La transizione ecologica accelera il passo e si consolida come il vero motore occupazionale del Paese, ma si scontra con un divario geografico e formativo tra la domanda delle imprese e l’offerta di lavoratori che appare sempre più difficile da colmare.
Nel 2025 le imprese italiane hanno programmato 1.950.210 entrate di Green Jobs, il 33,6% del totale: una su tre. Nel 2024 erano 1.891.990, il 33,3%. Una spinta trainata da una platea del 57,2% di aziende che investono sulle competenze ecologiche e che, da sole, arrivano a generare il 74,9% dei contratti di lavoro complessivi a livello nazionale, contro il 73,3% del 2024.
Eppure per oltre la metà di queste posizioni aperte, pari al 53,4% dei casi, le aziende dichiarano di fare fatica a trovare i candidati; evidenziando un divario di ben dieci punti percentuali rispetto alle professioni non green, dove la difficoltà di reperimento si ferma al 43,7%.
Lo indicano i dati del Sistema di monitoraggio Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, diffusi questa mattina in occasione del Tavolo nazionale sui Green Jobs a Ecomondo 2026.
Al Tavolo, presieduto da Marco Gisotti, direttore di Green Factor e coordinatore del Progetto “Green Jobs & Skills” di Ecomondo, hanno partecipato anche Unioncamere, Asvis, Dintec, Cna, Conai, RUS (Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile), Università di Tor Vergata, Almalaurea, l’Osservatorio per la formazione green di IUL, Confindustria Moda, Federmeccanica, Federchimica-Assobiotec, SFC Confindustria, Sistema ITS Emilia Romagna.
«I dati confermano che la transizione ecologica non rappresenta più una tendenza passeggera, ma la vera spina dorsale della nostra economia – dichiara Alessandra Astolfi, Global Exhibition Director Green & Technology division di Italian Exhibition Group Spa -. Quasi due milioni di assunzioni programmate, pari a un terzo del fabbisogno nazionale, certificano che la sostenibilità è ormai una scelta industriale strutturale. Ad Ecomondo vediamo ogni giorno le tecnologie più avanzate per la circolarità e l’efficienza, dall’ecodesign al recupero degli scarti nei settori chiave del Made in Italy come il tessile. Tuttavia, queste innovazioni rischiano di frenare senza un capitale umano all’altezza. Il nostro impegno come piattaforma fieristica e di confronto è proprio quello di fare da ponte tra le eccellenze industriali, il mondo della formazione e le nuove competenze, aiutando il sistema produttivo a superare quel collo di bottiglia che oggi lascia scoperte oltre la metà delle posizioni aperte».
La difficoltà, infatti, è più alta dove la richiesta di Green Jobs è più elevata e specialistica. Gli artigiani e operai specializzati sono il gruppo più ampio, con 751.900 entrate, e per il 63% di queste le imprese non trovano personale. Tra i tecnici del risparmio energetico e delle rinnovabili la quota sale al 94,2%. Per gli idraulici e posatori di tubazioni di gas è del 77,3%, per gli elettricisti nelle costruzioni civili del 72,1%. Il motivo principale è la mancanza di candidati.
Questo scenario si inserisce in una fase di profonda evoluzione del mercato, dove l’attitudine al risparmio energetico e alla sostenibilità ambientale è richiesta per il 79,8% delle entrate complessive, con grado elevato nel 39,6% dei casi. Mentre la capacità di gestire prodotti e tecnologie green riguarda il 58,8% delle assunzioni.

Nei Green Jobs le competenze verdi si accompagnano a quelle digitali. Tra le professioni intellettuali, scientifiche e specialistiche, le competenze digitali di elevata importanza sono richieste nell’88,8% dei casi e l’uso di tecnologie digitali per automatizzare i processi nel 46,6%. Tra le professioni tecniche le quote sono del 73,6% e del 27%.
Un focus specifico è stato dedicato al comparto del tessile, abbigliamento e calzature dove le entrate programmate sono 95.270, di cui 22.390 Green Jobs (23,5%). La difficoltà di reperimento è del 55%, otto punti sopra la media dell’economia (47%). Tra le imprese tessili che investono in green, l’81,6% lo fa per ridurre scarti e consumi. Tra quelle che fanno formazione, il 40,6% organizza corsi sulla transizione ecologica e il 40,8% sulla digitalizzazione.
Per sarti, tagliatori artigianali, modellisti e cappellai le entrate sono 13.370. Il risparmio energetico è necessario nel 75,6% dei casi, la gestione di tecnologie green nel 57,8%, e la difficoltà di reperimento è del 56,8%. Il profilo che unisce di più verde e digitale è quello dei diplomati ITS Academy del Sistema Moda: su 2.890 entrate, il risparmio energetico è richiesto nel 92% dei casi e le competenze digitali nell’81,7%. Il 75% è difficile da trovare, contro il 57,3% medio degli ITS Academy.
«Quello che emerge chiaramente è l’urgenza di governare la “Twin Transition”, ovvero l’ibridazione tra competenze ecologiche e innovazione digitale – spiega, infine, Marco Gisotti, Direttore scientifico di Green Factor e Coordinatore del Progetto “Green Jobs & Skills” di Ecomondo -. Un green job oggi non è più soltanto una figura legata alla tutela dell’ambiente in senso tradizionale, ma un professionista in grado di gestire macchinari 4.0, intelligenza artificiale applicata ai processi ed economia circolare. Attraverso il progetto Green Jobs & Skills di Ecomondo abbiamo messo in luce proprio queste nuove figure poliedriche e dare voce alle professioni del futuro, coinvolgendo il mondo della formazione attraverso il partenariato con Unioncamere che ci fornisce i preziosi dati del monitoraggio Excelsior sul mercato del lavoro, la RUS, la Rete delle università per lo sviluppo sostenibile, e Asvis. dimostrando ai giovani che formarsi su queste competenze significa costruirsi una carriera solida, dignitosa e necessaria per il cambiamento del Paese.»

La proposta di un “Green Jobs Bonus”
Il professor Valerio Ficari dell’Università di Tor Vergata, infine, ha presentato la proposta di un “Green Jobs Bonus” per incentivare le imprese a migliorare le proprie performance ambientali. La leva fiscale sosterrebbe non solo gli investimenti materiali, ma anche le assunzioni e la valorizzazione delle competenze. Sul piano retributivo, la proposta prevede di ampliare la detassazione dei premi di produttività. L’attuale imposta sostitutiva Irpef del 5% considera efficienza e innovazione, ma non si esprime sugli obiettivi di sostenibilità e transizione ecologica. Sarebbe quindi utile integrarli anche solo attraverso un decreto ministeriale che definisca criteri e misure ammissibili. Si propone inoltre di rivedere i limiti reddituali di accesso all’agevolazione, così da evitare disparità tra lavoratori che contribuiscono agli stessi risultati ambientali. Il bonus potrebbe includere anche voucher aziendali da utilizzare presso operatori sostenibili, favorendo la domanda di beni a basso impatto ambientale.
I vincitori del concorso GREEN JOBS & SKILLS – STORIE DI ALTERNANZA: BEST FUTURE VISION
Al termine del tavolo sono stati premiati i sette istituti superiori che sono risultati vincitori del concorso GREEN JOBS & SKILLS – STORIE DI ALTERNANZA: BEST FUTURE VISION di Unioncamere ed Ecomondo, destinato alle scuole che hanno saputo rappresentare con un video i migliori progetti di PCTO dedicati all’economia circolare: I classificato l’Istituto Tecnico Economico Vittorio Bachelet – Ferrara; II classificato l’Istituto Istruzione Superiore E. Fermi – G.Filangieri, Latina (LT), II classificato, ex aequo, il Liceo “Chiabrera-Martini”, Savona (SV), e l’Istituto Tecnico Economico “Carlo Matteucci”, Forlì (FC); menzione speciale per l’Istituto Tecnico Economico “Carlo Matteucci, Forlì (FC), l’Istituto Tecnico “Grazia Deledda”, Lecce (LE) e l’Istituto Istruzione Secondaria Superiore Ferraris-De Marco-Valzani, Brindisi (BR).
Fonte: comunicato stampa


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