo di suolo, ferma da tempo in Parlamento, e lancia un appello alle amministrazioni pubbliche per un cambio di rotta nelle città, dove il verde urbano copre ancora una quota marginale delle superfici.

TEA4IT: la ricerca italiana per colture più forti e di qualità
Mentre la terra coltivabile diminuisce, la ricerca scientifica lavora per rendere più efficiente e resiliente l’agricoltura. In questo contesto si inserisce il progetto “TEA4IT“, finanziato dal MASAF (Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste) con un investimento di 10 milioni di euro e coordinato dal CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria).
L’iniziativa riunisce dieci importanti strutture di ricerca italiane con l’obiettivo di sviluppare piante più resistenti e di alta qualità attraverso le Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA), note a livello internazionale come New Genomic Techniques (NGT). Queste tecniche permettono di replicare i processi di selezione naturale in modo molto più rapido e preciso.
Il progetto è già operativo con le prime sperimentazioni in campo su colture strategiche per l’Italia, tra cui:
- Pomodoro resistente a piante parassite come l’orobanche.
- Melanzana a ridotto imbrunimento e senza semi.
- Riso resistente alla malattia del brusone.
- Vite resistente a peronospora e oidio.
L’obiettivo, spiega il CREA, è duplice: migliorare la resistenza delle piante ai patogeni e garantire produzioni di alta qualità, tutelando al contempo l’autonomia della ricerca pubblica. Il tutto avviene in un contesto normativo europeo in evoluzione, che punta a creare un quadro di regole chiare per sostenere l’innovazione e la competitività del sistema agroalimentare.

Il rispetto per il pianeta inizia nel piatto: no agli sprechi di cibo e acqua
Se da un lato si lavora per produrre meglio, dall’altro è fondamentale ridurre gli sprechi. Secondo gli ultimi dati dell’osservatorio Waste Watcher International, solo in Italia ogni anno finiscono nella spazzatura alimenti per un valore di oltre 7 miliardi di euro, con uno spreco pro-capite di circa 554 grammi a settimana.
“Rispettare il pianeta ed essere sostenibili a tavola significa non sprecare cibo o acqua“, sottolinea lo chef Matteo Vergine, il cui ristorante Grow è stato premiato con la Stella Verde Michelin per il suo impegno nella sostenibilità. Secondo lo chef, gran parte dello spreco deriva da cattive abitudini, come scartare parti di alimenti considerate “non nobili” o semplicemente dimenticare il cibo in frigorifero.
La sostenibilità, tuttavia, è un valore sempre più ricercato anche dai clienti. Una ricerca di YouGov per TheFork rivela che per il 75% dei consumatori l’impegno ambientale di un ristorante è un fattore importante. Lo chef Vergine e suo fratello Riccardo, nel loro ristorante, hanno messo in pratica una filosofia a “rifiuti zero”: abolizione della plastica, cotture solo su brace o a induzione con energia verde, e soprattutto la valorizzazione di ogni parte della materia prima. “Della materia alimentare non buttiamo niente“, affermano, dimostrando come anche gli “scarti” possano diventare ingredienti per piatti stellati, mentre ciò che non è più edibile viene usato per arricchire la terra del loro orto.


Devi effettuare l'accesso per postare un commento.