Life Muscles: l’economia circolare che protegge il mare e rinnova la mitilicoltura

cozze in calza

La mitilicoltura è un esempio di produzione a basso impatto. Tuttavia, nasconde un problema ambientale significativo: l’inquinamento causato dalle calze in polipropilene utilizzate dai vivai. Così nasce LIFE MUSCLES, un progetto che tiene al centro la riduzione delle plastiche in mare e l’introduzione di materiali biodegradabili e compostabili, sperimentate in Puglia e Liguria per rinnovare il settore attraverso l’economia circolare.

Grazie a un impianto mobile di riciclo, sono già state trattate quasi 100 tonnellate di polipropilene, la plastica con cui vengono realizzate le reti tubolari (calze) dove i mitili crescono fino alla taglia commerciale. Cento tonnellate che non finiranno in discarica, in mare o sulle spiagge, ma che tornano a nuova vita come materia prima seconda, pronte a diventare nuove reti, evitando così l’uso di polimero vergine. Accanto al riciclo, la produzione di 26 tonnellate di calze in biopolimero biodegradabile e compostabile apre la strada a una mitilicoltura dove ogni materiale può essere recuperato o reintegrato nel ciclo naturale.

Un impianto mobile di riciclo per ridurre l’impatto del polipropilene

La mitilicoltura è tra le produzioni più sostenibili: le cozze filtrano naturalmente l’acqua, non richiedono antibiotici e producono pochissima CO₂ (0,137–0,252 kg per chilo contro oltre 20 per la carne bovina). Inoltre, contribuiscono al sequestro di anidride carbonica e al miglioramento della qualità delle acque. Tuttavia, l’impatto delle calze in polipropilene, spesso disperse in mare, rimane un problema rilevante per l’inquinamento degli ecosistemi marini e la formazione di microplastiche.

calze in plastica per la mitilicoltura

L’impianto mobile di riciclo, progettato da Legambiente e Rom Plastica e testato a Cagnano Varano (Foggia) dalla Società Ittica Del Giudice, consente di intervenire direttamente in aree portuali, riducendo i trasporti e facilitando agli allevatori di cozze il conferimento dei rifiuti. Allestito in un container, tratta fino a 300 chili di calze al giorno tramite triturazione, lavaggio con acqua di ricircolo e asciugatura. Le particelle plastiche ottenute vengono rilavorate per realizzare reti riciclate, messe nuovamente a disposizione dei mitilicoltori. Il polipropilene riciclato possiede le stesse proprietà meccaniche e chimiche di quello vergine, come dimostrato dalle analisi del Dipartimento di Chimica dell’Università La Sapienza di Roma.

Il riciclaggio del polipropilene garantisce, inoltre, un risparmio del 25–30% sui costi di acquisto e smaltimento, offrendo ai mitilicoltori un vantaggio economico concreto e un incentivo al cambiamento.

Costruire una filiera circolare: una sfida collettiva

Il sistema, sperimentato in Puglia e Liguria, ha dato vita a una rete nazionale che coinvolge imprese, enti di ricerca e istituzioni, con incontri e seminari in varie regioni italiane. Dopo Marche, Abbruzzo, Emilia-Romagna, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Campania e Sardegna, l’interesse è cresciuto anche all’estero, con Croazia, Slovenia e Francia pronte ad accogliere l’impianto.

La vera sfida è costruire una filiera circolare, o Circular Supply Chain Management, che coinvolga tutti gli attori presenti: i mitilicoltori nel recupero delle calze, le autorità locali nella semplificazione delle procedure, i produttori di reti nel riuso del polimero riciclato, la grande distribuzione organizzata nella promozione del prodotto sostenibile e i consumatori nella scelta di acquisti consapevoli.

ragazzi che monitorano l'impatto della plastica sulle coste

Microplastiche e sicurezza del prodotto

Parallelamente al riciclo delle retine in polipropilene, sono state sperimentate retine in biopolimero biodegradabile e compostabile. Sono sviluppate da Novamont, distribuite e promosse dall’Associazione Mediterranea Acquacoltori, e già ampiamente usate nei vivai della Cooperativa Mitilicoltori Associati della Spezia. I test hanno confermato la buona resistenza del materiale e la continuità produttiva, avviando nuovi cicli di allevamento sostenibile.

Grazie all’Università di Siena, sono stati condotti studi sulle microplastiche in acqua e nei mitili allevati: i risultati indicano che, a medio termine, l’uso di calze in polipropilene o biopolimero non altera lo stato eco tossicologico delle cozze, mentre le concentrazioni di microplastiche risultano in linea, o inferiori, alla media del Mediterraneo.

I muscoli (così si chiamano in Liguria) allevati con queste calze sono stati commercializzati a marchio LIFE MUSCLES. Da aprile 2025 sono state vendute 83.000 confezioni da 1 kg nella Grande Distribuzione Organizzata.

Il progetto europeo LIFE MUSCLES rappresenta un cambiamento concreto con ricadute economiche e ambientali positive. Come evidenzia lo studio dell’Università di Bologna, una corretta informazione e il supporto delle associazioni di categoria possono favorire l’adozione di soluzioni vantaggiose per l’intero comparto.

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«Oggi si conclude un progetto importante e fortemente innovativo che apre interessanti prospettive nella filiera della mitilicoltura. Un percorso intenso di ricerca, sviluppo, collaborazione e sperimentazione – dichiara Giorgio Zampetti, Direttore Generale di Legambienteche lascia in eredità nuovi strumenti che possono davvero rendere più sostenibile questa attività in Italia e in Europa».

«La mitilicoltura rappresenta un pilastro dell’economia ittica del mare Adriatico – sottolinea l’Assessora all’ambiente del Comune di Rimini, Anna MontiniIl modello innovativo messo a punto con questo progetto, a partire dal riciclo del polipropilene, passando alla produzione e sperimentazione di reti in biopolimero, può offrire benefici rilevanti anche alla nostra regione.»

Fonte: comunicato stampa

E-cology.it