L’Italia, nonostante le abbondanti piogge, affronta una crisi idrica strutturale. Inefficienze e gestione frammentata minano la resilienza del sistema idrico nazionale, evidenziata da un confronto preoccupante con gli standard europei. La gestione dell’acqua diventa un appello urgente ad un uso più consapevole e sostenibile.
Quale è lo stato di salute del sistema idrico italiano
Nonostante l’abbondanza di precipitazioni annue, dieci volte superiori al consumo, il sistema idrico italiano si presenta complessivamente fragile, soggetto a crescenti periodi di stress e caratterizzato da inefficienze lungo l’intera filiera. Il tema è stato al centro del dibattito – promosso da Bain & Company in collaborazione con Comin & Partners – tenutosi a Roma, a cui hanno preso parte le principali aziende del settore e i rappresentanti istituzionali chiave per l’ecosistema idrico italiano. Quattro elementi meritano particolare attenzione:
- le perdite superano il doppio della media dell’UE
- i consumi pro-capite superano la media dell’UE del 35%
- solo il 5% dell’acqua depurata è destinato al riutilizzo, rispetto al 20% della media dell’UE
- il prezzo dell’acqua potabileacqua potabile è del 30% inferiore rispetto alla media UE e le tariffe di autoprelievo agricolo/industriale (ca. 0,04 €/m3) sono inadeguate a stimolare comportamenti virtuosi di consumo
Consumo idrico per settore
Risulta dunque imprescindibile analizzare il settore nella sua completezza, considerando che il comparto agricolo rappresenta il 55% dei consumi, seguito dal settore industriale con il 25%, mentre il comparto civile pesa solo per il 20%. L’eterogeneità tra i 7 bacini idrografici e i ricorrenti picchi stagionali, sono i principali problemi da affrontare, con il distretto Padano che emerge come il più critico, con precipitazioni insufficienti a coprire i consumi finali e il deflusso ecologico del bacino.
Rischi e sfide per il futuro del settore idrico
Le criticità attuali – e quelle future, in assenza di interventi adeguati – derivano da un settore complesso e frammentato, che coinvolge numerosi differenti attori, sia a livello locale sia nazionale, ed è soggetto a una regolamentazione da sempre focalizzata principalmente sugli usi civili, che coprono appena il 20% dei consumi totali. Ad aggravare la situazione c’è il rischio legato ai cambiamenti climatici che, con il continuo incremento delle temperature, renderà questa risorsa ancora più scarsa e preziosa, unitamente all’aumento dei consumi (al 2050 previsto in crescita dell’8%) e la riduzione dei deflussi idrici (-7% al 2050).
Come far fronte alla carenza idrica
Bain & Company stima che il bilancio idrico complessivo si ridurrà di ben 12 miliardi di metri cubi, pari al 34% degli attuali consumi nazionali, con un costo della mancanza di risposte adeguate pari a 40 miliardi di euro l’anno. Per far fronte al crescente deficit idrico, è necessario un incremento di investimenti pari a circa 60 miliardi di euro.
Per accelerare invece gli interventi nel breve-medio termine, è necessario abbattere barriere storiche attraverso interventi mirati di adeguamento normativo e semplificazione dei processi autorizzativi, superando limiti e carenze con l’introduzione di nuovi incentivi e strumenti di finanziamento.
In conclusione, sono necessari il contributo urgente e uno sforzo condiviso da parte di tutti gli stakeholder del settore, per definire priorità, responsabilità reciproche e azioni di un percorso che deve essere contemporaneamente rapido e mirato.
Fonte: comunicato stampa

